Roma in Mostra

Qui si può viaggiare in Podcast nel mondo di Canova e Bernini, scoprendo nel primo un difensore dei beni italiani. Canova affrontò persino Napoleone,  dopo una delle grandi spoliazioni che il nostro Paese subì.

La Mostra,seconda rassegna del programma espositivo ‘Dieci grandi mostre’, ha l’intento di illustrare le complesse relazioni tra Canova, il principe Camillo Borghese e la famiglia Bonaparte, per la quale elaborò la particolare tipologia del ritratto divinizzato in scultura. Nel Podcast ci si imbatte anche nello scandaloso Bernini.

Dopo “Canova e la Venere Vincitrice” nella Galleria Borghese di Roma sono previste due eventi:  la prima Mostra monografica di Correggio, dalla storiografica poco riconosciuto come artista rinascimentale. In seguito è in cantiere un allestimento ardito, che affianca Caravaggio e l’irlandese Bacon (1909),due artisti simili per assonanze esistenziali e non solo…

I tesori dei Balkani

A chi non piacerebbe possedere e indossare questi antichi monili di ambra?

Il Museo Nazionale di Belgrado li mette in visione ai visitatori italiani nel Museo di Adria. Essi, insieme a statue in bronzo e in marmo, oreficerie e argenterie e molti altri tesori rinvenuti in tombe principesche, saranno in Italia per la prima volta.

Si tratta di più di 200 capolavori d’arte esposti ad Adria (Ro) fino al 13 gennaio 2008.
Sono gioielli delle collezioni greche e romane del grande museo serbo oggi chiuso per restauri.

Essi documentano mille anni di storia degli antichi popoli balcanici, in pratica dall’ VIII secolo a.C. fino alla prima età romana.

Ravello in prosa

Esaminando il materiale per il Laboratorio di video-produzione, mi sono di nuovo imbattuta nel Power Point creato su misura per la Costiera Amalfitana, fonte di ispirazione per secoli di artisti. Non ne fu immune di certo la letteratura: la squisitezza di Ravello, con le sue architetture arabe e l’incanto del clima, attrasse Giovanni Boccaccio. Sontuosa e araba,connubio tra il gusto del signore latino e quello del despota orientale, la cittadina cresceva sotto l’influsso dei viaggi fatti dai mercanti ravellesi in terre musulmane.

Il poeta ci arriva in visita durante il suo soggiorno napoletano. Ravello finì nel Decamerone: Landolfo Rufolo entrò a far parte della letteratura. Non fu la prima volta che un luogo naturale ispira l’ arte  e non sarà l’ultima.

Credesi che la marina da Reggio a Gaeta sia quasi la più dilettevole parte d’Italia.
Nella quale, assai presso Salerno, è una costa sopra ‘l mare riguardante, la  quale gli abitanti chiamano la Costa d’Amalfi, piena di piccole città, di giardini e di fontane e d’uomini ricchi e procaccianti in atto di mercatanzia, sì come alcuni altri. Tra le quali cittadette, n’è una chiamata Ravello, nella quale, come che oggi v’abbia di ricchi uomini, ve n’ebbe già uno il quale fu ricchissimo, chiamato Landolfo Ruffolo
. (Quarta Novella – Seconda giornata)

Erbe e Medicina

Conoscere il passato per vivere il presente e programmare il   proprio futuro.

Sembra davvero questa la cifra stilistica dell’ Associazione Erchemperto , e non solo per sabato 24 e domenica 25 p.v. Le visite guidate al Giardino della Minerva di Salerno di questo prossimo fine settimana non sono di certo l’eccezione di uno scorcio d’ autunno: la città ricorda bene i suoi trascorsi grazie alla numerose iniziative culturali, che animano il centro storico di una Salerno cresciuta a strati per le frequenti alluvioni e per la conformazione geografica. E non bisogna andare lontani  per imbattersi in lacerti di medioevo. Basta osservare la toponomastica cittadina che, con puntigliosa frequenza, ci ricorda Arechi II, l’amato “Princeps” longobardo e la sua corte. A rinverdire i fasti di una città divenuta capitale del  Principato longobardo ci pensano Associazioni come la “Erchemperto”  che tradisce già con la denominazione la sua appartenenza: Erchemperto fu monaco longobardo di Capua e visse nella seconda metà dell’undicesimo secolo. Dalla sua penna conosciamo, attraverso una “Storia dei Longobardi meridionali” , una vissuta e coinvolgente partecipazione alle vicende drammatiche che agitarono il  Medioevo del nostro territorio.Quel passato burrascoso e affascinante ritorna sabato 24 e domenica 25 in quell’ Orto dei Semplici voluto da Matteo Silvatico, medico ed autore dell’Opus Pandectarum Medicinae.

