Resta, Neda..

Ringrazio Simone che ,sotto il post precedente, mi ha lasciato questa perla accorata e di pregio, una memoria a lei dedicata da un esule iraniano. La evidenzio per tutti…

Resta, Neda, canta con la tua gente nelle strade, grida lunga vita alla vita! Abbasso la morte! Dì al sole di spendere. Dì al freddo di andarsene. Non te ne andare Neda.
Resta, Neda, guarda questa città, le fondamenta scosse dei palazzi, quanto sono alti gli aceri di Teheran. La ‘polvere’ ha reso l’aria irrespirabile per gli oppressori. Non te ne andare, Neda.
Resta Neda non avere paura, é il frastuono dei fuochi d’artificio, non dei proiettili, é la scintilla di un fuoco, noi siamo in fiamme, noi siamo il fuoco,Grazie ai manganelli e agli spari noi siamo fuoco ardente.

Non te ne andare, Neda. O Neda, o Neda respira, alzati, batti sulla gabbia, esci dalle sbarre.

Non te ne andare, Neda. Non te ne andare, Neda, aspetta, guarda oltre le nuvole. Sua signoria il Sole vuole che vieni anche tu, é proprio come te, ma non te ne andare, Neda.

Per non dimenticare

Neda,il suo sangue mi impone di diffondere anche qui la notizia del suo assassinio.

Lei è diventata il simbolo stesso della resistenza in Iran.

L’ avevo già segnalato nella mia bacheca in Face Book. Ora lo faccio qua, in questo spazio che aprii quando il mio blog Splinder mi stava stretto, quando troppe chiacchiere vuote mi stordivano.


Souvenir da San Miniato

Questo post mi ha fatto volare a Firenze che lasciai a malincuore mesi fa. Ci sono arrivata tramite Cristina Bove.

E l’emozione di quell’arrivederci a San Miniato del gennaio 2008 fluttua ora nei pensieri.Ci ero arrivata dietro il consiglio di un amico e collega fiorentino.
Qui
chi volesse guardarsi la città di Dante e San Miniato, raccontate dal mio amico che apre uno spiraglio ignoto sulla Firenze, capitale di Italia, “nata” dal genio di Giuseppe Poggi.

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Sedotta da Palinuro

Sono a Palinuro per qualche giorno.

Ho il collegamento in camera, ma il mare è troppo azzurro per potergli sottrarre più di 5 minuti. Lo faccio stasera perchè la magia del luogo lo impone e mi obbliga alla narrazione. Del resto il nocchiero di Enea è molto vanitoso..

Viene voglia di berlo questo azzurro radioso, che gareggia con il cielo come un Casanova e tu non sai se ti rapisce di più l’odore di un luogo ( pericoloso: ha visto tante tempeste, ndr) che si spinge verso il Tirreno  o il colore della sua gente, la vivacità e l’accoglienza, i negozi disciplinati e con prezzi accessibili.Incredibile!

Sei sedotto dai sapori ( come il pescespada alla griglia appena mangiato,ndr), dallo scenario che puoi avere dinnanzi ( cosa a me capitata durante pranzo e cena, con brezza regolamentare), ossia il golfo e il promontorio che porta il nome del nocchiero di Enea. Domani accarezzo l’idea di una escursione. Mai sentito parlare del circuito delle grotte marine? Ho trovato nel web anche questo link.

p.s. Palinuro, sulla cui sommità è sito un faro, separa il golfo di Salerno da quello di Policastro.

 

Attorno alla tavola rotonda

Un evento, per me stimolante,si è concretizzato nel “mio” territorio di caccia. Ed è stato oggetto di un mio articolo.

So che qualche amico ( Nunzio, prendendone uno a caso!) ha piacere di essere aggiornato su quanto di nuovo sta avvenendo sul territorio cilentano. Questo è l’incipit di quanto verrà pubblicato a breve su “Agire” di Salerno.

“La tavola, luogo e tempo della convivialità, è atta a vincere le distanze tra gli uomini con i suoi riti fecondi, capaci di mettere tutti d’accordo. Se,poi, la tavola è rotonda va ancora meglio. E per tutti.

“Due diocesi, una storia, un territorio” è stata una tavola rotonda, anzi un tavolo rotondo, come campeggia nel manifesto che ha pubblicizzato l’ evento svoltosi a Piaggine il 19 giugno scorso.L’impegno necessario per approntarlo ha ripagato gli organizzatori, direttore di “Unico” ( settimanale in edicola: questa copertina emblematica è dell’edizione di due settimane fa) in testa, in funzione anche di moderatore del rilevante evento.

Accadimenti si dipanano lontani da Salerno e fruttificano. Ma la città se ne accorge?

Eppure “Due diocesi, una storia, un territorio”  ha visto il concorso di presenze di spicco, convenuti della Sala Polifunzionale di Piaggine con un proposito ferreo: dialogare e costruire ponti tra Cilento e Vallo di Diano. Un target invidiabile centrato in pieno, a giudicare dagli esiti. Si farebbe torto all’evento se si usassero toni da “understatement” : è indiscutibilmente saggia la dialettica prefissa e messa in opera con pazienza certosina dai partecipanti..”