La mia tv didattica

Questo fotogramma raffigura una giovane ricercatrice del Polo universitario di Napoli, intervistata da Federica,uno dei miei studenti.E’ solo un esempio dei tanti che vanno a documentare l’attività del Laboratorio di Videoproduzioni che, con mio marito, ho allestito a scopo didattico presso un Istituto cittadino. Ora ho allestito anche una Tv nel web dove sto raccogliendo i lavori prodotti.
L’ho battezzata con un nome greco per fare memoria di chi ha tessuto il nostro passato, incidendosi nel nostro Dna.

Il brivido del passato

Domani sarò a presentare Elea ( meglio nota come Velia e dai miei conterranei come Ascea addirittura) a due classi di un Istituto Superiore. La cosa è già accaduta e mi pare abbia avuto un certo riscontro anche per merito della passione che contraddistingue il mio eloquio ( e rido qui ) e del movimentato Power Point che ho approntato: è a prova di abbiocco con tutti gli effetti speciali e le slides che non lasceranno far cadere un secondo di attenzione ai 60  malcapitati studenti. Vedo già le facce compiaciute delle prof. di italiano che, al solo citare Elea, hanno un brivido manco si trattasse di Rodolfo Valentino.

Ma il brivido in più che vivrò io domani lo scrivo qua: la lezione ( o l’incontro con i ragazzi che dir si voglia) avverrà nell’aula speciale dell’Istituto. Un tempo, tanti anni or sono, in quella stessa vasta aula io seguivo le lezioni di letteratura inglese di Franco Moretti, fratello del regista, e di storia del teatro e dello spettacolo con il prof. Achille Mango, mai compianto abbastanza per quello che ci ha lasciato.

Franco Moretti ora insegna alla “Stanford University” in USA.

L’ho rintracciato e gli ho scritto prima di Natale.

Lui mi ha risposto. Della serie: quando volgersi indietro regala un bridivo…

Il silenzio e il piacere

Un Pon a scuola è capace di dare stimoli se fatto a dovere.
Come addetta alla pubblicità ed alla comunicazione  mi sento a mio agio come un savoiardo nel tiramisù. Da pochi giorni mi sono ancora cimentata con Paint  per creare i manifesti.

La faccenda mi rilassa e mi diverte. Lavorare da sola, isolata ed in autonomia ha i suoi svantaggi, ma non solo quelli.
Capita di volersi isolare quando arrivi alla consapevolezza che c’è malessere attorno, che molti scaricano le proprie frustrazioni sugli altri.
E’ rilassante operare senza colleghi rompiscatole, presenzialisti, invidiosi, ciarlieri, gente con la quale relazionarsi con tutti gli inconvenienti del caso. Lavorare da soli sa essere un piacere a tutti gli effetti.
La gente spesso la trovo noiosa. Ripetitiva.Io amo imparare, capire, ma mi accorgo che nei rapporti umani, il più delle volte, questa è utopia.
Amo isolarmi nel silenzio. Non ne parliamo se poi c’è in gioco la mia serenità!
Magari lavoro poco, ho il cellulare spesso vuoto, vado dal parrucchiere e al cinema di rado, risparmio su molti fronti..
…ma mi sta bene così.


Naturalmente natura

Qualche amico mi scrive per sapere cosa mi stia accadendo così aggiorno, sebbene malvolentieri. Qualcuno mi ha ritenuta preda addirittura del mal di vivere, della depressione  solo perchè creavo qualche verso, di nuovo ,dopo tanto tempo.

Quindici giorni di esilio in città mi sono bastati per mandare in tilt i pochi neuroni rimasti a collaborare nella mia scatola cranica. Le malattie di mia madre ( leucemia poi Alzheimer) con l’andirivieni e l’agitazione a casa sua tra badanti che si ubriacano e problemi vari, il dovermi occupare ( con mio marito) anche di mia suocera di 87 anni malata, la patologia di mio cognato (ora  Brescia dove stanno tentando di salvargli la vita) hanno reso inderogabile una sosta qui in un paese lontano e sperduto dove mi fa compagnia il silenzio ed il crepitare della legna nel camino.

In questo periodo vedo solo malattia, morte, dolore.

In città mi è mancato questo silente sole, la luce della natura che si riverbera nell’anima,il campo di violette timide sotto il mio albero di loto, l’ ondeggiare assorto delle chiome degli ulivi.

Sto facendo il pieno.

Mi occorre per quanto mi aspetta al rientro…

L’abbraccio di Vivaldi

Antonio Vivaldi ha potuto perfezionarsi e perfezionare la tecnica musicale, i tremuli, i timbri perchè aveva a disposizione una orchestra tutta per sè, cosa eccezionale per l’epoca: le orchestre si riunivano in date occasioni e si scioglievano.
Cromatismi, scale ascendenti e discendenti,una musica wagneriana le “Quattro stagioni”.

La sua era una delle orchestre più famose del mondo, composta dalle fanciulle più dotate del Seminario musicale di un Orfanotrofio femminile. Il “prete rosso” incentivava le fanciulle più dotate a coltivare il loro talento;e se le vecchie allieve andavano via c’era sempre un livello di prestazione invidiabile per il ricambio di abilità e la scelta.

Maestro di violino, Antonio Vivaldi compose una musica figurativa che ricorda la pittura di Canaletto, secondo Uto Ughi.