Scatti dalla Vucciria

Con gioia pubblico quanto lei mi ha gentilmente mandato, ossia uno scatto “made in Sicilia” che mi è piaciuto  particolarmente, come mi piace ogni spicchio di tessuto sociale autentico.

Ritrae , sue testuali parole, “due omini alla Vucciria noncuranti di niente e di nessuno, che ammazzano il tempo che sembra non sfiorali. Neanche si sono accorti della nostra presenza e dello scatto della digitale”.

A questo punto sono, da inguaribile ed impetitente curiosa, decisa a capire come nasce il nome di battesimo di questo mercato.
Ad ogni buon conto, chi volesse conoscere la vivace realtà palermitana può consultare questo sito.


La magia in una strada

Sabato prossimo “Bellitalia” Rai 3 darà ancora spazio ad un luogo che , dopo la patria di San Francesco, è il simbolo stesso del Natale. Si tratta di questa strada che congiunge perpendicolarmente due decumani.

E’ sufficiente seguire i loro percorsi per giungere a quel caleidoscopio di colori, suoni, voci che è la via dei presepi: venendo da via Duomo, vi si arriva attraverso il Decumano Maggiore (via dei Tribunali) o il Decumano Inferiore (via San Biagio dei Librai).

Copio e incollo da Wikipedia. “La strada in epoca più antica era chiamata platea nostriana in quanto il XV vescovo di Napoli, San Nostriano, vi fece costruire le terme per i poveri.

Nella strada sorge la storica Chiesa di San Gregorio Armeno, fondata attorno al 930 sulle fondamenta dell’antico tempio di Cerere. Solo nel 1205 la chiesa viene intitolata al santo omonimo”.

Lo confesso a fatica ( è grave per una salernitana cultrice della storia quale mi fregio di essere) : non ho potuto ancora  percorrere la magica via napoletana dei Presepi.

Ma rimedierò, lo giuro sulle buon’anime di Marotta, di Rea, dello stesso Petito che dette voce ad un eccelso Pulcinella.


L’autunno della Cantora

Aveva l’affetto
della coda dello scoiattolo,
il picchio dal becco avorio
e l’ombra distesa sulle colline.
Godeva l’abbraccio del cielo
ruggine di foglie,
ghiande sul filo
per collane bambine
e il bronzo della luce
sulle ali dei passeri
venuti alle radici


Mi piace assai questo lasciato dalla Cantora..
Sarà per l’odore di campagna che trasuda, di natura che manca all’uomo contemporaneo..
Sarà per l’immagine che riproduce deliziosamente l’anima dell’autunno, stagione anticamera dell’aspetto ctonio, della morte invernale della terra. Me lo faceva notare, con arguzia, lo spirito chimico che, ancora, alberga in mio marito: questi colori ruggenti come un broccato nascono dal disfacimento della materia..

La quercia di Cristina

Le bellezze di Italia

Consigli per gli acquisti.

Domani a “Bellitalia” andrà anche la Costiera Amalfitana, per la precisione Atrani, il comune più piccolo d’Italia ( poco più di un chilometro quadrato). Il servizio è in onda ridotto, ma ugualmente emblematico dei luoghi perchè mostra  un lacerto di costa poco noto. Il lavoro è stato registrato tre anni fa.

Spazio sarà dedicato anche: alla Trento celebre per il Concilio, a Barbariga, in provincia di Brescia, alla Bologna nella quale Federico Zeri ha donato il suo archivio ect.


“Oi dialogoi”

