Che sia una bella Festa!

Mi allontano per il Veneto dove vive e lavora il mio secondo figlio. Elena, la ragazza, vuol mostrarci le bellezze di quella terra alacre. Forse visiterò questa abbazia longobarda che si trova a Sesto al Reghena…

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Inoltre l’abbazia di Summaga, con una puntata a Padova e a quanto il meteo permetterà! Con queste bellezze auguro a tutti, passanti, conoscenti e amici una Festa del cuore


Dalla “mia” penna

Achille Vianelli 1803-1894-Posillipo

Apro questo post con una tela di Achille Vianelli della scuola di Posillipo, corrente da me amata.

Mi allontano per una decisa di giorni alla volta del Veneto dove vive ( e si sposerà il 25 aprile) il mio secondo pargolo.

Mantengo la promessa fatta nel post precedente e lascio un breve incipit tratto dal mio romanzo in cantiere che non ha ancora un titolo. Voi come lo chiamereste?
Si era svegliato presto quella mattina. Gli orci andavano controllati con minuzia uno ad uno come dopo ogni fortunale; Pasquale, il suo mezzadro, cinquantatrè anni ben portati, glielo avevo ricordato puntualmente, tanto era preoccupato.
Angelo si diresse verso il lavabo.
Poche cose gli erano tanto care come la toletta mattutina e quella catinella di zinco smaltata e candida che lo aspettava insieme al rasoio per sbarbarsi, regalo di suo nonno Domenico. Ricordava bene quando glielo aveva dato; si era di luglio e due timidi peli gli si erano affacciati all’altezza del mento pochi giorni prima. Le ginestre coloravano crinali e vallate come tutte le stati. “E’ tuo”, furono le uniche parole: suo nonno era un uomo taciturno, ma sapeva con i gesti affettuosi trasferire i sentimenti.
Aprì davanti a lui l’involucro lentamente per assaporarne la sorpresa: era un’ abitudine che non avrebbe mai perso. Avrebbe adorato sempre aprire lentamente i regali, desideroso di allungare il piacere del dono.
Il manico scuro di osso era grande per le sue mani di ragazzo, ma lo adoperò lo stesso per la gioia del nonno, la mattina seguente. Poi l’aveva riposto quel dono che gli era sembrato importante,troppo, per la sua età.
Bastarono pochi anni perché cominciasse a servirsene abitualmente e con esso del sapone alla lavanda che veniva fabbricato dalle domestiche con i fiori dell’orto.
Timo, menta, salvia erano con la lavanda state piantate dalla domestica anni prima e ora prosperavano, forti dei fiori pastello in primavera. Le effluvi nell’aria tradivano la loro presenza anche a distanza. Varie volte in paese furono chiesti ramoscelli per adornare i banchetti delle spose o per una festa di fidanzamento.
“Don Angelo, pozzo trase?”. Entrò prima la brocca poi lei tanto era sproporzionato l’oggetto di zinco. Concetta, 26 anni portati male, lavorava da loro grazie ad una raccomandazione del prevosto.
Rimasta orfana di madre, la ragazza minuta e taciturna, aveva bisogno di una occupazione che portasse nelle magre tasche della famiglia qualche carlino.
E gli Zoccoli era adusi ad aiutare i paesani e a fare beneficenza. A Sacco erano ammirati e benvenuti.


Once upon a time

Da un paio di mesi vado scrivendo un romanzo storico che ha come scenario l’Unità di Italia. Vista dal Cilento, però. Ad incoraggiarmi in questa direzione, ardua lo confesso, sono alcuni dati degli antenati di mia suocera che abitavano nella casa dove vivo. La trisavola, per la precisione, era una nobile, nipote del Governatore del Real Sito di Persano.

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Oggi vi è dislocato una battaglione del nostro esercito, ma nell’ 800 Persano era sinonimo di caccia per il Re che vi aveva fatlo costruire una piccola reggia. In alto ne vedete foto.

I protagonisti della mia storia, donna Marianna De Sajis e suo marito Angelo, militano per i due opposti schieramenti. Lei è lealista come si può intuire, lui liberale. Ho provato ad immaginare il loro stato d’animo dinnanzi agli eventi tumultuosi di quel 1860. Mi sono servita di dati biografici presi all’Archivio di Stato, diversi anni fa e ho cucito una trama che passa dalla microstoria alla macrostoria. Per inoltrarvi in questo mondo per me fascinoso, lascerò presto l’incipit del romanzo. Ho introdotto riti, eventi locali, filastrocche e piatti tipici che si consumavano all’epoca..

La mia narrazione veleggia verso pagina 80..chissà se piacerà…


Dalla Sicilia con furore

Francesco Lonatro, creatore del filmato, è un diciottenne palermitano. E’ nipote di Raffaella, una cara amica conosciuta grazie al web; lei mi ha segnalato il video. Del lavoro mi è piaciuta la scelta del bianco e nero e la poesia che attraversa le immagini…


Made in Naples

Nel post precedente è stata iniziata una piacevolissima conversazione su Roma e i suoi cambiamenti, non sempre in meglio. Vi invito a leggerla.
Tra i commenti ho avuto il piacere di ricevere un video dove Murolo canta una canzone che non conoscevo. La rilancio ora, ringraziando Federica Garofalo per questa perla.


Una chicca

Su Face book la mia carissima Luciana ha pubblicato un video per me interessante e godibile con filmati di repertorio. E’ un piacere, pertanto, condividerlo con chi passa e con gli amici.
Nel lavoro il testo e la voce appartengono al marito, Giovanni Baldaccini.Il montaggio lo ha curato la stessa Luciana Riommi.
Le foto son state prelevate in rete e appartengono all’Archivio Storico Capitolino; dalla rete vengono i filmati dell’Istituto Luce. Altre immagini sono state scansionate da libri della biblioteca personale di Luciana.


Un gioiello made in Naples

San Gregorio Armeno a Napoli è sinonimo di presepi. Ogni anno migliaia di visitatoti e napoletani affollano questa storia strada che, in origine si chiamava “plaetia nostriana” perchè San Nostriano, XV vescovo di Napoli, vi fece costruire terme per i poveri.
Ma desidero spendere due parole per la splendida chiesa omonima, volgarmente nota con il nome di chiesa di santa Patrizia.ChiesaSanGregorioArmeno1

Un motivo c’è: la chiesa serba le reliquie della santa, discendente dell’imperatore Costantino che nel IV secolo naufragò sulle coste della città, prendendo alloggio nell’antico convento basiliano, dove sarebbe morta il 13 agosto del 365.

Tra i vari gioielli che impreziosiscono la chiesa segnalo il soffitto a cassettoni di eccellente fattura. Creato nel 1580 dal pittore fiammingo Dirk Hendricksz, conosciuto anche come Teodoro d’Errico, gli fu commissionato della badessa del convento Beatrice Carafa.

I suoi scomparti con intagli dorati riportano tavole con la raffigurazione della vita dei santi le cui reliquie sono custodite nel complesso conventuale.


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