La Isabella della Bellonci

maria_goffredo

Abbordando questo romanzo di Maria Bellonci, mi sono incuriosita per una scrittura che si presenta, al tempo stesso, raffinata ed opulenta come una matrona.
Da una ricerca scopro uno dei trucchi che la rendono quasi unica, ovvero il sapiente recupero di sostantivi e aggettivi, rigorosamente “d’epoca”.

Questa scelta cromatica lessicale rende il racconto più vero, ancorato alla realtà rinascimentale; ne sono un esempio le descrizioni ricche di colori esotici — «l’abito color berrettino» o «gli occhi color tanè» — e di suffissi — «il cuore rapinoso» — che sembrano prese in prestito da autori come Boccaccio, Bembo e Alberti.
Che sarà mai il color tanè ?
E’ presto detto.
“Color tanè = termine oggi del tutto disusato, adattamento dal francese “tanner” (conciare) che indicava un colore –  derivato per la concia, da una corteccia d’albero (l’ontano) – tra il rossiccio e il nero, simile al cuoio vecchio.”

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3 pensieri riguardo “La Isabella della Bellonci

  1. Lo sai che hai ragione? E lo sai che ti devo ringraziare perchè non ci avevo pensato?
    Non accade solo con lei, mi hai dato una chiave di lettura che mi sfuggiva.

    Grazie, un abbraccio (e delle tue composizioni che mi regali, ne vogliamo parlare? Grazie…).

    clelia

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