Da quanto leggo è in atto un processo di interdipendenza tra storia e letteratura. Mi spiego meglio…
Ormai da tempo la letteratura sta occupando spazi sempre maggiori nel cuore della storia. Sebbene a modo suo, essa decodifica fatti e personaggi, evidenziando aspetti esistenziali laddove la storia pone l’accento su quelli filologici e memoriali. Per questo nuovo approccio è stato coniato un termine: “reviviscenza” . La nu0va modalità cresce grazie all’ indagine delle motivazioni profonde, dell’ambiente nel quale il personaggio si muove, degli aspetti caratteriali e perfino dei sentimenti, della quotidianità e dell’eros. Attuato con oculatezza e intelligenza, questo approccio conduce ad una sorta di rifondazione dei personaggi storici. Come si comprende bene tutto assume caratteristiche di maggior fascino rispetto al cumulo di date e di eventi.
A far scuola , manco a dirlo, è la Yourcenar con le sue “Memorie di Adriano”, opera che illustra questa tendenza in atto. Lo stesso discorso si può estendere ad ogni personaggio storico. Seguendo questo trend si riscopre Cicerone ( “Imperium” di Harris) e Galileo Galilei.
Se ci si inoltra nella vita giovanile di quest’ultimo si fanno scoperte interessanti.
Molto più vicino a noi è l’uomo in giovane età rispetto al Galileo vecchio, oppresso dall’Inquisizione, colpito da divieti e ammonimenti, ridotto in prigionia dalla Chiesa , quella tremenda macchina repressiva che seppe incombere sul XVI e XVII secolo. Un giovane in pieno periodo formativo che si andò definendo nella realtà sociale disincantata e gaudente che pullulava entro i confini del territorio Veneto.
Chi era il giovane Galileo? Di certo era un giovane uomo che cercava, ma nello stesso tempo appariva inclinato a quell’ interpretazione della vita che viene definita dai più epicurea. Ecco quanto ho scannerizzato da una rivista..
Era un giovane più che sensibile agli aspetti sensoriali, libertini e mondani del cosiddetto vivere…[..]. Il giovane Galileo (ventottenne), giunto a Padova provenendo da Pisa, nel 1592, su una modesta carretta – nella quale ha sistemato in un solo tutti i suoi averi – viene invitato dall’umanista Gianvincenzo Pinelli a partecipare ad “magnifica cena di pesce” durante la quale conoscere varie personalità dell’elite padovana, i funzionari della Repubblica che soprintendono all’Università; nonché un ospite illustre, il compositore Claudio Monteverdi. Non sa quale dono portare al suo anfitrione, e il problema è aggravato dal fatto che il giovane scienziato semplicemente ha le tasche vuote. Galileo si reca nello splendido mercato di Padova, presso il quale (esattamente nella Sala della Ragione, luogo operavano i Tribunali), si apriva forse il più antico “centro commerciale” del mondo, dato il numero di botteghe del più diverso genere esistenti nei corridoi del piano terra. 1 parte