Evviva il pane genuino ect

L’afa si va smorzando, per fortuna.
Segnalo una bella iniziativa attuata nel Cilento e nel Vallo di Diano. Ho dedicato ad essa un articolo già pubblicato.
Ne lascio qui un lacerto.
Nessun parco, poco importa se parco o Parco con la maiuscola, ha una valenza profonda se la sua storia non è intrecciata al cammino dell’uomo.

Non è volontà di antropocentrismo che obbliga a questa premessa, ma la consapevolezza che l’antropizzazione di un’ area, poco importa quanto piccola essa sia, produce effetti eclatanti, interagendo con un territorio.
Molti gli eventi che, dalla costa all’interno, prosperano in estate nel nostro Parco Nazionale, quello che tra Cilento e Vallo di Diano si spalma per quasi 180.000 ettari. Numeri da maggiorata.

L’area è stata, ancora una volta, scenario per un evento “doc” dal 17 al 19 luglio scorsi.
Valle dell’Angelo (Sa), il più piccolo Comune del territorio, si è adeguatamente prestato come scenografia, e non solo, per “Il cammino del pane”, ovvero “step” by “step” seguire il prodotto prelibato che , all’epoca dei forni a legna veniva creato “ipso facto” nelle case dei cilentani.

Non è stata poca cosa ripercorrere uno dei momenti più rilevanti della nostra tradizione rurale, un rito che arriva, con il prodotto finito, sulla tavola come nessun altro prodotto di gusto. Sembra di sentirlo l’odore del pane cotto, la sua fragranza, quel calore che dal lavoro alacre dei campi produce convivialità. La manifestazione di Valle dell’Angelo ha dato spazio, attraverso varie modalità, alle fasi che stanno a monte del pane, ossia la raccolta del grano e le successive fasi della mietitura.
Nella cultura delle popolazioni è ancora palpabile e vivo questo passato.
E se “Il cammino del pane” ha voluto evidenziare l’importanza che l’agricoltura tradizionale riveste nel mantenimento della biodiversità, questo è anche merito dei contadini, “Apa Biodinamica” in testa.
L’Associazione ha voluto arginare il “trend” di una chimica che avvelenava e di pratiche agronomiche che mirano ( e miravano) solo all’aumento quantitativo delle produzioni, a scapito della qualità delle stesse.
Presente con un suo stand a Valle dell’Angelo tra il 17 e il 19 luglio scorsi, “A.p.a.”, ovvero la Associazione Produttori Agricoli, si prefigge da tempo il recupero del territorio e lo fa in modo anche originale.
Adotta un contadino”, per esempio.
Non è una “boutade” da buontemponi: l’iniziativa dal nome decisamente brillante prevede il “soddisfatti o rimborsati”, il che non è poco. Convinta che senza i contadini, muore l’agricoltura tradizionale, l’ A.p.a. si è mobilitata arrivando anche a vendere a Salerno prodotti genuini, che più genuini non si può.
Olio extravergine, frutta rigorosamente di stagione, pasta creata a mano, verdura fresca che attraverso il progetto “Chilometro Zero”, si avvicina al consumatore come mai accaduto in questa epoca del “mordi e fuggi”.
Ma come si può adottare un contadino? La domanda non è peregrina. “Colui che adotta, all’inizio dell’anno, versa al contadino, quale anticipo, una somma di denaro per aiutarlo ad affrontare le prime spese. Il contadino, da parte sua, fornirà una lista con relativi prezzi di tutto quello che produrrà durante l’anno.
Inoltre si impegnerà a comunicare al suo sostenitore i prodotti via via disponibili. Gliene fornirà una quantità prestabilita come assaggio e il valore relativo; a tale quantità verrà sottratto dall’importo versato anticipatamente. A questo punto il sostenitore potrà prenotare i prodotti di suo gradimento”. La spiegazione data si commenta da sé.
Ma c’è di più. “Se i prodotti realizzati dai contadini soci non soddisfano il bisogno ed il gusto del sostenitore, egli potrà scegliere di sostenere, e quindi di acquistare, da un altro contadino”.

