Il mio “tour” d’arte

Tra 24 ore saremo a due passi da Assisi.

Il programma di massima, corroborato da qualche telefonata alle IAT, è pronto. Sto cercando di ottimizzare il tempo senza corse e senza sbavature di rilievo. Accanto a Spello, Bevagna, Montefalco, Foligno non può mancare Perugia alla quale dedicheremo almeno una giornata. E gironzolando nel web alla ricerca di dati, ho scoperto angoli della città cui si associa l’arte di Pietro Vannucci.

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Conto di visitare il Duomo e lo scrigno di bellezze posto nel Palazzo dei Priori.

Mi ritroverò davanti ai capolavori del Maestro di San Francesco, Arnolfo di Cambio, di Nicola e Giovanni Pisano, Duccio di Buoninsegna, Gentile da Fabriano, Beato Angelico, Benozzo Gozzoli, Piero della Francesca, Agostino di Duccio, Francesco di Giorgio Martini, un cospicuo nucleo di dipinti di Pietro Vannucci, detto il Perugino, oltre alle opere di Pintoricchio, Orazio Gentileschi, Pietro da Cortona,Valentin de Boulogne, Sebastiano Conca, Pierre Subleyras, Jean Baptiste Wicar.

Un piccolo cammeo sarà, nella visita, la Sala dell’Orologio.

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“Inserito nella torre campanaria del palazzo,l’antico e raccolto ambiente con volte a crociera prende nome dalla suggestiva trasparenza del quadrante dell’orologio pubblico che dal 1867 scandisce, con puntuale e ritmica cadenza, la vita degli abitanti della città. Nella prima metà del secolo XVI, data la contiguità con il refettorio,  fu sede degli “spenditori”, incaricati degli acquisti per la mensa dei priori. Tale utilizzazione è attestata dalle decorazioni araldiche presenti sulla volta e rinvenute durante l’ultimo restauro”.

Souvenir della Liguria

Fresco tremava il monte di Lerici d’olii azzuri

davanti al battello tra le luci della Spezia

mentre l’inverno accarezzava l’alba

con mani dolci di brezza,amare di sole;

e la barca di Shelley come in una stampa

dove il verde smarrisce nell’azzurro

approdando accorava l’aria di Porto Venere;

poi scorse il mattino e tutto fu bianco.

Ma tu, Italia, sei l’alba degli inverni

primaverili nel golfo della Spezia. 

P.P. Pasolini

L’antico Phasis

Per motivi professionali mi sto occupando in questi giorni di un paese alburnino dalla storia fascinosa: Sant’Angelo a Fasanella.

Premessa.

Scrivo alburnino per i vicini Monti Alburni, ribattezzati con un pò di fantasia “Le Dolomiti del Sud”. La roccia e l’acqua hanno ruoli da comprimari.

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Le cascate dell’Auso

Il silenzio di Sacco è complice della stesura di un breve saggio che vuole far conoscere gli aspetti meno noti del territorio, ivi incluso l’artigianato e le tradizioni popolari ancora vive..

S.Angelo a Fasanella vanta una storia che vado scoprendo da sempre di più.
Una leggenda legata a S.Michele incuriosisce i turisti, ma storicamente il paese alburnino ha una storia non meno seducente.
In sintesi si potrebbe dire che muore un paese e ne rinasce più a monte un altro, più idoneo alle mutate condizioni storiche.

Il sito risulta dalle ricerche ricadente sotto il governo del primo Principe longobardo di Salerno Siconolfo e rientrante nel gastaldato di Lucania insieme agli Alburni; lo prova la divisione datata 847 d.C. tra lo stesso Siconolfo e Radelchi di Benevento.

“Phasis” muore più a valle e nasce S.Angelo grazie ad una caverna, porto franco per gli antichi abitanti scampati alla distruzione del paese voluta da Federico II in seguito alla congiura di Capaccio.
Un inciso.

La presenza dell’ antico sito a tre chilometri dall’attuale centro urbano ha dettato la toponomastica medioevale del nuovo aggregato. Infatti “dentro la terra” è ancora chiamata la parte più antica con i ruderi di un Castello Normanno e la chiesa di S.Maria Maggiore; di contro “sopra la terra” è indicata la parte nuova di S.Angelo a Fasanella.
Un paese, rinato nel Medioevo con vari punti di forza, non ultima una posizione meglio difendibile e non soggetta alle piene dei fiumi che, da che mondo è mondo, hanno decretato la nascita e la morte delle aggregazioni umane.

Aggiornamenti

Adottata come seconda patria l’Emilia e Romagna, reduce da un viaggio verso la Liguria ( S.Terenzo, Lerici, 5 Terre , La Spezia), non ancora paga e satolla di tanta trasferta, in questi giorni, mi “imbarco” in questa nuova avventura.
Lei è una donna della quale tutti a scuola abbiamo sentito favoleggiare.La storia della sua famiglia ” ha origine da Sigifredo, di stirpe longobarda, che proveniva da Lucca”.