La “mia” Campania

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Mia sorella Francesca ( detta Ceschina affettuosamente) e il marito sono andati in vacanza nella Penisola sorrentina e più precisamente a Massa Lubrense  che è l’estremo lembo della penisola a cavallo tra il golfo di Na­poli e quello di Salerno.

Massae erano chia­mati gli agglomerati separati dai vicini territori municipali in epoca imperiale e Lubrense da Delubrum cioè l’antico san­tuario mariano situato a Fonta­nella, alla Marina della Lobra.
La foto in alto è l’immagine del fiordo di punta San Lorenzo a Sorrento come me l’ha inviata mia sorella. Grazie Francesca!
La costa, in questo lembo di Campania risulta alta e frasta­gliata.

costa_amalfitana

Lunga circa undici miglia si spalma a Ponente con il Seno di Puolo tra il Capo di Sorrento ed il Capo di Massa; il Seno di Massa, tra il Capo di Massa ed il Capo Corvo la Cala di Marciano, tra Punta San Lorenzo e Punta Baccolo; la Cala di Mitigliano, a ridosso della Punta Baccolo; la Fossa della Papara o Fossapapa, in prossimità della Punta del­la Campanella. Seno del Cantone, tra la Punta di Montalto e Pun­ta Sant’Antonio.San Pie­tro e del Monte di Torca..


Alto Adige, regno degli dei

Non sono ancora andata in Alto Adige, ma spero di andarci presto.

I miei due figli con le rispettive mogli hanno avuto la possibilità di visitare questo spicchio di Italia magnifico.

E ho le loro foto custodite nel mio archivio con le cartoline.
Guardando queste immagini, l’anima si eleva e mi vengono alle dita queste parole..

Alto Adige, dove le vette sono baciate dagli Dei
Regno magico dalle nuances straordinarie sui monti e nelle valli
Alto Adige, un monile che brilla incastonato nelle montagne


Il Corpus 1462 di Viterbo

Viterbo nell’Alto Lazio è arcinota come “Città dei Papi” e per una serie di altre sue caratteristiche sulle quali non mi dilungherò ora.
Nella città, che attrae visitatori e turisti per la celeberrima “ Macchina di Santa Rosa” , da tempo va crescendo una realtà culturale che voglio qui evidenziare: il “Corpus 1462” che oggi apre i battenti.

Per questa edizione c’è un programma che si può consultare qui. Per la presentazione ( un pò concitata)  qua.

A cosa si è votato l’evento? Semplice: ad una progetto ambizioso quanto affascinante, ossia rievocare quello che fu allo stesso tempo il più grande spettacolo del teatro medioevale e l’atto di transizione tra il teatro medioevale e rinascimentale.

Ancora oggi Viterbo porta i segni di quella spettacolare parata. Se passeggiando per Corso Italia o per Via San Lorenzo non si vedono profferli è perché quegli elementi architettonici, così tipici della Città di Viterbo, furono abbattuti per permettere agli apparati scenografici della processione originaria di attraversare liberamente il centro cittadino. Lo volle Pio II, il papa che con i suoi cardinali e con le corporazioni cittadine organizzò, realizzò la grande e storica festa teatrale..


Anche sant’Orso ha la sua fiera

Da poche settimane ho saputo dell’  esistenza di una fiera millenaria che si svolge in Valle d’Aosta, a  DonnasDounàs in patois valdostano, Donàs in piemontese, Dunaz in walser.

Ci sono arrivata tramite un valdostano, Marco A. Frasson
La fiera, citata nel 1879 da Anselme-Nicolas Marguerettaz (nel suo “Bulletin de l’Académie de Saint-Anselme” ), venne interrotta nel periodo delle guerre.

