Frutti antichi (1)

Un pò di giorni fa accennai all’attività creativa di due siciliane che trovavo geniale..

Una ricerca, la loro, una passione che trasuda dai gesti e dalla stessa loro scelta..

Ho rivolto loro qualche domanda, ecco cosa mi ha riposto Giulia Cancilla..
1) Come nasce l’idea di utilizzare semi e quanto altro per creare monili?
L’idea di utilizzare semi e/o frutti per creare gioielli nasce dall’interesse personale e dalla passione che ho sempre nutrito sin da piccola per la natura, la terra e i suoi prodotti. Questo interesse mi ha spinto all’osservazione diretta del mondo naturale, al voler trasmettere ad altri il ruolo che esso assume nella vita dell’ uomo. Inoltre l’idea nasce da una volontà personale di mettere alla prova le proprie capacità creative attraverso la realizzazione di piccoli oggetti, dove la precisione, la concentrazione e la manualità sono elementi fondamentali.
2) Quali semi vengono ritenuti più adatti?
Qualunque seme e/o frutto, se opportunamente trattato, è adatto ad essere lavorato per la realizzazione di gioielli e manufatti artigianali. Essi sono testimonianze tangibili delle innumerevoli ed incredibili strategie adattative di cui le piante, come tutti gli organismi viventi, sono capaci.
3) Cosa spinge a scegliere una varietà botanica invece di un’altra?
Nella scelta dei frutti e dei semi normalmente prediligiamo specie dotate di forte identità mediterranea e locale. Le specie autoctone della tradizione, testimoniano usi ed utilizzi, un tempo di importanza fondamentale per la sussistenza e la vita quotidiana di popolazioni che ancora non conoscevano l’agricoltura moderna e la produzione di tipo industriale.

Inoltre sono senz’altro le forme, i colori, i profumi ed ogni altra proprietà organolettica degli elementi stessi, che stimolando i miei sensi, mi guidano nella scelta di una varietà piuttosto che un altra, come ad esempio accade con le piante speziali e molte altre.
4) Qual è il seme più antico che è stato utilizzato?
Da un punto di vista evolutivo il frutto/seme più antico che abbiamo utilizzato è quello appartenente al genere Cedrus; una gimnosperma che, letteralmente significa “a seme nudo”. Le gimnosperme risalgono almeno a 300 milioni di anni fa, al carbonifero superiore, anteriori filogeneticamente alle più recenti piante a fiore.
5) Cosa significa utilizzare così creativamente prodotti della propria terra d’origine?
Indubbiamente il rapporto affettivo con la propria terra di origine rappresenta un elemento fondamentale di stimolo alla propria creatività, nonchè il desiderio di raccontare e valorizzare le caratteristiche etnobotaniche di piante indissolubilmente legate da tempi remoti al nostro territorio.

6) Le isole come Pantelleria hanno avuto o hanno un ruolo in questa attività?
Sicuramente avere avuto sin da piccola la possibilità di vivere a Pantelleria ha avuto un ruolo fondamentale per la mia crescita e soprattutto l’amore per l’ isola trasmessomi da mia madre. Il rapporto con la natura quasi incontaminata e per alcuni aspetti anche selvaggia ha negli anni accresciuto in me la consapevolezza della bellezza che la natura stessa ci regala.

Prendendo proprio spunto da alcuni giocattoli che inventavo utilizzando foglie, resine e semi dalla strana forma che stuzzicavano la mia fantasia , trovati nel bosco della montagna grande, è nata l’ idea successivamente di assemblare semi e frutti di antica tradizione creando monili da indossare esaltando in questo modo il concetto di arte insito nella natura stessa.

I cinòrrodi di rosa canina diventano orecchini che ci ricorda le mille proprietà nutrizionali di questa rosa selvatica, una nespola d’inverno al polso ci ricorda come un orologio il passaggio dalla stagione estiva a quella autunnale, così come una siliqua di carrubo diventa una collana dalla forma cangiante e sinuosa. 

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Cinòrrodi di rosa canina

Le ossa di Matteo

San Matteo duomodisalerno

Grazie alla sua inaspettata attenzione ho rispolverato un vecchio post, sempre attuale però..

Su Salerno veglia uno che, da pubblicano, secondo i Vangeli venne scelto per la sequela di Gesù.
Patrono della Guardia di Finanza, San Matteo viene onorato da noi salernitani ogni anno: a lui è dedicata una processione solenne il 21 di settembre che attira gente da tutta la Provincia.
La statua che lo raffigura è imponente ed è sita nella cripta del Duomo.
Un santo a due facce, Matteo: si è voluto così per consentire una preghiera a 360 gradi.
Nella versione dei detrattori, invece, è un Santo ” ipocrita “.

Alchimie

800px-Caravaggio_-_La_vocazione_di_San_Matteo.jpg

Mano a mano che cerco scopro, divertita, personaggi e vicende, gesta della mia città. natale.

Vi hanno un ruolo Arechi II e il Guiscardo, i Normanni  e gli uomini dalle lunghe barbe, Alfano I, Costantino l’Africano, Ildebrando Aldobrandeschi, monaco a Cluny.

