Bellezze medioevali

Una occhiata all’intera città, prima di accedere alla bellezza del chiostro, non guasta.

Costituito da ampie arcate ricadenti su poderosi pilastri, il chiostro beneventano ( annata XII secolo) esibisce alcune quadrifore con archi a ferro di cavallo.

Ciò che mi ha maggiormente colpito è la varietà dei soggetti scolpiti nei capitelli dei quali un solo è ricoperto con rilievi dedicati a scene dell’infanzia di Cristo.

Dei vari capitelli ben cinque riportano raffigurazioni relative al ciclo dei Mesi; nella loro decifrazione son stati di ausilio i cartigli esplicativi.

capitello

Seducenti per gli amanti dell’arte lapicida medioevale son i capitelli raffiguranti scene di caccia e di lotta tra uomini e animali, scene che rimandano all’iconografia dei sarcofagi romani.

Tra dromedari, elefanti, centauri, draghi e varie fiere anche fantastiche scolpite trovano spazio scene di combattimento tra cavalieri, sebbene riportate con stili molto diversi.

Un bestiario che, a mio avviso, non trova eguali nel Sud.

Benedetta primavera

Mi concedo un post autoreferenziale..

Questo narciso mi fu regalato da un fioraio insieme ad altri in un momento di fatica ( mia suocera era agli sgoccioli)…
Lo abbiamo visto rifiorire e mi è sembrato meraviglioso.
Ma allora la primavera arriva davvero…

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Livorno, 1890, antichi Lazzaretti

Immersi nella quotidianità dimentichiamo fenomeni come la peste o il colera e la creazione di strutture che accoglievano gli infermi come i lazzaretti.
Questa descrizione è datata 1890.
Buona lettura

territori del '900

Livorno - Lazzaretto di San Leopoldo - Sec XVIII

Livorno – Lazzaretto S.Leopoldo – immagine tratta dal libro “Livorno” di P.Vigo – 1915

Contro la peste orientale che aveva invaso per ben ventidue volte la Toscana, contro la febbre gialla ed altre epidemie furono costruiti successivamente ben tre lazzaretti collegati da un canale navigabile.

Il lazzaretto di San Rocco, eretto nel 1604 da Ferdinando I e separato dalla città solo da un largo fosso, serviva per la patente netta e tocca ed aveva un porticciuolo per le feluche che andavano alla pesca del corallo.

Nel 1643 Ferdinando II fece costruire, a parecchi chilometri dalla città, il lazzaretto di San Jacopo, ampliato nel 1754 da Francesco II e serviva per la patente brutta.

Più lontano ancora dalla città fu costruito, nel 1770, il lazzaretto di San Leopoldo per le navi infette.

Il lazzaretto di San Jacopo cede il luogo all’edifizio dell’Accademia Navale; il lazzaretto di San Leopoldo…

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Campi Flegrei (2)

A 30 minuti a nordovest da Napoli il mare cela un parco archeologico che solo pochi fortunati possono ammirare nella sua interezza, ossia i sub.
Il Parco è stato battezzato la piccola Atlantide di Roma, tanto è rilevante.
E se Baia era famosa per i suoi bagni prestigiosi e le sorgenti termali naturali, i poeti ce ne han lasciato forse l’impronta più autentica.
Seneca la indicava come il “Villaggio del Vizio”, Ovidio, poeta romano, descriveva la cittadina come un “luogo appropriato per fare l’amore”.

Ad ogni buon conto se mi chiedessero di indicare i tesori citerei senz’altro, tra i reperti meglio conservati, le statue in marmo, la strada principale Herclanea e il circostante complesso termale.

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Ma quando ebbero inizio i ritrovamenti? La domanda è lecita.
In tempi relativamente recenti, ossia tra il 1959 e il 1960 quando venne redatta la prima carta archeologica della città sommersa di Baia.
Nei pressi di punta Epitaffio (a circa -6 mt di profondità,ndr) venne evidenziata una strada basolata, fiancheggiata da edifici che si aprivano su di essa; due decenni dopo uno di essi verrà identificato come il ninfeo dell’imperatore Claudio.
L’individuazione a circa 400 mt dalla costa, di alcuni piloni in calcestruzzo, le Pilae, consentirono l’ accertamento dell’antica linea di costa.

Il 1969 fu un anno fortunato per la dissestata Baia: casualmente affiorarono davanti Punta Epitaffio, a seguito di una mareggiata,due sculture di grande qualità che furono riconosciute come “Ulisse e compagno con l’otre”, ancora al loro posto nell’abside di un edificio rettangolare (il Ninfeo).
Rimando a questo link chi tra voi volesse vedere Baia sottomarina.

L’area flegrea (1)

Prima di accennare ai tesori sottomarini dell’ area flegrea una premessa va fatta.

L’Osservatorio Vesuviano data l’ inizio del vulcanismo nell’area in modo approssimativo; infatti sequenze di lave e piroclastiti di circa 2 milioni di anni di età sono state incontrate in perforazione tra Villa Literno e Parete, in affioramento i prodotti vulcanici più antichi hanno un’età di circa 60.000 anni e sono costituiti principalmente da depositi piroclastici e da resti di duomi lavici.

In punto fermo alla vicenda geologia lo han messo 39.000 anni e 15.000 anni fa due eruzioni che han prodotto lo sprofondamento e una sovrapposizione, generando una caldera complessa che rappresenta la struttura più evidente del Distretto Vulcanico Flegreo. Quest’ultimo comprende i Campi Flegrei, parte della città di Napoli, le isole vulcaniche di Procida ed Ischia, e la parte nord-occidentale del Golfo di Napoli.

Nei periodi di tempo compresi tra il 1970-72 ed il 1982-84 gli abitanti dell’area flegrea, e di Pozzuoli in particolare, sono stati testimoni e vittime di un fenomeno di sollevamento del suolo che, in pochi mesi, ha portato quest’ultimo ad un livello, complessivamente, di circa 3.5 m più alto. Questo fenomeno è noto con il nome di bradisismo (letteralmente movimento lento del suolo, in contrapposizione con il movimento veloce che si realizza nel corso di un terremoto.

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L’importanza ai tempi dell’Impero Romano dell’area va rimarcata: Pozzuoli fu il porto di Roma verso l’Oriente fino a quando l’imperatore Traiano non costruì il porto artificiale di Ostia.

Non mi dilungo sulla ricchezza dell’area flegrea che, tra gli altri, vanta edifici monumentali di epoca romana ( l’antico mercato o Macellum, chiamato “Tempio di Serapide” e il Tempio di Augusto, trasformato poi in duomo della città e recentemente restaurato), ma mi concentro sulla Baia sotterranea.

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Il territorio è protetto dal 2002 e costituisce il Parco sommerso unico al mondo. Ho spiegato come si è generato geologicamente, ora una domanda sorge spontanea: perchè tanti edifici monumentali proprio là?

Premessa. I romani sapevano scegliere e godersi la vita. Nella zona costiera a nord di Napoli insisteva una florida stazione climatica. La moda la lanciò un ricco liberto Publio Vedio Pollione che vi costruì una villa imperiale, il Pausilypon.