Ho letto un breve saggio di Franco Ferrarotti e mi è parso così ben congeniato ed interessante che ne ho voluta la scansione. Lo pubblico in due o più “tranche”.
” L’ uomo dell’umanesimo recupera l’equilibrio che fu già dei classici: med én àgan; ne quid nimis.
E’ disposto a sacrificare la vitalità alla serenità. Una virtù che riesce difficile alla società industrializzata. Per questa società la morte non è né scandalo né passaggio a miglior vita. Viene derubricata e svilita a mero incidente tecnico. Si è tornati all’ homme machine di de la Mettrie. Il corpo viene riparato con appositi pezzi di ricambio: espianti, trapianti, impianti.
Ciò che alla società industrializzata insopportabile è il senso del limite, che all’individuo come alla collettività la morte impone. Può darsi che l’etimologista Giovanni Semeraro abbia ragione e che fino ad oggi i filosofi si siano sbagliati e che gli stessi Platone e Aristotele abbiano capito male, intendendo l’àpeiron come l’illimitato mentre altro non vorrebbe dire che “terra”, “polvere”, “fango”. E’ curioso però che lo stesso autore, nel ponderoso dizionario della lingua greca (presso Leo S. Olschki,Firenze, 1994), alla voce “apeireisiòs” dia come significati essenziali i seguenti: “senza limite, senza divisione, infinito, immenso, innumerevole”.
“La società industrializzata,come società in radice cronofagica e panlavorista,iperproduttivistica e protesa verso il futuro,tendenzialmente immemore del passato, non riesca a darsi ragione della morte. Non l’accetta. Nel migliore dei casi, può subirla. Ma è chiaro che, malgrado i numerosi, spesso mirabolanti progressi delle biotecnologie e in particolare della biogenetica, alla morte non ci è dato sfuggire. Si può aumentare la longevità, vincere certe malattie già considerate incurabili e il cui nome si osava pronunciare solo a bassa voce. Ma ecco che altri malanni si affacciano, fanno la loro inattesa e non proprio augurabile comparsa. Per un cancro che se ne va, ecco un AIDS che se ne viene.”
La morte secondo Ferrarotti
Settembre 19, 2007 di marzia
Qualcuno dice che senza la morte, la vita non avrebbe senso. Ma sinceramente, se c’è una cosa che non sopporterei è dover lasciare a metà qualcosa, non riuscire a portarla fino in fondo, a conclusione. I discorsi interrotti, non fatti. Le parole che avrei voluto dire. Dover interrompere qualcosa. Andarsene col rimpianto: ah se avessi fatto, se avessi detto…il non diventare ciò che si è, per dirla con Nietzsche: progetto incompiuto irrealizzato, che lascia dietro di sé solo il ricordo – forse persino un po’ ambiguo – di ciò che avrebbe potuto essere, di una brillante promessa che è rimasta tale e nulla più, albero che non ha dato i frutti sperati, perché non ha fatto in tempo a fiorire, come un libro che avrei voluto scrivere ma che è rimasto a metà, o solo un buon proposito continuamente rimandato come l’ultima sigaretta di Zeno.
Sì è proprio l’idea stessa dell’incompiutezza, del dover smettere, del lasciare a metà che non mi piace. La trovo un’idea terribile.
Tornerò con calma. La stanchezza mi farebbe scrivere o corbellerie o superficialità. Il post, e tu, non lo meritate.
E’ proprio nella distanza tra aumento della quantità di vita-tempo a disposizione, provocato dal nostro modo di produzione, e il limite della morte come insuperabile che rende inaccetta l’idea di morte.
è logico che non riusciamo a vincere la lotta contro la morte, cosa ci rimarebbe da combattere se riuscissimo a sconfiggere anche la morte?
di ferrarotti avevo dovuto studiare un libro all’università e l’avevo detestato. poi lo reincontrai al maurizio costanzo show e mi parve proprio un deficiente. bastano due indizi su due per farsi un pregiudizio o dovrei continuare ad insistere? con divergente rispetto. absinth.
“Ma è chiaro che, malgrado i numerosi, spesso mirabolanti progressi delle biotecnologie e in particolare della biogenetica, alla morte non ci è dato sfuggire.”
E’ ovvio che la scienza ci promette cose che non potrà mai realizzare… è prodotto dell’uomo.
La risposta a ciò non si trova nella scienza, ma altrove, nel sentire, nella fede.
Adonai
Apolide
Beato chi sente la sua voce, Apolide.
L’oggi necessita di un sentire a prova di fuoco.
O di un fuoco che ti brucia e ti incenerisce quasi, dal quale risorgere…
Adonai
Apolide