La prima “Chartreuse”

Per motivi professionali mi sto interessando dei Certosini di san Bruno e, di conseguenza, della Grande “Chartreuse”. Ho scoperto che il primo monastero fu fondato nel 1084 nel Delfinato, vicino all’attuale città di Grenoble. Quella era una zona montana e boschiva.

Il cenobio sorse a 1175 m. di altitudine, nel cuore del massiccio che, al tempo di S. Bruno, si chiamava “Cartusia”, donde il nome italiano di “Certosa” e francese di Chartreuse. L’immagine è come essa venne raffigurata in un codice miniato.I lavori della sua  costruzione cominciarono subito e proseguirono rapidamente: infatti la parte principale doveva essere terminata prima dell’inizio dell’inverno.

Le celle per gli eremiti vennero costruite attorno ad una sorgente e dovevano somigliare alle capanne dei pastori e dei boscaioli.
Erano costruzioni primitive e rustiche, ma abbastanza solide. Dovevano resistere
da un anno all’altro al peso della neve.

C’è un nesso fra la Grande “Chartreuse” francese e la Certosa di Padula (Sa) , nata agli inizi del 1330 per volontà di Tommaso Sanseverino, conte di Marsico.

Presto tratterò questo argomento.

Le maioliche di S.Chiara

Tra il 1310 e il 1328 nasce a Napoli la cittadella monastica di Santa Chiara. Viene alla luce per volere dei sovrani Roberto d’Angiò e Sancia di Maiorca. Il Complesso comprende la Basilica, il Convento delle Clarisse, il monastero dei Frati Minori e costituisce uno dei più straordinari e articolati monumenti della città. Vale la pena soffermarsi sul Chiostro grande, entrato a pieno titolo nell’immaginario dei visitatori. E’ uno dei simboli di Napoli grazie alla particolarissima decorazione in maiolica che lo caratterizza. 

Gli inglesi di Ravello

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A Ravello, tra gli altri, approdò dall’Inghilterra il gruppo di Bloomsbury, che nacque nel 1907 nella casa di Virginia Stephen (poi Woolf) e di sua sorella Vanessa, dove la famiglia si era spostata dopo la morte del padre.
Una premessa si rende necessaria.
Il quartiere di Bloomsbury era abitato da artisti e intellettuali.
Per inciso ” to bloom” significa fiorire.
Del gruppo facevano parte parte, tra gli altri,E.M. Forster.
Le opere dello scrittore inglese si sono prestate a riuscite produzione cinematografiche.

In ordine cronologico: “ Passaggio in India ( 1984, regia di David Lean), poiCamera con vista” (1986, regia di James Ivory), “Maurice” (1987, regia di James Ivory) eCasa Howard” (1992, regia di James Ivory).
Grande influenza, sul gruppo,la esercitarono la lettura e la discussione di opere come i “Principia ethica” (1903) di G.E. Moore, i “Principia mathematica” (1910-1913) di Bertrand Russell e A.N. Whitehead.
Era un gruppo illuminista, elitario, umanista, con stretti legami interni, simile all’indole dei suoi esponenti.
I suoi membri erano fortemente critici verso i periodi Vittoriano ed edoardiano nelle loro costrizioni religiose, artistiche, sociali e sessuali.
Un altro tratto connotato di Bloomsbury era l’ amore per l’Europa meridionale. Ravello fu meta per questo gruppo che si fermava all’Hotel Caruso.

 

Descendit ex Patribus Romanorum

Per molti secoli la storia di Ravello coincide con quella di Amalfi perché Amalfi non fu una città, ma una rete di piccoli nodi urbani: Cetara, Atrani, Positano, le Sirenuse, Ravello, Pontone e Scala.

Essi erano uniti da una maglia fittissima di traffici navali, di sentieri,di cunicoli di infiniti gradini, grotte e ruscelli. In molti fonti antiche vengono chiamati “amalfitani” anche gli abitanti de centri vicini. E’ certo che Amalfi, Ravello e Scala costituiscono unico patriziato ed hanno un unico emblema : un’aquila con la scritta “Descendit ex Patribus Romanorum”, che rivendica la nobiltà di latine progenie.

Guglielmo di Puglia, verso la fine dell’XI secolo, scrive che sul territorio vivevano mercanti “Arabes, Indi,Siculi… Afri”, e chi percorre oggi certe strade, certi portici di Atrani, Amalfi, della stessa Ravello, può ascoltarvi ancora concitato vociare di questi traffici e può ritrovare,negli abitanti di oggi, le fisionomie, le movenze, le inflessioni, il carnato che già prima del Mille colpirono viaggiatori e geografi arabi come Idrisi e come Ibn Hawqal o scrittori e poeti di origine normanna e longobarda come Guglielmo di Puglia e Amato di Montecassino.

Ozio creativo

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A Ravello viveva il marchese GiamBattista Manso,un vero e proprio maestro di vita. Il tempo libero è un’arte. Il marchese Giambattista Manso, gentiluomo della Costiera, seppe coltivare tra i primi questa categoria dello spirito.
Superando il concetto di tempo libero, lui trasformò un tratto che sarebbe diventato un tratto antropologico di Napoli e della Costiera, capace di attirare da tutto il mondo intellettuali alla ricerca di pace senza tedio. L’ozio creativo consisteva nella capacità, accortamente coltivata, di ibridare il lavoro con lo studio e con il gioco per ottenere – insieme – benessere, sapere e giovialità.
Nel 1611 il  nostro Marchese fondò l’Accademia degli oziosi, di gran lunga superiore, per originalità e lungimiranza, a tutte le altre accademie allora in voga, connotata dal motto geniale “ Non pigra quies “. I letterati ammessi a farne parte – tra cui anche lo stesso Viceré spagnolo- erano tenuti a dimostrare un’accorta distribuzione settimanale dei propri carichi di lavoro,tale da salvaguardare le pause indispensabili all’introspezione, all’amicizia, al gioco,all’amore, alla convivialità, alla contemplazione della bellezza. Ovviamente l’idea stessa di proporre l’ozio creativo come un’arte virtuosa non poteva evitare la rotta elisione con i cultori bigotti del lavoro per il lavoro. GiamBattista Manso sarebbe rimasto a lungo nel carcere di Castel Capuano( dove vene rinchiuso a causa dei nevrotici benpensanti) se lo stesso Viceré non lo avesse aiutato.