Mercurio e Vulcano

Secondo Italo  Calvino nel suo “Lezioni americane”, il lavoro dello scrittore deve tenere conto del tempo di Mercurio e del tempo di Vulcano. Prima di arrivare a questa intuizione brillante il Nostro percorre vari stadi di conoscenza con l’ acume straordinario che ho scoperto da poco e che lo contraddistingue.

E’ un’ avventura incontrare la verità dei suoi asserti, di quanto nel tempo dello scrittore converga l’immediatezza ottenuta “a forza d’agiti pazienti e meticolosi” e l’intuizione, “ che appena formulata assume la definitività”.
Ho fatto la scansione di un passaggio che illumina il punto di vista di Calvino.

“Mercurio e Vulcano sono entrambi figli di Giove, il cui regno è quello della coscienza individualizzata e socializzata, ma per parte di madre Mercurio discende da Urano, il cui regno era quello del tempo «ciclofrenico» della continuità indifferenziata, e Vulcano discende da Saturno, il cui regno era quello del tempo «schizofrenico» dell’isolamento egocentrico. Saturno aveva detronizzato Urano, Giove aveva detronizzato Saturno; alla fine nel regno
equilibrato e luminoso di Giove, Mercurio e Vulcano portano ognuno il ricordo d’uno degli oscuri regni primordiali, trasformando ciò che era malattia distruttiva in qualità positiva: sintonia e focalità. Da quando ho letto questa spiegazione della contrapposizione e complementarità tra Mercurio e Vulcano, ho cominciato a capire qualcosa che prima di allora avevo solo intuito confusamente: qualcosa su di me, su come sono e su come vorrei essere, su come scrivo e come potrei scrivere. La concentrazione e la craftsmanship di Vulcano sono le condizioni necessarie per scrivere le avventure e le metamorfosi di Mercurio. La mobilità e la sveltezza di Mercurio sono le condizioni necessarie perché le fatiche interminabili di Vulcano diventino portatrici di significato,e della ganga minerale informe prendano forma gli attributi degli dèi, cetre o tridenti, lance o diademi”. ( tratto da “Lezioni americane” di Italo Calvino)

Quando l’Orco esisteva

Per un articolo ho dovuto scandagliare un fenomeno inaspettato che mi ha molto coinvolto perché si occupa della tratta di bambini italiani avvenuta alle soglie dell’Unità e dopo.

Ho scoperto che a scuotere la polvere del silenzio sono stati i giornali americani, il “New York Times” in testa con un cronista vigile ed attento. A mettere la benzina sulla mia curiosità è stato un contratto stipulato in Basilicata con tanto valore di legge.
1866, il dì 30 Settembre in Viggiano. Colla presente benché privata scrittura ed originale si dichiara da Pasquale fu Nicola da una parte, e Pietro dall’altra,ambi di Viggiano, che sono venuti al seguente contratto. Esso Pasquale ha in presenza de’ i testimoni dichiarato, che dovendo per qualche tempo girare pel regno, oppure fuori regno per lucrarsi il vitto in qualità di musicante e dovendo all’oggetto portare alcuni garzoni ha chiesto al cennato Pietro che gli avesse dato i suoi figli a nome Francesco e Vincenzo anche musicanti, uno di violino e l’altro d’arpa; il quale di buon grado vi è condisceso con patto però che il Pasquale dovrà trattare i ragazzi suddetti come propri figli, come pure li dovrà calzare, vestire e somministrargli tutti i mezzi necessarii al vitto”.
Il contratto si spinge in dettagli  e porta anche la firma del Regio Console generale, all’epoca dei fatti tale Ferdinando De Luca. Niente paura: è un normale contratto tra adulti consenzienti per scambiarsi merce,
certo, ma che tipo di mercanzia? Bambini.  Oggi leggiamo inorriditi di turismo sessuale, di nuove schiavitù, ma cosa c’è di nuovo? Il cuore dell’uomo sembra essere lo stesso. Forse è cresciuta solo la nostra sensibilità e la consapevolezza. E dobbiamo continuare a nutrirla.