Ripresa nel 1953, vi fu costituito il Comitato per l’incremento della Fiera di Sant’Orso. All’epoca gli espositori erano solo In 4: nel 2006 risultarono centuplicati.
Nella straordinaria cornice del borgo, che negli ultimi anni fatica ad accogliere il numero sempre crescente di espositori e di visitatori, la manifestazione si è tenuta, fino alla fine degli anni Sessanta, alla vigilia della Festa del Santo, il 31 gennaio, come ad Aosta, poi l’ultima o la penultima domenica di gennaio, oggi invece anticipa la fiera aostana di quindici giorni.
Un tempo fiera per la vendita degli attrezzi agricoli costruiti durante l’inverno, col tempo si è trasformata in vetrina dell’artigianato tipico e di tradizione della Valle d’Aosta. Vi si possono ancora trovare i rastrelli, le ceste, i cucchiai e i mestoli, le botti, i sabot e gli oggetti per la casa, ma oggi vi si ammira soprattutto la perizia di veri e propri artisti in sculture, bassorilievi, intagli su legno o pietra ollare nonché oggetti in rame e ferro battuto, pizzi, tessuti in canapa o lana, pantofole, ecc.
Numerosi gli appuntamenti, a partire da venerdì sera con la veillà nelle cantine del borgo allietata da gruppi musicali e canori nonché dagli alunni dell’Istituto musicale; il sabato si celebra la messa, si segue la caratteristica fiaccolata degli artigiani e si assiste allo spettacolo folcloristico.

In resto lo si può leggere qua.

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Teatro Antico e Antiquarium di Tindari

marzia:

Ci son luoghi che entrano nell’immaginario personale e collettivo..

Questo luogo è nella mia Top ten: spero di visitarlo presto.

Originally posted on Culture For:

Come anticipato nell’articolo precedente, ho dedicato un pomeriggio alla visita del Santuario della Madonna del Tindari per poi fare una brevissima passeggiata e raggiungere il Teatro Antico e Antiquarium di Tindari.

Museo Tindari_www.culturefor.comQuesta antica città venne fondata da Dionisio di Siracusa nel 396 a.C. e nacque come una colonia di mercenari siracusani che avevano partecipato alla guerra contro Cartagine. Il nome originario era Tyndaris, in onore di Tindaro, re di Sparta. Questa antica città è tornata alla luce durante alcuni scavi sono datati 1838, ai quali ne sono seguiti altri negli anni Sessanta e Novanta del secolo scorso.

La struttura della città, caratterizzata da 3 decumani, una basilica, porticati, piccoli terme, abitazioni, torri e teatri, è ben riconoscibile e, la vista da cui si gode da questo promontorio, lascia senza parole.

Tutti i mosaici, le sculture e le ceramiche rinvenute durante gli scavi si trovano nel Museo archeologico regionale…

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Tursi, città saracena

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Oggi accennerò ad una località lucana affascinante: io l’ho visitata anni fa.
Parlo del quartiere arabo della Rabatana a Tursi.
Tursi è un  paese di poco meno di 6000 abitanti ma con un vasto territorio che si estende per oltre 16000 ettari.
L’abitato, sorto su una collina e occupato nell’antichità dai Saraceni, sorge in provincia di Matera.
A testimoniare l’insediamento arabo e la sua complessità, oggi a nord-est del paese su una collina argillosa insiste ancora una intricato complesso urbanistico, basata su un contorto dedalo di vie e vicoli.
La Rabatana testimonia l’incredibile espansione dell’Islam in questa parte della regione. A denunciare, del resto, la sua origine orientale è il nome: Turse in dialetto tursitano, Thyrsoi, Θυρσοί in greco.

“Cchi ci arrivè a la Ravatène / si nghiànete ‘a pitrizze / ca pàrete na schèhe appuntillète / a na timpa sciullète.[…]” di Albino Pierro, nativo del luogo.


Il passato grazie al virtuale? Et voilà…

C’è un modo per viaggiare senza muoversi di casa.

E’ un modo particolare, nuovo, aiutato dalla tecnologia. Aiuta a capire come si viveva 2000 anni fa o in tempi più vicini a noi.
Come si fa ad entrare nella vita di una domus romana?

La risposta è qui…eleganza e colore di duemila anni fa! Buona visione…

casa-epoca-romana-domus


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