In questi giorni ho ascoltato una puntata de “La storia in giallo”, trasmissione Radio 3 che non è stata più riproposta e me ne spiace. In questa puntata si intraprende la conoscenza con una donna straordinaria:Lou Von Salomè, ispiratrice delle prime due parti di un’opera fondante, ossia Così parlò Zarathustra.
Rimando qui coloro che ne vogliono affrontare una conoscenza veloce.
Paul Rée,R.M. Rilke,Friedrich Carl Andreas, S. Freud sono i grandi uomini che la frequentarono, che la stimarono e la amarono. Alcuni chiamarono Lou La Grande Rivoluzione Russa nella vita di Nietzsche.
Chi era questa donna dal fascino irresistibile che riesce ad entrare nelle grazie, anzi, a far perdere completamente la testa, alle menti più illuminate del suo tempo?
Era una donna completamente diversa dallo stereotipo del tempo.Era bella? Stando alle fotografie che di lei ci sono pervenute, direi proprio di sì: alta, bionda, occhi stupendi e labbra indimenticabili, altera e soave, con una intelligenza inquieta, temeraria, con una cultura disordinata ma ampia e un temperamento eccezionale, accende passioni per allontanarsi quasi sempre ai primi guizzi di fiamma, attraente e pericolosa.
Il principe longobardo Gisulfo I (953-977) ordina la translazione del corpo di S.Matteo a Salerno. Ritrovati alla confluenza di due fiumi ( “ad duo flumina”) nel salernitano, i resti dell’apostolo dovevano per legge di natura attirare interessi ed attenzioni del potente di turno.
Non desidero ora specificare meglio un dato che ha fondamento storico quanto rimarcare il ruolo che, nel Medioveo in questo caso e non solo in quell’epoca, ossa,teschi e quanto altro di corporeo appartenesse ad un santo fosse oggetto di traffico e, cosa poco nota ai più, decretasse un ruolo politico di preminenza.
Per inciso,l’epoca aurea per il culto delle reliquie fu certamente il Medioevo.
Mete per stuoli di pellegrini furono, per questa ragione, i santuari che ospitavano le reliquie più venerate e conoscevano un commercio che oggi fa impallidire la Chiesa Madre di Pompei, S.Pietro a Roma ect ect.
La presenza di reliquie significava, per chi ne vantava il possesso, prestigio più protezione …a parte un accertato afflusso di denaro: mai come in questo caso “pecunia non olet”, il che non guasta mai!
Il podcast, sconosciuto ai più, permette di affacciarsi su programmi ( nel mio caso strettamente culturali) anche vecchi di qualche anno.
E’ il caso de “Il divano di Istanbul“ di Radio 2, raccontato alle 8 della sera da Alessandro Barbero, storico e scrittore italiano.Puntata dopo puntata ci si inoltra nell’ Impero Ottomano che non è la semplice storia dei Turchi; è un impero interrazziale, multietnico che va da Algeri a La Mecca, da Atene a Belgrado.
Raccontarne la storia significa affrontare la conoscenza di un impero che cresce e culmina nel 1453 quando Maometto II il Conquistatore si impadronisce di Costantinopoli.
Gli Ottomani domineranno i Balcani, Vicino Oriente, Anatolia ossia gli stessi paesi soggetti all’imperio di Roma.
Temuto rivale per l’Occidente quell’Impero che si genera come tribù nomadi che attraveravano le steppe e che, ad un certo momento del medioevo, si affacciarono nel mondo occidentale.
Temuto rivale, basti pensare a composizioni mozartiane (” Marcia Turca”) che sembrano voler esorcizzzare la paura dei Turchi.
Ma non è solo per questo.L’impero Ottomano è un rivale credibile come modello di cultura, di società, di convivenza religiosa.
Tra ‘600 e ‘700 tuttavia le cose cambiano: gli Ottomani verranno percepiti come sconfitti.
Quando realizzammo (con “Bellitalia” nel 2001 ) un servizio dedicato a questo gigante pochi ,fuori dalla Campania, ne conoscevano ancora la valenza.In verità pure dentro: si sa bene quanto i canali mediatici siano noiosamente ripetitivi, puntando i riflettori sempre sugli stessi soggetti, spesso copiandosi l’un l’ altro.
Ma se c’è ancora chi non conosce la Certosa più monumentale della Lucania occidentale può guardarsela qua in una bella puntata di “Passaggio a Nord-Ovest”. Basta cliccarci su.
( il “play” è dato ben visibile come pure lo “stop” con un bottone tra lo schermo e l’elenco delle puntate…)
Segesta è una collina fra terra e paradiso, riflette le Eolie e risucchia i profumi selvatici che risalgono da Alcamo, da Tindari; nel silenzio avvolgente e notturno ti par quasi di risentire i passi dei Troiani che per prima ne calpestarono il suolo; se solo chiudi gli occhi e lasci vagare la mente ti par d’essere attorniato dalle anime di chi al tramonto, di faccia al mare, sentiva suo, e se ne straziava, il dolore eterno di Edipo, di Antigone.