Ho scoperto che in Italia era normale “acquistare” un bambino.Parlo di un territorio percorso dai fremiti rivoluzionari, dalle camice rosse armi in pugno, dai Sanfedisti e dalle idee di progresso.

Progresso…sottolineo..

Il potere di Matera

Pubblico un altro boccone della “mia” Matera che verrà pubblicata a giorni su carta a Salerno.

Matera è spettacolo puro. C’è da sperare che rimanga tale anche per le future generazioni. La città lucana è un “unicum” e non solo per i centocinquanta siti di culto, compresi in un lasso temporale che dall’alto medioevo giunge fino al secolo XIX, strettamente legati ad ogni fase storica, sociale e religiosa del territorio.

La città ha saputo scrivere un quinto vangelo con una “via crucis” straziante fatta di sacrifici e sangue,crocifissioni e tormenti. Lo spessore esistenziale di Matera afferra al di là delle parole con quegli spazi scavati,trasformati dalla mano dell’uomo che ha ricavato vita dalla roccia. Una resurrezione cantata oggi dopo il confino di Carlo Levi ad Aliano.
Provvidenziale esilio dell’ intellettuale antifascista che, con il “Cristo si è fermato ad Eboli”, scrisse pagine memorabili per la Lucania, additando alla neonata democrazia italiana la vergogna di uomini costretti a vivere come bestie. Il regime non poteva prevedere che il suo confino si sarebbe trasformato nella salvezza di Matera. Quando lo scrittore arriva in Lucania le condizioni di vita erano ormai al tracollo. Lo dimostra l’altissima mortalità infantile: in Italia nascevano centododici nati morti su mille nati vivi; a Matera i nati morti erano quasi triplicati. Una vergogna che fu denunciata dalle pagine dell’opera più famosa di Carlo Levi. Fu il clamore del romanzo ad attirare i numerosi uomini di cultura e politici, a stanarli dal Palazzo. Nel ’48 vi arriva Palmiro Togliatti. Nel 1952 Alcide De Gasperi.Lo stesso statista, nel 1954, firma la prima Legge Speciale per lo sfollamento dei Sassi.
Fu così che due terzi di tutti gli abitanti della città dovettero abbandonare le loro case,trasferirsi in nuovi rioni per decisione dello Stato. Una violenza certo, ma una violenza necessaria.

Era la prima volta al mondo. Furono chiamati a raccolta i più grandi sociologi, antropologi, architetti ed urbanisti del tempo.

Si occuparono di Matera Piccinato, Quaroni e Aymonino,volti a progettare i nuovi quartieri della città che avrebbero accolto le 15.000 persone sfollate. Anche questo fa di Matera e dei suoi Sassi un “unicum”.

Dedico questo post a Marcello,Cica,Ray,Vuotopieno ed Agharti.

La via delle acque

A fatica, munita di tutti i “conforti religiosi” (ben pagati) della Vodafone, lascio un brevissimo post.
La creazione degli insediamenti umani è indissolubilmente legata all’acqua, nel bene e nel male.

Il rapporto tra uomo ed acqua non è sempre stato pacifico. Un esempio su tutti: il Tanagro e le sue piene che affliggevano a vario titolo il Vallo di Diano,ex lago pleistocenico gomito a gomito con la Lucania. Ogni medaglia ha due facce. Lo stesso fiume indisciplinato rese possibile un primitivo insediamento industriale negli Alburni. Negli inizi del secolo scorso si potevano ancora contare trenta mulini ancora operanti in questa fetta di salernitano. E sono
ancora là frammenti di torri, pale in legno e macine, gli stessi che, spesso di proprietà feudale o ecclesiastica, macinavano il grano con la forza dell’acqua.
Non solo il Tanagro, ma anche i suoi affluenti come il Nero. Né fu da meno il Calore poco più lontano. “Self help B 1872 T”, ossia una scritta in inglese scolpita sul portale di uno di questi mulini alburnini.Essa convalida una tesi sostenuta da alcuni storici: che in Europa tra il 1830 e il 1875 i maggiori costruttori di mulini erano americani o inglesi. Una curiosità che andrebbe appurata meglio.

