In Stand by

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Vorrei abitare in un posto così, con poche scale, tanti fiori.
La pietra da me c’è e pure una gardenia, garofanini, menta e lavanda, poi gelsomino in giardino e melograno, limoni, ma per raggiungerli ho da farmi ben 63 scalini.
Il palazzo dove vivo ( di proprietà della famiglia di mia suocera) è parte di un ex convento, credo francescano.
La scala portava agli orti…
Io vivo come una reclusa: una gonartrosi mi impedisce molti movimenti.
Operarmi? L’ortopedico consiglia di aspettare e dovrei andare al Rizzoli.

Anni addietro amavo camminare molto; ora non lo posso più fare. E ci soffro anche perchè ne traevo un beneficio psicologico incredibile. Mi sembrava di ascoltare il respiro del Cosmo.

Inoltre amavo zappare, adoravo farmi un orticello. Un Dio negativo mi ha “regalato” anche una cifosi che ha compromesso anche questa bella attività: io non riesco a rassegnarmene.

In serata parto per abbracciare mio nipote…

Ci si legge al rientro. Buona Festa degli Angeli a tutti

ConsulMagno Terrae Aquariae

Ripropongo un mio apporto che nacque in seguito alla visita alla chiesa matrice di Laurino (Sa), borgo di origine della mia bisnonna Giuseppa.

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Siamo nell’Alto Cilento.
Un breve inciso.

Il paese sorge a 572 m/slm su una collina un tempo unita da un lato al Monte Cavallo, dall’altra presenta un piano dolcemente inclinato; oggi appare divisa dal monte da un dirupo scosceso.
La separazione avvenne alla fine dell’epoca geologica secondaria e venne causata dal primitivo sollevamento della grande massa montuosa del Cervati, a cui il Monte Cavallo appartiene orograficamente.

Questa è la chiesa..

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Alchimie

Aquile, storioni, fauni, cicogne..dietro l’altare della chiesa della Colleggiata di Laurino (Sa) un bestiario che non ti aspetti, ma che aspetta da secoli di essere ammirato.

Ho potuto apprezzare di persona il valore dei dettagli dei quali lascio immagini qui e che sono oggetto di un mio servizio giornalistico che andrà in onda  a maggio nel programma “Itineraria”, creato da me e da mio marito.
Presi a prestito da un maturo ‘500, le figure zoomorfe son in ottima compagnia e non nascon nell’ Umbria del Perugino e nemmeno in regioni similmente titolate, nella Toscana di Giuliano da Maiano per intenderci.

Il coro ha una ornamentazione scultorea ricchissima e persino esuberante.

Opera di una bottega fiorente e di mani esperte, sopravvive, sfidando incuria ed ingiurie in un Sud isolato, forte di tradizioni artigiane, di committenze fastose e, tutto o quasi tutto, noto solo ai tecnici del settore.

Siamo nel Cilento…

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Dedicato a Luciana

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Mantengo fede alla promessa fatta qui e dedico questo breve post a Luciana che ha un blog da frequentare per la profondità dei suoi versi. Lei ha indovinato!

Bene, accenno a Montemerano, il borgo nel grossetano che ha saputo conservare quasi intatto il suo look medioevale a quanto vedo.

Il suo appeal è incontrovertibile tant’è che è stato inserito tra i Borghi più belli di Italia.

Manco “adolescente” ( è nato nella seconda metà del X secolo) e Montemerano perde la sua libertà.Montemerano (GR)2.jpg

Nel 1272 arriva il dominio degli Aldobrandeschi ( valli a chiamare fessi: il paese vanta una posizione da “grande fratello”).

Oggi il borgo esibisce tre cinte murarie che  assicurano un aspetto medievale al luogo. La storia cambia con la fine del XIV secolo: fu dominato da Siena, poi dai Medici e successivamente nel 1766 dai Lorena.

Avere appeal significa essere bramati come una bella signora.

Se lo visitate, lasciatevi coinvolgere dal centro dove si incontra un dedalo di vicoli medioevali con case e scale di pietra sono abbellite con vasi di piante.

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Ascoli Piceno

Ho scoperto una città marchigiana con foto stupefacenti…
Devo evidenziare il post di Martina stasera stessa.

