Matilde ed Ildebrando

Per chi non vive a Reggio Emilia è arduo capire che  cosa significhi il percorso matildico.

Parlare ad un reggiano di Matilde, soprattutto se ha la fortuna di abitare sulla collina verso Canossa, San Polo, Quattro Castella, è come nominare una vicina di casa, una persona di famiglia, una contemporanea.

Rimando qui i curiosi e gli amanti della storia italiana che vede nel territorio che governò la contessa un punto di forza durante il Medioevo. Matilde, di stirpe longobarda che proveniva da Lucca, era figlia di Bonifacio, morto assassinato nel 1052. Dopo la scomparsa prematura anche del fratello e di una sorella maggiore, toccò a lei, ad appena nove anni, l’eredità di un territorio che si estendeva dalla Toscana a Mantova. Sposata, per motivi politici, con un nobile della Lorena, Goffredo il Gobbo, restò pochi anni presso il marito. Tornata in Italia con la madre, si dedicò al governo del feudo nel momento in cui esplodeva il contrasto tra Papato e Impero.

Ne furono protagonisti il monaco Ildebrando, acclamato papa nel 1073 col nome di Gregorio VII, e il giovane imperatore Enrico IV. Con la dieta di Worms, Ildebrando venne deposto e diffamato. Tra i seguaci dell’imperatore si distinse anche il marito di Matilde, che fu assassinato di lì a poco.

Il mio interesse per la signora di Canossa si radica nella stessa storia che accomuna Salerno e questo lacerto di Emilia e che si concretizza nella figura di Ildebrando, poi Papa Gregorio VII, esule nella mia città dove si spense.

Nel Duomo di Salerno riposa da secoli.

L’epitaffio del suo sarcofago recita:” Ho amato la giustizia e ho odiato l’iniquità: perciò muoio in esilio”.

Gregorio venne canonizzato nel 1606.

Dapprima rinchiuso in un sarcofago romano riutilizzato, il suo corpo nel 1954 fu dapprima trasportato per pochi giorni a Roma per essere esposto al pubblico, e poi fu risistemato nella Cattedrale salernitana in una teca d’argento, dove si trova tuttora.

Durante i riti per la Festa patronale a Salerno in processione viene portata anche la statua di Gregorio VII.

Appunti da un viaggio

Due parole sulla Villa a Tivoli di fresco affrontata in un “vis-a-vis” atteso da tempo.

Dimora sfacciatamente barocca, la magione si erge in posizione dominante come si addice al suo creatore, il figlio di Lucrezia Borgia.
Ippolito, cardinale con velleità di carriera, ha lasciato ovunque le tracce degli Este, a cominciare dall’eroe di famiglia, quell’Ercole dalle tante fatiche che campeggia con il blasone un po’ dappertutto. Il Parco presenta numeri da maggiorata fisica tra cannelle di acqua, peschiere, tubature e fontane.

Ma se dopo una visita a Villa d’Este capita di passare anche da Orvieto, nulla di strano se si dimentica il già visto: la cittadina umbra regala la vertigine con il duomo e non solo con quello.

Orvieto sorge  eppure è racchiusa, avvolta su se stessa a mò di chiocciola, tra stradine visibilmente di impronta medioevale. Eretta  su di un poderoso blocco di tufo, Orvieto mi ha sedotta.

Non voglio dilungarmi sui suoi aspetti religiosi e mistici ( non ne possiedo l’estro e manco il tempo) , ma  accenno alle ricchezze  artistiche  per le quali lascio solo qualche nome : Beato Angelico, Benozzo Gozzoli, Luca Signorelli.

Connessione permettendo, conto di tornare sulla Cappella di San Brizio e sul contenitore straordinario che la ospita da ben oltre 500 anni.

Lo giuro sul parmigiano!


L’utile e il dilettevole

Sabato sono di partenza verso la terra dove mio figlio lavora da quasi 5 anni.

Gli abitanti della regione, per definizione, son nomati i meridionali del Nord.

Parlo dell’Emilia Romagna che, come si intuisce, ho visitato in lungo e in largo, gustandone le varie connotazioni artistiche, architettoniche, paesaggistiche,urbanistiche e storiche. E, of course, anche gastronomiche..
Siccome all’utile va sempre unito il dilettevole, nel mio programma è progettata, in occasione della XII settimana della Cultura, una tappa a Tivoli.

Le Peschiere

Ho prenotato un B&B ben sapendo che se per la visita di Villa d’Este bastano poche ore, per Villa Adriana, la regina delle ville imperiali,  il “vis-a-vis” sarà più laborioso.

Pochi conoscono l’esistenza di un Museo Didattico , a Tivoli, del restauro del libro con uno spazio dedicato alla pergamena la cui produzione, in epoca classica, è attestata dai ruderi di un impianto per la calcinatura delle pelli: calcinarium, rinvenuto in zona Colle Nocello, all’interno di una villa romana.

Lo spreco e la Parola

Sprecato
sforzo sprecato
perduta l’occasione
dilapidato il tempo
scialacquato il soldo
sciupato l’entusiasmo
seppellito il talento
ho sbagliato?
Vertan
vertane Mühe
verpasste Gelegenheit
verplemperte Zeit
verschwendetes Geld
vergeudete Begeisterung
vergrabenes Talenthabe ich mich vertan?

Non mi occupo di teologia nè di notizie riguardanti la Chiesa, ma devo fare una eccezione con la lettera pubblicata ( e tradotta) di un teologo tedesco, un uomo che mio marito ed io stimiamo molto, Hans Küng.
Riporto qui parte di quanto ho scritto sotto il post .
Della lettera, rivolta ai vescovi tedeschi,mi piace sapere della sua dialettica con l’attuale Papa, il suo mettere pacificamente in discussione l’operato e la teologia ortodossa. Mi piace perchè Küng dà voce ad una ( secondo me) larga fetta di credenti che non si sente rappresentata almeno dai tempi di Paolo VI.
Mi piace sottolineare quella che secondo me, nella lettera, è la “summa” della lacuna, ovvero l’aver disatteso lo spirito del Concilio Vaticano II .
Non mi pare poco.

Grazie

Mio cognato non è più con noi.All’anagrafe si chiamava Giuseppe come il nonno, ma in molti lo chiamavano Pino o Peppe.
Ora che il dolore, il disagio, il senso di impotenza, la disperazione sono alle spalle sento di dover ringraziare quanti, tra conoscenti e amici, hanno condiviso questo tempo concitato nel quale il fratello di mio marito ha combattuto la sua ultima battaglia.
Il mio grazie per la pazienza con la quale mi avete ascoltato, il sostegno dato, i consigli.
C’è più di una lezione che il tempo della sofferenza reca con sè. Le riflessioni più intime le terrò per me, ma lascio in pubblico un commento semplice: durante periodi così comprendi quanto condivisione e solidarietà non siano parole dominio della retorica, come tante che ascoltiamo.
Grazie a chi, via cellulare, via mail, via sms, di persona o per telefono mi ha testimoniato il suo affetto e ha confortato queste interminabili ore trascorse.
Grazie.