Sapori d’altri tempi

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Nulla è pari al silenzio che avvolge un paese dell’ interno, non lambito da arterie importanti nè autostrade.
Centri di un Cilento dove fino a pochi anni or sono era facile vedere al lavoro un aratro.
Quando vi ci arrivo, parcheggio in uno spiazzo erboso tra olivi e querce. Risalgo un viottolo e arrivo alle spalle di casa nostra, dove il camino aspetta la legna da ardere. Solo il nostro calpestio percorre quel silenzio. L’aria di questi tempi è tipica: i frantoi hanno ripreso già a funzionare. La raccolta delle olive sta procedendo, ma non saprei dire se l’annata è stata o meno buona.

L’aria è impregnata della legna arsa, del fumo che ci porteremo al rientro e fino a quando una doccia non verrà a toglierlo da dosso.

Prima o poi pubblicherò la foto del portale di casa. E’ datato tardo settecento; in  cima esibisce un mascherone apotropaico dall’aria sorniona. Nell’800 i briganti avevano fatto irruzione distruggendo l’entrata in legno. Tutto era caduto nell’abbandono dopo la partenza dei nonni di mio marito per la città.Poi c’è stato il terremoto. Tanti anni di incuria.

Ora il complesso abitativo è tornato a fiorire.