Il “Codex Diplomaticus Cavensis”

Distrutto nel 580 dai Longobardi, il monastero di Montecassino era risorto agli inizi dell’VIII secolo con l’abate Petronace, inviato dal Papa.Fu l’epoca della grande prima irradiazione del monachesimo benedettino nel meridione. Artefice di sviluppo fondiario e crescita
socioeconomica, il movimento prese slancio dalla conversione dei Longobardi e dalle donazioni iniziali. Nacquero, numerose, le “celle” monastiche. Le prime sorsero, soprattutto, lungo i percorsi dei pellegrini. Ecco allora San Vincenzo al Volturno, Santa Sofia a Benevento, l’ Abbazia di Montevergine, la Badia di Cava.

Questa, immersa nella stretta valle del ruscello Selano, ebbe contatti intensi con la “gens” longobarda. 
La tradizione narra la sua origine, sollecitata dal consenso del Principe Gisulfo e dell’Abate del Monastero di S. Benedetto di Salerno. Siamo nell’ anno 966 e il monaco Emerico consegue la costruzione della sua cella nella tranquilla vallata cavese; nel 1011 tre monaci si stabiliscono nella grotta Arsicia, denominata “grotta” o “Cava”: sono i prodromi di una nascita che avviene solo nel 1020 , ad opera di Alferio Pappacarbone,nobile alla corte del principe longobardo di Salerno.Nella storia della Badia un capitolo importante lo scrisse colui che venne venerato, poi, come Sant’Alferio. Da nobile scoprì la fede e rispose al richiamo vocazionale. Va da sé che i principi di Salerno, Guaimario III e Guaimario IV, gli donarono la proprietà della grotta e il possesso del bosco intorno ad essa, confinato dal fiumicello Selano e dai ruscelli Gennolo e Sasso Vivo. Fu là che Alferio iniziò la costruzione di un piccolo monastero, nucleo originario dell’attuale SS.Trinità, che resse fino al 1050.Nel 1092 Papa Urbano II consacrò la Badia.
Con lo scorrere dei secoli, papi, vescovi, feudatari protessero lo sviluppo dell’Abbazia benedettina che fu tale da farle assumere un ruolo importante nella riforma della Chiesa nel XI secolo.  La SS. Trinità di Cava crebbe, acquisendo anche vari porti, come quello di Vietri, Fuenti e Cetara. Ma la vera ricchezza dell’Abbazia fondata da Alferio Pappacarbone era un’altra, meno evidente perché serbata nella biblioteca. Grazie ad essa è possibile oggi ricostruire la mappa storica e geo-politica di buona parte del Mezzogiorno di Italia. Una mole di dati invidiabile, che non ha eguali al Sud.Il ruolo rivestito dalla SS. Trinità è riposto in quel Codex Diplomaticus Cavensis al quale attingono studiosi di tutta Europa. Il Codex, ossia una raccolta di documentazioni esaustiva che non ha rivali come affidabilità e densità di informazioni.

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I Carmina Burana

Prima di partire desidero dare attenzione ai Carmina Burana, scritti in questo monastero e musicati da lui. Sono redatti su si un manoscritto, ritrovato solo nel 1803.Il nome lo si deve al linguista tedesco Johann Andreas Schmeller.

Manoscritto (dal latino manu scriptus, cioè “scritto a mano”) è un qualsiasi documento scritto utilizzando solo le mani. Il Codex Latinus Monacensis è il manoscritto del XIII secolo che contiene i “Carmina burana”.I testi poetici sono compresi nel codice insieme a 315 componimenti poetici scritti su 112 fogli di pergamena decorati con miniature.

Si ipotizza che tutte le liriche dovessero essere destinate al canto. E’ solo una ipotesi : gli amanuensi ,autori di questo manoscritto, non riportarono la musica di tutti i carmi. Per questo si è potuto ricostruire l’andamento melodico solo di 47 di essi.

” Il codice è suddiviso in sezioni:

  • Carmina moralia (1-55), argomento satirico e morale;
  • Carmina veris et amoris (56-186), argomento  amoroso;
  • Carmina lusorum et potatorum (187-228), canti bacchici e conviviali;
  • Carmina divina, argomento moralistico sacrale (questa parte fu probabilmente aggiunta all’inizio del secolo XIV). ”
     
    Il resto qui

Il tratturo del Re

Un’altra immagine della mia città. La lapide ( 1754) ricorda la porta che insiste sul “tratturo del Re”. L’immagine della porta cittadina è qui.

