Mi sono imbattuta casualmente in una realtà che merita attenzione per almeno un paio di buoni motivi. Innanzitutto si occupa di bambini lontani miglia da noi, della loro istruzione, della loro salute. E,poi, perchè l’ha voluta un giovane imprenditore del salernitano, Pasquale Coppola. E’ uno slogan un pò abusato che gli italiani siano un popolo di santi , navigatori e poeti. Osservando queste iniziative ci accorgiamo quanta creatività e santa passione nascondano.
Dietro “Trame Africane” , per esempio, c’è questo , ma anche intraprendenza, voglia di cambiare uno stato di cose iniquo che penalizza i bambini, il più delle volte.
Nata nel 2001, l’Associazione si avvale della collaborazione di imprenditori e professionisti. Ne è responsabile appunto Pasquale Coppola, un giovane imprenditore di Scafati con la consapevolezza di essere un fortunato, di dover dare a chi ha meno di lui. Pasquale ha fatto suo il proverbio cinese: “se qualcuno ha fame non regalargli il pesce ma insegnagli a pescare”. Il motto della Associazione ne racchiude perfettamente intenti e finalità. Così allorquando interviene offre nuove strutture, conoscenze e competenze, migliorando le condizioni igienico-sanitarie, il che non è affatto poco. Il lavoro di “Trame Africane” lievita se si considera la sua azione in campo scolastico, la creazione di opportunità di lavoro, di formazione di figure professionali, di corsi di promozione sociale e di prevenzione. L’Associazione, con sede nella Pompei della Madonna, è tesa a realizzare le condizioni per uno sviluppo sostenibile, ma non si ferma all’assistenzialismo: l’Ente promuove l’autonomia. Questo da circa sette anni, da quando Pasquale Coppola ha conosciuto amici animati dal suo stesso desiderio.”Trame Africane” sembrava un’utopia. Ora è una realtà in crescita.
Il giovane e volenteroso imprenditore di Scafati si è proiettato in questa avventura con tutto se stesso, animato dalla consapevolezza di non poter più tornare indietro: “regalare la speranza è una cosa bellissima, ma deluderla sarebbe una cattiveria troppo grande”.
Sembra che l’impegno in realtà così lontane dalle nostre dia più segni concreti di cambiamento che non qui da noi, dove ogni iniziativa viene mortificata dall’indifferenza, dall’affarismo, dall’egoismo utilitaristico. Dall’incapacità di credere in un progetto di cambiamento effettivo.
Mel
Vero Mel, e io ne ricevo continua riprova. Ma com’è che ci siamo tanto imbarbariti?