 

Matera forever

Domani un’altra “tranche” del salernitano: le maioliche di Vietri sul mare (Sa). 

Un collega giornalista, dallo sguardo decisamente penetrante, mi scrive la “sua” Matera che mi pare degna della massima attenzione. Un poeta arabo che vide la cittadina di notte la descrive come un cielo stellato.
Secondo lui della città va considerato il “motore” della macchina, cioè quel capolavoro di bioarchitettura che è il prototipo del sasso come macchina energetica (acqua, calore,smaltimento dei rifiuti). Il vero motivo della decadenza di Matera (incredibile ma vero) è la scoperta dell’Australia. La lana australiana rende antieconomico l’allevamento delle pecore fra Puglia e Lucania, di cui Matera era il centro. Il resto lo fecero i “risanatori” del Novecento (mi pare negli anni Venti), quando trasformarono la fiumara che cinge l’abitato in strada di circonvallazione.

La condizione disastrosa di Matera nel Dopoguerra si deve proprio al fatto che la città non era più Matera, ma un rudere stravolto e impoverito. Se guardiamo bene gli edifici, non ci sono solo i sassi scavati nella roccia, ma anche molte costruzioni che dalla roccia aggettano in avanti, con dettagli architettonici di grande finezza “civile” e “borghese”. Pietro Laureano, l’architetto che ha curato il dossier presentato all’UNESCO, ti può dare notizie interessantissime. Matera è una variante lucana delle città costruite in zone dove l’acqua scarseggia (vedi Africa settentrionale), pensate non solo per captare ogni minima stilla, ma addirittura per “fabbricare” l’acqua utilizzando i processi chimici della condensazione del vapore a bassa temperatura. Io feci un servizio a Matera nel lontano marzo 2000, e ricordo che l’impressione più forte la ebbi proprio dalla visita al Sasso dove l’architetto vive con la famiglia,praticamente senza accendere mai il termosifone.

La pietra e lo Spirito: Matera

Ho appena mandato alla redazione un nuovo articolo. Stavolta mi sono occupata di Matera.
Ne lascio qui un boccone..

Cosa succede quando un uomo d’ingegno usa lo scalpello? Quando, al contrario del pittore, toglie materia invece di aggiungerne? Semplice, crea un “David” o un “Ercole Farnese”, un’opera d’arte insomma che nasce armonica sotto la sua azione decisa.
Ma quando questo lavorìo non mobilita un unico pezzo di pietra o di marmo? Quando interessa una fetta di territorio cosa succede? Semplice, nasce Matera. Nasce sotto l’azione di tanti scalpelli e tante mani, l’antica Mateola, come la chiamò Plinio. La cittadina è stata forgiata così dall’uomo, poco importa se siano state le innumerevoli comunità religiose che vi si sono avvicendate oppure gli insediamenti umani. Togliere materiale, questo è stato il “backstage” della città lucana protetta dall’Unesco, patrimonio dell’umanità. Nel suo “tutto vuoto”, armonico ed essenziale ci si perde, làddove per ricavare lo spazio si è tolta pietra su pietra dalla parete originaria. Nasce per sottrazione, Matera.Eppure è ricca come una matrona. Se ne è accorta l’industria cinematografica con “Passion” di Mel Gibson, e tanti altri registi.

Se ne accorse l’illuminato intellettuale che fu Pier Paolo Pasolini:”Il Vangelo secondo Matteo” ha avuto come magnifica scenografia la città lucana. Pasolini ne fu conquistato e vide lontano, vide prima dei tanti giapponesi che rincorrono là immagini di pietra, oggi.
Matera è materica. E parla. E parla senza remissioni. (I parte)

Qui un frammento di “backstage” del film..