Ora che l’ambiente qua si è sufficientemente riscaldato di ottime argomentazioni è bene evidenziarle.
Ringrazio il mio amico Marcello e Mozart, al secolo Andrea Bloise.
Marcello: “Da mozartiano non posso che gioire di questo spettacolo. Anche se non lo prenderei come un film biografico sulla “vita” di Mozart, Amadeus era già un bellissimo film, sfarzoso e pieno di bella musica, che ha meritato tutti gli Oscar che ha vinto. Dal tuo resoconto, intuisco la bellezza della rappresentazione teatrale che probabilmente, nella sua essenzialità, arrichisce il gioco delle parti di ulteriori sfumature.
Mi piacerebbe sapere dagli interpreti come si sono preparati per calarsi nei panni dei vari personaggi, Mozart, Salieri, ecc. che sicuramente richiedono molta versailità…hanno avuto come punto di riferimento il film? Oppure l’hanno utilizzato come base di partenza per “costruirci” sopra qualcosa?”
Andrea : ” Gent.le Marcello, sicuramente il film lo abbiamo visto tutti… il dato saliente è uno. E cioè che il testo teatrale Shaffer lo ha scritto nel 1979, mentre la fortunata trasposizione cinematografica è stata da lui e dal regista Milos Forman effettuata solo nel 1984: il testo teatrale sia nella sua prescrizione testuale quanto didascalica fa riferimento a un linguaggio quale quello teatrale appunto pluricodico, ma al tempo stesso incapace di spiare ed esporre i minimi dettagli così come può fare un obiettivo cinematografico, in particolare se dotato di zoom.

Con questo cosa voglio dire… i due testi, quindi film e testo teatrale, sono in molte parti diversi e, di conseguenza, i personaggi necessitano di diversa carica interpretativa. L’inettitudine del mio Mozart è molto più caricata rispetto al grande Mozart di Tom Hulse in quanto a teatro non ho il contesto fisico che mi aiuta… cosa che invece il cinema, al quale si chiede un certo naturalismo può e deve fare. Proprio l’assenza di ambienti fisici, quali il vero palazzo di Schonbrunn, i diversi teatri, l’impossibilità di passare realmente dalla casa di Salieri a quella di Mozart (per citarne alcuni) fanno sì che a teatro bisogna giocare molto di più sulla parola, sulle tonalità e soprattutto godere di un testo teatrale scritto con una qualità tale da rasentare la perfezione. Per Shaffer l’assenza della città di Vienna è stata superata con una creazione geniale: i Venticelli, che nel film non ci sono e non ce ne sarebbe bisogno, sono i portatori di voci, rappresentano il gossip della città di Vienna.


Finisco lo sproloquio, affermando che sicuramente il film può essere stato un punto di partenza ma poi tutto è stato rielaborato, vivendolo giorno dopo giorno, anche cominciando a scherzare tra noi attori utilizzando le battute del copione… una forma di immedesimazione se così la si può chiamare. Ancor di più, per quanto mi riguarda, ho visto crescere man mano il legame con Mozart. Inizialmente pregustavo l’idea di interpretarlo ma mi appariva estremamente lontano caratterialmente, eppure prova dopo prova, ascoltando anche le sue splendide composizioni, ci siamo sensibilmente avvicinati fino a diventare amici per la pelle!”

Marcello: ” Ovvio che in tutto questo la mano del regista è fondamentale, una su tutti è stata l’idea grandiosa: l’idea di rendere i Venticelli non più due ma tre e soprattutto farli interpretare da tre donne, mentre nell’Amadeus messo in scena da Polanski con Salieri interpretato da Barbareschi (non l’abbiamo ancora visto), i Venticelli erano interpretati da due, senza offesa per nessuno, “panzoni”, probabilmente un appesantimento della performance rispetto a quanto avviene nella nostra edizione con queste tre donne leggere e inciucione…
Mi piace molto la frase ci siamo sensibilmente avvicinati fino a diventare amici per la pelle! Credo che l’efficacia drammaturgica del vostro spettacolo, che non ho visto ma di cui l’amica Marzia mi ha parlato diffusamente con l’entusiasmo che le è proprio per l’arte, dipenda anche da questa felice immedesimazione. La tua risposta è stata esauriente e chiarissima…grazie!
Un’ultima cosa: trovo l’idea di far interpretare i “venticelli” da 3 donne a dir poco geniale. Perché mi rimanda ai personaggi delle 3 dame della Regina della Notte del Flauto magico, un bel riferimento intertestuale!”

Andrea :” In realtà l’idea del regista è derivata dalla famosa citazione rossiniana “LA CALUNNIA E’ UN VENTICELLO”, ovviamente giunta dopo Mozart ma che riassume in sé la natura stessa dei venticelli shafferiani… loro rappresentano la calunnia, l’inciucio, la voce sfuggevole del volgo nonché la leggerezza femminile…”