La mattina dalle 10 alle 13 e il pomeriggio dalle 16 alle 19, di entrambe le giornate, la Tisaneria “Nemus” offrirà tisane speciali preparate ancora con le erbe del Giardino. 

Il resto qui, la e-zine dove ho ripreso a scrivere.

Vino, simbolo e rito

Leggendo qui potevo scegliere tra un viaggio tra i chiostri partenopei e una passeggiata in Georgia. Ho scelto la seconda, scritta da Anna Maria Brogi ,che mi ha portato a spasso nel paesaggio e nell’architettura, nella storia e nell’habitat della regione situata tra il Mar Nero e il Caucaso. E’ stato esaltante capire che l‘elemento decorativo  sulle facciate delle chiese è il tralcio di vite  con grappoli pendenti, bassorilievo che si impone, colore su colore, sulle  diverse tonalità della pietra porosa che dal giallo va al rossastro fino al   verdino.

La vite sembra essere proprio l’icona della Georgia, così capace essa stessa di far assaporare il gusto vellutato dei suoi vini rossi che   rappresenta.  Secondo l’articolo ” la si ritrova persino nella chiesa della fortezza di Ananuri,  lungo la vecchia strada militare costruita dai russi che congiunge Tbilisi con  Vladikavkaz nella repubblica russa dell’Ossezia del Nord valicando il Grande Caucaso.L’uva è l’abbondanza, il  banchetto, la festa, la vendemmia”.

In Georgia sostengono che il termine “vino”, per la cronaca simile in quasi tutte le lingue europee (vin, wine, wein…),  ” derivi dal georgiano “gvino”. L’uva è molteplicità, varietà nella simbologia. Ogni villaggio in Georgia ha il suo vino. La regione ne vanta   oltre cinquecento. In questa terra di spiriti liberi, estrosi, vige ancora   l’uso di fare il vino in casa. Al tempo della vendemmia ci si sposta nei  villaggi per comprare l’uva. C’è chi arriva dalla capitale Tbilisi, per poi spremere addirittura l’uva in appartamento.
L’antica tradizione è quella del vino in giara, interrato e fatto fermentare per mesi a temperatura costante. Questo sistema è oggi  riprodotto, nelle cantine moderne. L’ uva, il vino, la giara, ossia simboli della terra e della vita. Nei villaggi resiste l’usanza di festeggiare il battesimo sotterrando una giara di vino nuovo.

Sulla pietra di chiusura viene inciso il nome del bambino. Sarà dissotterrata il giorno del suo matrimonio: da banchetto a banchetto.”

La Venezia di “Passepartout”


Fortuna che Mamma Rai ha “concesso” un altro spazio, “Bellitalia” a parte, ai Beni Culturali. Parlo di Passepartout condotto da Philippe Daverio. Nella puntata do domenica ( Rai 3 ore 13,20) protagonista sarà Tintoretto e le sue opere meravigliose all’interno della Chiesa della Madonna dell’Orto a Venezia.
Daverio ci porterà a spasso nel tempo, in dettaglio nel XVI secolo quando l’artista veneziano vive il suo maggior successo , arrivando quasi “a rinunciare al proprio onorario, accontentandosi di un rimborso spese, per realizzare un’opera di cui avvertiva la grande urgenza ideale: una serie di ritratti possibili degli artisti famosi d’allora, inseriti in un contesto di stralusso e sciccherie, che sembra quasi una feroce critica alle avidità infinite del mondo dell’arte”.

Qui per vedere “Il Giudizio Universale” di Tintoretto.E qui per “L’Adorazione del vitello d’oro”..