About Salerno

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Facciata del quadriportico Duomo di Salerno

Salerno si sta giocano la carta del turismo culturale.

Bene o male lo dirà la storia…
Nell’itinerario cittadino non può mancare una visita alla poderosa Cattedrale dedicata a San Matteo, patrono veneratissimo come si può immaginare. Nell’  immagine in alto si nota il “panno di San Matteo”, alzato ( come si dice in gergo) un mese prima delle celebrazioni ufficiali, ovvero il 21 di agosto (il patrono la città lo celebra con solenne processione il 21 di settembre).
Accenno solo ad uno dei monili di marmo del Duomo, voluto da una famiglia che unisce Campania e Toscana in un filo misconosciuto.

Sulla sinistra, a cornu evangeli, è collocato l’ambone Guarna del 1180 che, finemente decorato con mosaici e sculture, fu donato da Romualdo Guarna, come è riportato sull’iscrizione che corre lungo il parapetto.

salerno - cattedrale - ambone guarna

Ambone della famiglia Guarna

Un sottile filo unisce la famiglia Guarna e Firenze: 

Giovanni Guarna, domenicano, nato a Salerno nel 1190, muore a Firenze nel 1242.

A lui si deve la fondazione di Santa Maria Novella.

Accade a Firenze nel 1221: in principio la chiesa era un convento.

Un passo indietro è doveroso.

Al principio della storia abbiamo Romualdo Guarna II, arcivescovo di Salerno che ivi nacque tra il 1110 e il 1120.La sua era una nobile famiglia longobarda, imparentata con la casa regnante degli Altavilla.

Quindi nelle sue vene scorreva anche sangue normanno.
Romualdò studiò medicina nella celebre Scuola; a lui si deve il completamento del Duomo in quanto fece eseguire il pavimento di mosaico nel presbiterio e nel coro, l’arricchì, sulla sinistra dell’”iconostasi”, di un artistico pulpito che rappresenta, dal punto di vista architettonico, una decisiva innovazione dei modelli bizantini.
Ci ha lasciato una cronaca, il Chronicon con testimonianza di una pagina di storia in cui fu protagonista non tanto lui quanto lo stesso Mezzogiorno che ebbe nel vescovo salernitano il rappresentante delle libertà comunali anche fuori i confini del regno.

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Salerno come appariva nel medioevo

La storiografia medievale del XII secolo in Italia annovera Romualdo II Guarna fra gli scrittori più interessanti.

Il suo ruolo politico presso l’imperatore Federico di Svevia, i re dei Normanni e i papi Adriano IV e Alessandro III arricchisce l’opera d’un coinvolgimento ideologico e personale che non è annullato dalla possibile esistenza di un secondo redattore/continuatore del “Chronicon”. Interrotto al 1179, il testo di Romualdo descrive momenti fondamentali della storia europea perimetrata dalla creazione del mondo all’età comunale. Il regno normanno di Guglielmo I è l’asse intorno al quale ruotano personaggi e situazioni riprodotti con vivezza.

Omaggio all’Umbria

Mantengo fede alla promessa di dedicare un breve post ad un borgo umbro, regione colpita dal sisma e non solo in questo agosto.
Notarella autoreferenziale a margine.

Visitai parte della regione, cuore verde di Italia, anni ( e chili) fa con mio marito e il mio primo figlio.
Poi ci tornai, rimanendo affascinata da Bevagna e Montefalco.

Montone con i suoi 1.684 abitanti appartiene alla provincia di Perugia e si erge sulla parte più alta del colle che guarda alla confluenza del Tevere e del Carpina.

Siamo in Alta Valle del Tevere nelle vicinanze di Città di Castello e Umbertide.

Se potessi tornare in Umbria, visiteri non dico i ruderi della Rocca di Braccio ( con ex convento di Santa Caterina, oggi archivio storico comunale), ma almeno la Rocca d’Aries.

Ma del borgo di sfacciata origine medioevale desidero evidenziare una Festa che rievoca in questo giorni di agosto ( proprio nella suddetta Rocca, ndr) le gesta del Capitano di ventura Braccio Fortebracci: suo figlio Carlo donò alla città una spina della corona che trafisse il capo di N. S. Gesù Cristo.

