Il dado è tratto

La data è stata fissata per le riprese di “Bellitalia” a Benevento che avevo preannunciato qua a grandi linee: il 21 e il 22 marzo Marco Hagge si occuperà del capoluogo sannita, partendo dal governo di Roma e transitando verso i Longobardi, “comme il faut”.

Ne vedrò delle belle…e , forse, le racconterò.

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Consigli per gli acquisti

Nel cuore della Toscana dei liberi Comuni e delle autonomie municipali difese con le unghie e coi denti, c’era il quartier generale del Sacro Romano Impero. Era la rocca di San Miniato, attorno alla quale si è sviluppato uno dei centri storici meglio conservati d’Italia.


Presa di peso dalla presentazione della puntata di domani di “Bellitalia”, l’ incipit del post introduce ad uno dei rari momenti di soddisfazione in un deprimente panorama televisivo italiano.

Bisogna rifarsi la bocca davanti a palinsesti forti di gare canore truccate, premi taroccati e scandali, news che tali non sono ( la corruzione a tutti i livelli è una cifra stilistica che accomuna tutto lo stivale).
Ecco, allora la costiera amalfitana e il nuovo auditorium costruito a Ravello ( infuriano le polemiche), Venaria Reale, il Golfo dei poeti in Liguria domani su Rai 3, ore 12 e 55,  ossia qualche “boccone” di Penisola da guardare  provando piacere e non noia o disgusto.

Un assaggio di Benevento

Ok,ok, nessuno ha voluto cimentarsi nell’indovinare la città “misteriosa” del post precedente. Eppure dai link si evinceva con assoluta sicurezza…

Non mi resta che sottoporvi senza remore nè rimpianti l’antipasto ( realizzato dal mio cineasta di fiducia)  della Benevento che ho visitato, in attesa del servizio che “Bellitalia” le dedicherà.



Attenti a quei quattro

Sono quattro ladri africani che tentarono di rubare il tesoro del potente santo locale?

C’è chi ha ricamato una storiella sulla leggenda.
Ma c’è modo di conoscerne meglio la storia.

Certa è la loro provenienza e che, fin dal loro primo arrivo in città, il gruppetto in porfido è collocato nell’angolo sud-est della facciata sud della basilica, a ridosso del muro del Tesoro.

Indovina indovinello di quale città si tratta?

Quando i destini si incrociano

Radio 24 sa ancora stupirmi.

Da due giorni ascolto questa trasmissione che, in data 15 febbraio, ha mandato in onda una puntata sulle spedizioni spaziali con dettagli inediti ai più che accendono interesse e curiosità sul lancio dello Shuttle Challenger più sfortunato, ossia quello del 28 gennaio 1986, tempi di guerra fredda. Quella missione inaugurava un nuovo programma “Teacher in space” e mandò in onda il primo civile, una professoressa che insegnava scienze al liceo.

Qui per ascoltare la storia di questa missione spaziale particolare e sfortunata.


Consigli per gli acquisti

Torniamo a noi, dopo il “bagno”  ( o tuffo se preferite) nell’Italia adolescente  brufolosa anche a settanta anni, immersa a sguazzare in televoti e trasmissioni ad alto contenuto intellettuale, condotte da esseri androgini e animate dalle sassaiole verbali.
Io mi sono ripresa dalla noiosa settimana sanremese grazie alla trasmissione “Destini incrociati”, Radio 24, condotta e creata da Giacomo Zito.

E mi son ripresa via Podcast a tal punto da suscitarmi un post.

Lo si può leggere qua, dove ho scavato, accompagnando la narrazione della nascita di quel grandioso movimento che prende il nome di Surrealismo e che nella “Residencia de Las studentes ” di Madrid vide il suo primo vivaio.

Rimango in tema di arte con questo film che, a mio modesto parere, narra una Italia vera e non virtuale come quella che abbiamo subito, quasi per una settimana, su Rai Uno tutte le sere. Con la bionda e riccioluta. Subito dopo i pasti.


Contenti e scontenti di Italia

Con stasera ci siamo tolti il pensiero.Come quando si va dal dentista, più o meno..

Accontentati i vertici Rai ( gli sponsor son bei soldini, cazzarola !), gli sponsor che quest’anno strabordavano, accontentati i cultori di “Amici” e compagnia cantando, accontentato persino il rampollo reale con tenore al seguito che, non sapremo mai come e perchè, è arrivato in finale con una canzone autobiografica e banale.

Accontentati, grazie all’intervento di San Costanzo, gli operai che hanno potuto ( almeno a Sanremo) far sentire in Eurovisione  rabbia, tensione e preoccupazione per una Termini Imerese che non deve chiudere, costi quello che costi, come non devono chiudere le aziende che hanno costruito questo Paese in mano ai manigoldi, a chi permette ai cinesi qui di lavorare, schiavi e senza i minimi sindacali, stipati come sorci nelle cantine.
Molto meno contenti: i tanti altri operai a rischio o che hanno perduto il lavoro, quelli che avrebbero voluto avere spazio su quel palco, l’orchestra che ha dato luogo ad una protesta in diretta che mai si era vista prima,lanciando e accartocciando gli spartiti, la galleria che ha fischiato il suo disappunto vistosamente e ripetutamente,  i cantanti esclusi come Malika Ayane, ripescata grazie al Premio Speciale, i cantanti esclusi già da subito ( non resta che sperare che qualche Cd venga comprato di quelle canzoni; Arisa e Cristicchi , secondo me, non meritavano l’esclusione).

Scontenti anche coloro che, come me, avrebbero preferiti un Bonolis invece della presentatrice in misure ”mammacheallatta”, ma che almeno un lavoro ce l’ha, lei la Antonella nazionale.

E un giorno, me lo sento, scopriremo che la vittoria non fu decisa da nessuna giuria popolare…

In nome del Capo, augh!

Il processo di globalizzazione ha ridotto le barriere spazio-temporali fra i vari popoli ed ha reso centrali i processi informativi. Il controllo del sapere e dell’innovazione, favorito dall’esplosione dei sistemi di telecomunicazione, è divenuto un problema fondamentale…[..]

Questo ha anche contribuito allo sviluppo di una società comunicazionale, in cui sono divenuti importanti i significati immateriali (Cipolla) e si è diffusa una sensibilità estetizzante riflessa nella crescente differenziazione degli stili di vita…[..] Nelle comunità virtuali l’identità è più destrutturata che nel mondo fisico.
Questa è solo una briciola di uno studio sociologico condotto dal prof. Paolo dell’Aquila su quanto si agita da anni nel web.
Mi occupai tempo addietro di quelle che gli analisti chiamano Tribù telematiche.

Ripropongo la lettura perché è salutare per chi si nutre di web e per chi vive quasi 24 h. su 24 h. incollato ad uno schermo, ma non per lavoro, bensì per riempire vuoti o solitudini che siano.