Ecco a voi la tanto attesa soluzione del post precedente! Complimenti a chi ha indovinato!
La città delle cento torri, del travertino, delle chiese, dei palazzi, dei caffè,  ma soprattutto…la città delle olive! Tutto questo è Ascoli Piceno!
Se avete molto tempo a disposizione, vi consiglio di venire qui e gustarvela con una guida turistica. Se invece, come me, capitate da queste parti con pochissimo tempo tra le mani, provate a seguire questi suggerimenti, perché ci sono delle cose che non potete assolutamente perdere!
Se arrivate in macchina, il mio consiglio è quello di gustarvi una prima panoramica della città, e cercare di catturare con lo sguardo più torri possibili. Eh già, perché Ascoli Piceno è anche detta la città delle cento torri , per lo più gentilizie, che oggi svettano nel cielo. Originariamente erano circa 200, ma più della metà vennero abbattute nel XIII secolo.
La prima cosa…

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Pithekoussai

Devo uscire e rientro dopo pranzo.

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Ma una perla desidero lasciarla per chi, di Napoli o dintorni, potesse parteciparvi.
Si tratta delle “Giornate Elleniche 2016 – Da Pithekoussai a Neapolis“..
Per chi di voi fosse a digiuno di archeologia e Magna Grecia faccio un inciso.
In greco Πιθηκούσσαι, Pithekoussai o Pithecusae, che letteralmente significa “delle scimmie, popolata dalle scimmie” ( la tesi più accreditata, tuttavia, attribuisce l’etimo a Pithos, orcio, termine che alluderebbe quindi alla natura intimamente commerciale dell’insediamento) questo era l’antico nome dato all’attuale isola di Ischia, approdo privilegiato per le vacanze della cancelleria Merkel.

Bontà sua!

Considerata ( udite, udite!) il più antico stanziamento greco in Italia, secondo lo storico greco Strabone (Geogr., V, 4, 9) Pithekoussai si arricchì grazie alle risorse agrarie spontanee e alla lavorazione dell’oro.

L’evento culturale si terrà a Napoli ed a Ischia tra il 30 settembre e il 2 ottobre 2016.

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La coppa di Nestore, conservata nel museo di Lacco Ameno – VIII secolo a.C.

Questa in alto è l’ immagine simbolo delle Giornate Elleniche di quest’anno.
Si tratta della Coppa di Nestore, alias il più antico reperto che riporta un’epigrafe incisa in lingua greca.

Per chi non avesse ancora capito l’importanza di queste Giornate faccio il nome del professore Luis Godart che ha un Cv vertiginoso, ma su tutto tengo a precisare che è consigliere per la conservazione del patrimonio artistico del Presidente della Repubblica Italiana.

Chi volesse conoscere in dettaglio il cronogramma delle giornate non ha che da cliccare qui.

La Parigi di un tempo

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Come promesso dedico al vincitore dell’indovinello, ossia Carlo, questo post.

Abituati ad identificare la capitale della Francia con la Torre Eiffel, l’Avenue des Champs-Élysées ed altro, non ci rendiamo conto che ( e questo vale anche per i templi di Paestum, ndr) il suo aspetto è cambiato nel corso dei secoli…

La sua chiesa più nota esibiva la facciata policroma, per esempio.

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Parigi anno 1550.

Una metropoli medievale, in pratica, perchè popolata da circa 200 mila abitanti.

Ma c’è di più. I suoi edifici erano allineati sui ponti. Inoltre una “flotta” di guglie punta va verso il cielo come alberi di nave.

Non è l’invenzione di qualche buontempone, of course.

Parigi così “nuova” ai nostri occhi viene fuori da documenti e testimonianze iconografiche del tempo.

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Dopo una Notre Dame policroma quello che più stupisce è come appariva il Louvre.

Il castello che vedete in alto, sfacciatammente molto diverso dall’edificio attuale, proteggeva la città a ovest, chiudendo il passaggio della Senna con il Tour de Nesle (ora scomparso) sulla riva sinistra; quest’ultimo venne abbattuto tra il 1663 e il 1665 per far posto anche alla biblioteca del famigerato Mazarino.

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