La speranza e il deserto

Psicologo e sociologo, Giancarlo Milanesi, è l’autore di quanto pubblico.

Non so se fossero o meno diretti a qualcuno questi versi che sento miei e veri di quella verità che non si può negare senza correre seri rischi di impaludamento. Lui è morto nel 1993, ma mi pare ci abbia lasciato un inequivocabile segnale di speranza ed un insegnamento.

Ci sono esodi in cui i piedi non camminano/ nella terra asciutta della certezza, / ma nascono convulsamente/ tra le onde del dubbio e della sofferenza. Ci sono esodi in cui l’acqua che ti arriva alla gola – sei solo a metà/del Mar Rosso – non ti lascia vedere sull’altra sponda/ nient’altro che arido deserto,/e qualche rara oasi dove poter srotolare la tenda e tirare il fiato.

Eppure ci sono più promesse di resurrezione/ in questi vagabondaggi rischiosi nella contraddizione tortuosa della nostra esistenza/ che sui rettilinei improbabili del successo, / se non altro lì, e solo lì, dopo aver ingoiato/ tutta l’amarezza del mondo e, dopo aver approdato boccheggiante alla spiaggia della speranza,/ ti è dato di riconoscere che il risorgere è un dono,/ e che una nuova vita è possibile solo dove la morte è stata spietata.

Per questo so che le tue pasque/ saranno giorni di liberazione.

Il gigante verde

Un territorio cambia.

Non parlo delle mutazioni geologiche o geomorfologiche e nemmeno di quelle che ruotano attorno ai poteri costituiti che lo amministrano e vi si avvicendano. Il territorio cambia soprattutto nelle nostra percezione. Può essere la città dove abbiamo lavorato o la casa nella quale siamo nati. Queste considerazioni che sembrano peregrine nascono dalla correzione delle bozze del mio saggio dedicato al Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano. Il corso del tempo ha avuto su di me la funzione di uno scalpello, di una pialla, di uno strumento che modifica, insomma. Oggi non guardo al territorio con l’ingenuità di prima…

In quello che venti anni fa era noto solo come Cilento sono stati compiuti sforzi mal ripagati, desideri inappagati e speranze deluse, eppure l’area di 180.000 ettari ha una sua valenza ancora da scoprire. C’è una presenza che fu scelta come emblema stesso del Parco ed inserita negli elenchi internazionali delle specie in via di estinzione.Si tratta della “Primula Palinuri” che connota la costa cilentana che porta il nome del nocchiero di Enea e non la connota da oggi. La pianta, una endemica che predilige la roccia calcarea, ha un “pedigree” invidiabile,considerata com’è una eredità del periodo paleolitico.

Vis poetica

Beatrice non è tipo da passare inosservata.Io l’ho conosciuta e posso garantire. Il suo blog non si legge tanto per annoiare il tempo. La sua poesia è una sirena il più delle volte. Sebbene io la conosca da un pò e le abbia “predetto” ( ma c’era poco da indovinare, viste le sue doti..) i riscontri che lei ha avuti, i suoi versi continuano a lasciarmi di stucco.
Questi, per esempio…

Upside down

Domani non va in onda “Bellitalia” come in genere accade da autunno in poi ogni sabato e nonostante la puntata sia stata preannunciata sabato scorso. Io so la notizia in via confidenziale. Eppure la rubrica aveva subito anche una improvvisa variazione nella programmazione. Ne avevo fatto menzione qua. La vicenda di “Bellitalia” mi sembra paradigmatica.

Questi fuori programma dovrebbero ormai lasciarmi indifferente: faccio la giornalista e so quanti disguidi possono capitare. Eppure mi fanno riflettere. Mi fa riflettere l’aria che tira e non solo tra la gente che conosco un pochino. Non so individuare tutte le ombre e le luci di questi scenari attuali. Sento un clima pesante, una intolleranza, una stagnazione cui pochi sfuggono, un rifugiarsi nel proprio piccolo mondo poco importa se sia un blog o casa propria. Chi ha fatto della informazione la sua cifra stilistica e il suo destino non può tacere e limitarsi a commentare come se nulla stesse accadendo.

L’Università, e la scuola in generale, odora di fumo e di incendio. Forse siamo l’unico paese occidentale ed industrializzato che non investe nella ricerca quanto sarebbe intelligente fare.In contraltare abbondiamo di raccomandati, cialtroni, corruttori e corruzione, programmi insulsi. Tutto consequenziale. Una miscela che sa essere esplosiva. Basta vedere gli studenti in piazza come non capitava da tempo e la recessione che mette in crescente difficoltà la famiglia media italiana e le fasce più deboli. E la chiudo qui per stasera.

About il “mio” Parco Nazionale

Il mio saggio avrà una prefazione. L’ho saputo per certo da chi me la scriverà. Non ci avevo pensato fino ad ora e temevo fosse tardi. Non è così. Per scaramanzia non dirò ora quale firma aprirà il mio libro, ma chi mi segue può intuire. Il saggio mi è venuto più voluminoso del previsto; spero che le immagini piaceranno agli eventuali lettori. Ho dedicato al Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano ben 11 capitoli: uno riguarda la scoperta della misteriosa “tomba del Principe” del V secolo A.C., uno illustra i termini dialettali antichi, uno è dedicato ai suoi gioielli di famiglia( la flora), uno si occupa di strumenti antichi scomparsi per i quali svolsi una ricerca di archivio…ect.

Era nato come accompagnamento ad un DVD di mio marito, ma a breve viaggerà da solo. Il “mio” Parco è ben rappresentato da questo fiore...

Il genio e la vertigine

Stamattina, nella Galleria Borghese, ci siamo avvalsi di una guida della Soprintendenza molto preparata.

Sono rimasta quasi in lacrime davanti al “Davide con la testa di Golia” di Caravaggio , tela della quale conosco la genesi. Michelangelo Merisi la crea mentre è fuggiasco a Napoli nel 1609: ha ucciso un uomo ed è stato condannato alla decapitazione. Le fattezze di Caravaggio sono affidate alla testa di Golia che gronda sangue. Il Papa ricevette la tela e gli fece grazia. L’artista decise di tornare, ma muore a Porto Ercole di “febbre maligna” a soli 39 anni il 18 agosto del 1610..

E mi sono emozionata pure dinnanzi al “Ratto di Proserpina” di Bernini. Qui trovate una descrizione dell’opera che a me ha impressionato non poco ( e non solo me..) per il movimento della mani del Dio che affondano nelle carne di lei. Sembra plastilina quasi non marmo. Il cane a tre teste, guardiano infernale, abbaia ai piedi delle divinità. Il suo manto è satinato, procedimento che si ottiene con una strategia scultorea particolare.

Il Genio della scultura barocca italiana lavorava da adolescente, come prova un piccolo gruppo scultoreo appoggiato ad una delle consolle. Per quanto riguarda poi “L’Apollo e Dafne” ho imparato una curiosità che testimonia la teatralità di Gian Lorenzo.

Il gruppo ,un’opera marmorea in scala naturale, iniziata dal Bernini a ventiquattro anni, eseguita tra il 1622 e il 1625 era collocata nella stessa stanza della Villa, ma in origine stava su una base più bassa e ristretta, appoggiata alla parete verso la scala. A chi entrava allora, Apollo in corsa si presentava di spalle, compariva quindi la ninfa in fuga in un crescendo della sua metamorfosi: la corteccia avvolge gran parte del corpo, ma la mano di Apollo, secondo i versi di Ovidio, sotto il legno sente ancora il battito del cuore. Quindi la scena si
chiude, Dafne si è trasformata in alloro per sfuggire al divino aggressore.