Per esplorare il Sannio – giacchè di questo si tratta – bisogna insediarsi a Benevento e considerarla un campo-base. La capitale della provincia sannita è una sorta di faro. I suoi raggi si allungano in tutte le direzioni. Rassomigliano a un ostensorio. Ma per intendere meglio l’antica e drammatica storia ( o lezione) di Benevento conviene lasciarla come ultimo approdo, perché Benevento è il riassunto del Sannio. La contiene e conclude come un globo con in cima un diadema risplendente. Così Domenico Rea ( autore noto ai più per il romanzo”Ninfa Plebea” che ha conosciuto una felice trasposizione cinematografica) principia un rèportage del territorio sannita. In questo apporto lo scrittore partenopeo trapassa come una freccia acuminata il territorio e ce lo restituisce con la sua ben nota “vis” poetica.
Per legge di natura, il rèportage doveva attirare la mia attenzione.
Per Rea, Benevento e l’hinterland sono come la Svizzera, una sorta di “stato cuscinetto”. L’area è autonoma e riservata con le sue leggi, le sue tradizioni e i suoi comportamenti.
Dell’ effervescenza estroversa napoletana in questi luoghi non si riviene traccia. Benevento è calata nel silenzio; il suo è sempre un parlare discreto e meditato. Napoli ha risvolti orientali. Benevento ha il suo ago puntato a nord. Caserta e Falerno sono bagnate da una luce acquosa, meridionale, che a Benevento e sul Sannio si fa cristallina. L’uomo e la donna delle altre province gestiscono. Nel Sannio hanno un fare ieratico.I Campani son calati nel presente. Del passato, conservano stracci di ricordi. Ma i Sanniti sono ancora sanniti.
E più avanti, sempre Rea dichiara a buon diritto, essi potrebbero pretendere di formare la Regione Beneventana.