Sappiamo quanto commercio si sia fatto ( e forse si faccia di reliquie) ma la cosa è carina…

Nella festa che dura diversi giorni son coinvolti tre rioni ( Porta del Borgo, Porta del Monte e Porta del Verziere, ndr) che si lanciano bandi di sfida e rappresentano scene di vita medioevale. E chi più ne ha più ne metta!

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Un omaggio alle Marche

Evidenzio un post che onora una delle regioni colpite dal drammatico evento che tanto dolore ha portato..
Si contano in 1.500 gli sfollati nella bella regione delle Marche..

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Urbino

Se c’è una cosa che amo della mia regione è che sono sufficienti pochi chilometri per avere a disposizione qualsiasi cosa, città d’arte, mare, montagna, campagna.
Vivere o viaggiare nelle Marche significa avere solo l’imbarazzo della scelta.
Dal turismo enogastronomico (che consiglio vivamente!!) al turismo religioso, al cicloturismo, a quello culturale e artistico, ce n’è per tutti i gusti.
E così, per non farci mancare niente, a partire dal 2012 anche noi abbiamo la nostra Via delle Abbazie, un itinerario ciclo – naturalistico – culturale che vede coinvolti i comuni di Macerata, Corridonia, Morrovalle e Montecosaro.
E in questo post volevo regalarvi qualche scatto dell’Abbazia di San Claudio, uno dei luoghi simbolo di questo itinerario, insieme alla Chiesa di Santa Maria a Pie’ di Chienti.

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Il percorso si sviluppa lungo le dolci colline della campagna marchigiana, tra distese di campi coltivati a grano e casolari sparsi qua e là. E’…

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“Naufragio in terra”

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Così Erri De Luca ha battezzato la tragedia accaduta al centro dell’Italia.
Da questo sito copio quanto è di seguito..

“Il terremoto è un naufragio in terra.

Le case diventano imbarcazioni scosse tra le onde e sbattute sugli scogli. Si perde tutto, si conserva la vita, lacera, attonita che conta gli scomparsi sul fondo delle macerie.

Si abita un suolo chiamato per errore terraferma.

È terra scossa da singhiozzi abissali. Questi di stanotte sono partiti da oltre quattromila metri di profondità. Qualche giorno fa stavo agli antipodi, oltre quattromila metri sopra il mare. Quel monte delle Alpi non è un meteorite piovuto dal cielo, mil risultato di spinte e sollevamenti scatenati dal fondo del Mediterraneo.

Forze gigantesche hanno modellato il nostro suolo con sconvolgimenti.

Si abita una terra precaria, ogni generazione cresce ascoltando storie di terremoti. Così, con le narrazioni, i vivi smaltiscono le perdite. Le macerie si spostano, si abita di nuovo lentamente, ma al loro posto restano le voci, le parole degli scaraventati all’aperto, a tetti scoperchiati. Ricordano, ammoniscono a non insuperbirsi di nessun possesso.

Arriva cieco di notte il terremoto e sconvolge i piccoli paesi.

Ma i mezzi di soccorso sono di stanza nei grandi centri. Fosse un’invasione, quale generale accentrerebbe le sue forze lontano dai confini? Per il protettor civile questo ragionamento non vale. Ogni volta deve spostare le sue truppe con lento riflesso di reazione. Ai naufraghi nelle prime ore serve il conforto al cuore di un qualunque segnale di pubblica prontezza. Invece arriva prima un parente, un volontario, un giornalista. Il terremoto è anche un’invasione, contro la quale avere riserve piccole e pronte sparpagliate ovunque.

Si sta come/ d’autunno/ sugli alberi/ le foglie”. La frase di guerra di cent’anni fa del soldato Ungaretti Giuseppe racconta il sentimento di stare attaccati all’ albero della vita con un solo piccolo punto di congiunzione”

I bambini e i volontari

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Oggi ho pianto.
Non son una ragazzina, ma le lacrime mi son venute giù quando ho visto i dati dei morti, quelli soprattutto dei bambini dei quali ho accennato in questo post altrove..
Ho pianto anche di gioia dinnanzi alle immagini di Giorgia salvata…

Il mio pensiero va ai soccorritori, ad un alacre lavoro che mi rende orgogliosa di essere italiana. Grazie a coloro che si son prodigati anche a prezzo della vita.

GRAZIE.

Vado con la mente alle tantissime iniziative che persino qui stanno nascendo.

Dimostriamo, in questi drammatiche occasioni, di essere un grande popolo con un cuore immenso.