Lungo questo tracciato passava Carlo di Borbone per recarsi a caccia a Persano, suo luogo privilegiato insieme a Carditello e al lago del Fusaro. La Porta affaccia ,maestosa ,sull’attuale Piazza Flavio Gioia. Alle sue spalle il vicolo di Caciocavalli.

Il libraio di Selinunte

Sono passata da Stefania e sono rimasta inchiodata dalla melodia, per me nuova. La ascolto sussurrare nella notte con una voce familiare. E’ un Vecchioni “doc”. Lo consiglio.
Potevo accontentarmi della scoperta? Certo che no, così mi son messa a cercare quella melodia, intuendo fosse un libro.

Una favola che parla al cuore e al cervello.Un libraio che non vende libri ma li legge ad alta voce. E li legge a un ragazzo, l’unico che abbia orecchie per lui. Saffo, Pessoa, Tolstoj, Rimbaud…

…Perché «tutte le parole scritte dagli uomini sono forsennato amore non corrisposto; sono un diario frettoloso e incerto che dobbiamo riempire di corsa, perché tempo ce n’è poco. Un immenso diario che teniamo per Dio, per non recarci a mani vuote all’appuntamento».

Grotta rifugio

Le croci di Davide sono ancora ben visibili nella Grotta. La zona, denominata “Il braccio dei Pipistrelli”  è riparata ed è stato rifugio per alcuni ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale. Questa zona è visitata ogni anno da migliaia di persone. Chissà se quegli ebrei ricordano questa  esperienza in grotta nel salernitano…

La Fiera di S.Matteo

Durante i venerdì  della Quaresima a Salerno di svolge una Fiera che ha radici antiche, sebbene oggi sia stata snaturata persino come collocazione originaria. Si tratta della Fiera di San Matteo, patrono della città. L’evento risale al XIII secolo, quando venne decretato nel 1259 da Re Manfredi dietro sollecitazione di Giovanni da Procida. Crocevia fondamentale di nuovi sbocchi commerciali per la città, la Fiera si snodava lungo Via Fieravecchia, ossia tra Corso V.Emanuele, via Velia , incrociando via G.Cuomo, zona che nel Medioevo costeggiava il torrente Rafastia.

Il concreto allargamento dei mercati attraverso l’agevolazione dell’import straniero e l’introduzione di derrate di provenienza oltremare significarono una fiorente operosità, grazie alla quale giunsero a Salerno da Costantinopoli,dalla Siria,dalla Palestina,dall’Arabia, dall’Egitto i più disparati,rari e pregiati prodotti asiatici come le lane,le pietre preziose,la seta,i vasi, i vetri,gli specchi,i legni pregiati.

Ha 400 anni

Un amico fotografo mi ha donato una carrellata di immagini di Salerno. Tra queste sto scegliendo le più rappresentative. Questo portale, datato 1754, si affaccia sull’attuale piazza Flavio Gioia. Fu costruito per il festeggiare il passaggio di Carlo di Borbone in viaggio verso la reggia di Persano (Sa). Là il Re si dava alla caccia, uno dei suoi sport più amati. La vegetazione, e di conseguenza la fauna, era là così rigogliosa che Re Carlo preferiva Persano (Sa) ad altre località.
p.s. Ho dovuto cambiate “look”: il precedente mi si è spampananto..

Davanti al camino

Ho bisogno di partire. Di scappare dalla città. Il mio desiderio è cresciuto in modo esponenziale dopo aver guardato la programmazione cittadina: sconfortante anche in questo fine settimana. Nei pochi e piccoli teatri roba di poco conto, nel Multisala ( a pochi passi da casa mia) tutte scelte di terz’ordine, almeno secondo i miei età e gusto.

Vorrei che domenica uscisse il sole per potermi concedere una passeggiata in campagna. Pare ieri che ripartivo domenica scorsa e siamo già a venerdì sera di nuovo. Ricordo che , quella sera, guardavo i crinali sopra il paese alla luce sorgente della luna. Si intravedevano, ma bastava ad infondermi un senso di serenità. Quando mio marito andrà a giugno in pensione intendiamo passarci più tempo. La casa è spaziosa, sebbene dobbiamo munirla del sistema di riscaldamento. C’è un camino, però, e due stufe. Il camino…è una poesia seguire la fiamma che ondeggia e inalare il silenzio. Persino i libri son capace di abbandonare…