Da quando il mio passo è “inciampato” in questo passaggio de “Il libraio di Selinunte” una ridda di riflessioni e di emozioni si sono affastellate, soffiando sulla mia inesausta curiosità.
E così mi son messa a cercare quest’angolo di Sicilia..
Si va concretizzando in queste ultime ore le linee guida per un servizio di “Bellitalia” , Rai 3, a Benevento.
Merito di chi ha raccolto le mie dritte e dell’architetto Palmieri che ha curato il restauro della bella Chiesa di S.Sofia.
Alla riapertura della magnifica chiesa ho dedicato un lungo pezzo già inviato al settimanale.
Eccone solo un boccone..
Da pochissimo Benevento, la città sannita nata nel 268 a.C. come colona latina, si è riappropriata di un tassello della sua storia e di un luogo sacro.
Capita da quando son terminati i lavori di restauro della Chiesa di S.Sofia, con attiguo chiostro aggiunto nel XII secolo dall’abate Giovanni IV, e la città si è dotata di un sito dove fede e cultura “complottano” per adescare turisti e visitatori occasionali.
E pure i salernitani che arrivassero a carpirne il segreto con lo sguardo che abbraccia, al contempo, la storia e la Bellezza.
Per la cronaca, un nesso indissolubile (e poco noto ai più) lega la città sannita alla “Hippocratica civitas”, quella Salerno benedettina prossima per eccesso e per difetto all’Anno Mille, forte di un prepotente affaccio sul mare, multiaccessoriata tra fiumi, orti dei semplici, conventi, chiese ed ospedali, resa tale da un “milieu” che, se da un lato si giovava dell’esperienza filosofica greca di Elea, dall’altro respirava a pieni polmoni le rotte commerciali di Amalfi.
Parola di Sofia, o meglio , di S.Sofia, santuario nazionale di una stirpe longobarda dedicata alla Santa Sapienza (Haghia Sophia) ad imitazione della chiesa giustinianea di Costantinopoli.
E S.Sofia, naturalmente non manca nella nostra città.
Situato in piazza Abate Conforti, oggi ,quel luogo sacro edificato nel X secolo, è divenuto complesso monumentale polifunzionale ed utilizzato per eventi con frequenza da “guinness”.
Lanotizia è riportata dal suo sito. Per Alda è stato creato un film in uscita, dicono, per il 2009.
“Alda Merini- Una donna sul palcoscenico” con la regia di Cosimo Damiano Damato, prodotto da Angelo Tumminelli per la Star Dust International, con la partecipazione amichevole di Mariangela Melato ed il contributo fotografico di Giuliano Grittini.
Questa donna , scrittrice britannica di origine ungherese era una profomda conoscitrice del periodo tra i più travagliati della Storia francese. Ed è la creatrice di un personaggio, classico eroe orgoglioso, coraggioso e con “gli occhi che sciolgono il cuore” che a teatro ebbe il suo battesimo.
Poteva non incuriosire il mondo del cinema?? In realtà si tratta di un romanzo di appendice ma proprio per questo riscosse un successo notevole.
Le vicende del ciclo sono ambientate nel periodo della rivoluzione francese, quando Robespierre e gli altri membri del “Comitato di salute pubblica” seminavano il Terrore..[..].
Sfortunatamente per i tiranni, giunge in Francia una figura misteriosa a capo di una lega che si adopera per il benessere e la salvezza dei deboli, dei perseguitati e degli oppressi.
Questo enigmatico personaggio, acclamato dai nobili decaduti e dai “nemici della repubblica”, firma le sue imprese con uno stemma molto..[..].
Qua si può ascoltare in podcast una “tranche” del romanzo.
La visita a Benevento avrà un seguito e non solo per il mio ritorno a breve nella città sannita.
Ho allertato un collega in Rai sui Beni culturali che la città esibisce con anglossasone “understatement” così che non comprendi se ne è poco conscia o, al contrario, li cela perchè ammantata di una inusuale riservatezza.
Salerno è spazzata dal vento di mare e possiede un allure mediterraneo, ma segnata da un marcato peccato di provincialismo.
Benevento è chiusa, raccolta da cinta montuosa, espansa su direttrici spaziali negate geograficamente alla mia città, la “Hippocratica civitas” celeberrima nel medioevo per la Scuola Medica,nata come avamposto romano sul Colle Bonadies.
Da Benevento i longobardi superstiti, furono accolti da Arechi II nella mia città, ultima isola longobarda di Italia. Arechi II volle edificare S.Sofia di Benevento che sta ai longobardi come S.Vitale a Ravenna sta ai bizantini.
Streghe,novelle Ecati, notti di riti, noci e longobardi tutti insieme qui, nella patria del torrone. Il sito è dedicato a tre donne (Margarita Delaurino, Lisabecta De Megdiolano e Penta Guarnaza) arse sul rogo per stregoneria…
Unguento unguento, mandame alla noce di Benvento
supra acqua et supra vento et supre ad omne maltempo…
La “Janara” di Benevento creata dallo scultore belga Enguerran