Napoli, isola filosofica

E’ appunto la forza meravigliosa di Napoli, quella di opporsi fieramente alla mondializzazione, alla banalità delle altre grandi metropoli. Con le sue bellezze e le sue contraddizioni. Chi passa non soffre i disagi quotidiani, prende solo il meglio. Ma questo meglio è forte. Se vado a Berlino o a Londra torno uguale a come ero partito. Napoli no, talvolta ti esaspera ma non ti lascia mai indifferente. E’ la strada e la sua vita che soprattutto mi attira. Ogni via di Napoli diventa spettacolo. Napoli non è solo una città. E’ un concetto, una somma di valori, un modo di vivere anticonvenzionale. Oggi in Europa seguono tutti gli stessi modelli. Napoli, invece, è ancora ( e spero a lungo) un’isola filosofica fatta di noncuranza, ironia, malizia, fatalismo, acutezza, intelligenza, calore umano.

Domenique Fernandez, Accademico di Francia.

Ildegarda,la moderna

L’ascolto di Ildegarda di Bingen mi ha spinto a conoscerla meglio.
Tra il 1147 e il 1150, sul monte di San Ruperto vicino a Bingen, sul Reno, Ildegarda fonda il primo monastero e, nel 1165, il secondo, sulla sponda opposta del fiume. È una persona delicata e soggetta alle malattie, tuttavia, raggiunge l’età di 81 anni affrontando una vita piena di lavoro, lotte e contrasti spirituali, temprata da incarichi divini.
Se la Scuola Medica salernitana non avesse già in S.Caterina di Alessandria la sua patrona io opterei per un’ altra candidatura al femminile, quella di Ildegarda, una mistica cui non difettavano né conoscenza nella materia di Ippocrate né intuizione scientifica.

Lei,il cui nome di battesimo significa “colei che è audace in battaglia”, conosceva nel suo corpo la sofferenza a causa di una salute malferma. Nella sua straordinaria modernità d’intuizione Ildegarda era convinta che, data la inscindibile relazione fra l’uomo e l’universo, il malessere dell’uno si ripercuotesse sull’altro, perciò, per raggiungere o riacquisire il benessere psico-fisico, l’essere umano doveva ri/attingere le energie necessarie dal mondo circostante, essendo parte del tutto, giacché i suoi disturbi dipendevano proprio dalla perdita dell’armonia con l’ambiente esterno.

Il “mio” Cilento su Rai Due

Non amo particolarmente farmi pubblicità, ma il mio territorio merita di essere meglio conosciuto e al di là degli stereotipi. Lascio qui una notizia in attesa del mio saggio in tema ( l’editore ci sta mettendo una vita…).
Il mio documentario “Cilento” che qua si può visualizzare completo  verrà mandato, in formato ridotto, da Rai Due venerdì p.v. nella rubrica “Montagne” alle 9 e 15.