In questo scenario storico si inserisce la vicenda delle spoglie di S.Matteo, patrono della città.

Anno 954. Il principe longobardo Gisulfo I (953-977) ordina la translazione del corpo dell’Evangelista a Salerno.
Ritrovati “ad duo flumina” a Casalvelino, i resti dovevano essere per forza oggetto di cura e di precauzioni. Nasconderli è la prima preoccupazione del Principe : troppo appetibile quel ritrovamento in un’epoca che assisteva ad una “caccia” di reliquie senza precedenti.

20150710-083026-borgo-CASALVELINO-006Luogo sacro che ricorda il rinvenimento

Non di rado, pur di accaparrarsene il possesso, duchi e principi intervenivano manu militari. Una difesa sicura, i resti mortali di santi e apostoli.. una sorta di assicurazione contro le…

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L’amore in fortezza

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L’immagine in alto ritrae un maniero fascinoso che si erge nel parmense del quale avevo preannunciato di occuparmi.

Il Castello di Torrechiara è sito nel Comune di Langhirano a 18 km da Parma.

Costruito tra il 1448 e il 1460 dal Magnifico Pier Maria Rossi ebbe, come tante altre fortificazioni, una funzione difensiva, attestata da tre cerchia di mura e da quattro torri angolari.

La destinazione residenziale è provata dalla ricchezza degli affreschi a ‘grottesche’ di Cesare Baglione, pittore che operò nel Rinascimento, imparando l’arte nella bottega paterna; là venne indirizzato come stile verso la quadratura operando, per lo più a Parma e Roma.  

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Straordinaria la “Camera d’Oro”, attribuita a Benedetto Bembo, per celebrare, ad un tempo, la delicata storia d’amore tra Pier Maria e Bianca Pellegrini e la potenza del casato attraverso la raffigurazione di tutti i castelli del feudo. 

La definizione “d’Oro” risiede nelle formelle di terracotta che decorano le quattro pareti fino all’altezza delle lunette: in passato erano ricoperte da una lamina d’oro.
Per approfondimenti rimando qui.

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About Salerno

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Facciata del quadriportico Duomo di Salerno

Salerno si sta giocano la carta del turismo culturale.

Bene o male lo dirà la storia…
Nell’itinerario cittadino non può mancare una visita alla poderosa Cattedrale dedicata a San Matteo, patrono veneratissimo come si può immaginare. Nell’  immagine in alto si nota il “panno di San Matteo”, alzato ( come si dice in gergo) un mese prima delle celebrazioni ufficiali, ovvero il 21 di agosto (il patrono la città lo celebra con solenne processione il 21 di settembre).
Accenno solo ad uno dei monili di marmo del Duomo, voluto da una famiglia che unisce Campania e Toscana in un filo misconosciuto.

Sulla sinistra, a cornu evangeli, è collocato l’ambone Guarna del 1180 che, finemente decorato con mosaici e sculture, fu donato da Romualdo Guarna, come è riportato sull’iscrizione che corre lungo il parapetto.

salerno - cattedrale - ambone guarna

Ambone della famiglia Guarna

Un sottile filo unisce la famiglia Guarna e Firenze: 

Giovanni Guarna, domenicano, nato a Salerno nel 1190, muore a Firenze nel 1242.

A lui si deve la fondazione di Santa Maria Novella.

Accade a Firenze nel 1221: in principio la chiesa era un convento.

Un passo indietro è doveroso.

Al principio della storia abbiamo Romualdo Guarna II, arcivescovo di Salerno che ivi nacque tra il 1110 e il 1120.La sua era una nobile famiglia longobarda, imparentata con la casa regnante degli Altavilla.

Quindi nelle sue vene scorreva anche sangue normanno.
Romualdò studiò medicina nella celebre Scuola; a lui si deve il completamento del Duomo in quanto fece eseguire il pavimento di mosaico nel presbiterio e nel coro, l’arricchì, sulla sinistra dell’”iconostasi”, di un artistico pulpito che rappresenta, dal punto di vista architettonico, una decisiva innovazione dei modelli bizantini.
Ci ha lasciato una cronaca, il Chronicon con testimonianza di una pagina di storia in cui fu protagonista non tanto lui quanto lo stesso Mezzogiorno che ebbe nel vescovo salernitano il rappresentante delle libertà comunali anche fuori i confini del regno.

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Salerno come appariva nel medioevo

La storiografia medievale del XII secolo in Italia annovera Romualdo II Guarna fra gli scrittori più interessanti.

Il suo ruolo politico presso l’imperatore Federico di Svevia, i re dei Normanni e i papi Adriano IV e Alessandro III arricchisce l’opera d’un coinvolgimento ideologico e personale che non è annullato dalla possibile esistenza di un secondo redattore/continuatore del “Chronicon”. Interrotto al 1179, il testo di Romualdo descrive momenti fondamentali della storia europea perimetrata dalla creazione del mondo all’età comunale. Il regno normanno di Guglielmo I è l’asse intorno al quale ruotano personaggi e situazioni riprodotti con vivezza.