Formattando

Prima di partire per il mio portatile è stata decisa la totale formattazione ( da tempo aveva un andamento basculante e tentennante!) il che vuol dire una rivoluzione in piena regola.
All’ opera si è votato come un missionario ( con zelo e qualche improperio…) l’erede al trono ( come definisco Angelo, mio primo figlio).
Ora il mio Pc schizza veloce, ma diversi programmi devono ancora essere installati. Devo anche dire che non ne necessitano le mie destinazioni delle prossime settimane: Acciaroli, Capo Vaticano e l’Alto Cilento.

Nathalie Du Toit

Prima di partire evidenzio le parole di Nathalie Du Toit :”L’acqua non ha barriere architettoniche” , messaggio che ha siglato la sua partecipazione ai Mondiali di Roma 2009, vincendo una sfida ben più importante delle medaglie.

Qualche dato per chi non conoscesse Natalie. Sudafricana di Cape Town, lei era una nuotatrice di grande forza e competitività: tornando a casa da un allenamento a soli 17 anni, ha avuto un incidente in motorino, e quando si è svegliata la sua gamba sinistra era stata amputata sopra al ginocchio.

Qui per chi volesse approfondire la conoscenza con questa donna coraggiosa che ha dato una lezione a tutti, atleti e non, di resistenza. E , noi, di esempi così ne abbiamo urgente bisogno!


Glycyrrhiza, la rossa

Ho scritto questo di istinto ieri notte. Sotto un post. Ora, rielaborato, lo lascio qui.

Ci sono giorni che , snocciolate una dopo l’altro le caramelle dolci, ti rimane solo della liquirizia, di quella calabrese il cui succo, a detta di Discoride, giova nei casi di raucedine. E di gola si tratta in quei giorni quando la afonia dissipa il mordente della parola e cheta ogni velleità.Nel deserto che ti appresti ad attraversare te ne fai scorta come gli Sciti, intrepidi e  irriducibilmente canonici. E di ogni altro alimento puoi far a meno ma non del succo di liquirizia. Quando son sola e quando le tue braccia mi cingono.

Glycyrrhiza glabra vollero chiamarmi quando dalle fasce non potevo ancora ribellarmi come ora. A te mi ribellai, ma fu tutto inutile: il sigillo mi hai impresso e ho alzato bandiera bianca.

Come la nera pasta bollivo nella mia rossa conca , segregata dagli ulivi che amavo e affidata alla cure di un albero di noce. Seppi divenire pure “sassolino dello Jonio” dal semplice bastoncino di legno grezzo dall’aroma quasi mistico come quelle navate di chiese sconsacrate che sognavo nelle notti di giugno.

Il razzismo su ArcoIris

Da un pò di mesi mi arrivano notizie ( e newletters) da una bella realtà del web: “ARCOIRIS“.

Si tratta di una televisione accessibile gratuitamente da Internet che, a differenza di una Tv tradizionale, può essere scelta: lo spettatore può decidere cosa vedere in qualsiasi momento, senza più vincoli d’orari e palinsesto. L’offerta di titoli è costantemente aggiornata e proviene sia da filmati che giriamo noi direttamente che da contributi esterni.

In questo video ascolterete Moni Ovadia, Luigi Ciotti, Ash Amin, Boris Pahor e Laura Balbo parlare di razzismo, in “auge” purtroppo( e di nuovo) nella Penisola, nata grazie all’azione garibaldina e piemontese, unita giocoforza con un Sud soggiogato e ormai ripiegato nel vittimismo. L’Italia tricolore, insomma, la stessa costruita ( ahimè) dal sangue dei partigiani e di tanti eroi, più o meno celebre, prendo due nomi a caso: Falcone e Borsellino.


Persano “off limits”

Per ben due volte ho inutilmente tentato di fare entrare le telecamere di “Bellitalia” Rai 3, qui, ma non ci sono riuscita anche perchè l’ex sito di caccia borbonico è gestito dall’Esercito Italiano. In compenso mi sono vista per diverse volte in onda un sito gemello, ma allocato in Piemonte, patria dei Savoia e nemici dei Borboni.

Dedicai alla vicenda un articolo che, in sintesi, è possibile leggere “on line” qui.