Confesso:segnalando, mi segnalo.

Domani parto per il mare e sarò isolata, ma desidero festeggiare un piccolo successo con questo video, creato da mio marito durante una eclissi paziale di luna.

Riassunto delle puntate precedenti.

Da qualche tempo seguo questo forum, professionalmente stimolante ed aperto a 360 gradi sull’universo delle tecnologie, dell’innovazione sociale, della disabilità, dello sviluppo sostenibile, della educazione dei giovani,  della responsabilità sociale e cultura digitale. Questi sono i punti cardinali della loro bussola.

Quando posso lascio in un thread “ad hoc” le notizie che, di volta in volta ,mi si affacciano e che reputo degne di attenzione. Notizie delle quali si tace perchè troppo impegnati in “spetteguless” e “nciuci” politici.

Parlo, per esempio, della notizia sulle Nanotecnologie dove una giuria internazionale premierà i migliori progetti con 600.000 euro, messi a disposizione da Veneto Nanotech e IMAST ( Il distretto tecnologico sull’ingegneria di materiali polimerici e compositi e strutture).

Parlo di questo Concorso che ho segnalato qui, dove ho ascoltato un file Mp.4 interessante ed innovativo.

Il Concorso mi pare degno di nota perchè sposa creatività e videoproduzione.

Di rado chiedo pubblicità per il mio sito, che curo personalmente, dedito al recupero ed alla valorizzazione di quanto ha creato il nostro presente , il nostro essere “hic et nunc”.

Stavolta l’ho fatto. Così mi ritrovo , un pò intimidita lo ammetto, tra Exibart, il Fai, Artsblog e siti quotati a livello nazionale ed oltre.

Vanità di vanità, certo, ma che aiuta a vivere…

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Dalla Bic alla satira “doc”

Lascio una notizia per i cultori della satira. Non è fresca come il “cocco”, ma nemmeno stantìa visto che la Mostra chiude i battenti in autunno avanzato, quando si raccolgono i funghi tanto per intenderci.

Allestita al Castello di Ussel a Châtillon e fino al 3 ottobre prossimo, la carrellata di questo straordinario disegnatore italiano sarà godibile grazie ad un allestimento scenografico di sicuro effetto.

L’evento con i disegni satirici, originali o riprodotti in tre dimensioni, è stato  pensato per valorizzare la struttura del Castello, edificato nel 1343 da Ebalo II di Challant, che rappresenta il primo esempio di castello monoblocco in Valle d’Aosta e conserva inalterato l’impianto originale.
Il castello, abitato dagli Challant fino al 1470, fu trasformato prima in prigione e poi in caserma, infine abbandonato nel secolo XVIII. L’ultimo proprietario fu il barone Marcel Bich, il geniale imprenditore che fece la sua fortuna lanciando sul mercato le famose penne a sfera Bic. Il barone, nel 1983, fece dono del castello di Ussel alla Regione autonoma Valle d’Aosta che ha scelto la via del restauro e l’ha destinato a sede di esposizioni temporanee.

Per centellinarsi le vignette basta dare una occhiata al Comunicato stampa che stempera, sala dopo sala, buona parte della produzione del grande disegnatore.

La sua versione video la si può fruire qua.


5 ragazzi per una Fontana

Roberta, Rachele, Antonio, Dolores, Mariangela, 5 nomi per 5 adolescenti che mi hanno commossa.

Non son perfetti, non sono di città e nemmeno griffati questi ragazzi, ma la loro buona volontà, la determinazione e il coinvolgimento dimostrato meritano il mio applauso ed uno spazio qui dentro.

Per il Mulino invece sono stati interessati Elvira, Antonella, Giuseppe e Rachele.

Dopo la pausa  a mare vedremo anche loro all’opera!

Il ghetto e l’anziano tiranno

Stracciamoci pure le vesti, gridiamo allo scandalo, per carità: è una vergogna quanto dalle cronache emerge, quando i giornali e le agenzie riportano simili maltrattamenti su un anziano malato.

Ma non lasciamoci fuorviare dalla vicenda tragica. Rimaniamo lucidi.

Non facciamoci prendere dai sentimentalismi di chi  si avvantaggia  di un bel parlare demagogico.

Quanto evidenzio deve essere di monito per tutti e non solo per le Istituzioni che latitano, per una assistenza sociale sotto pagata o inesistente, per ammortizzatori che qui in paese si chiamano vicina di casa, volontari Caritas o simili.

Se rifletto che, interpellata, nemmeno la Caritas cittadina è stata capace di aiutarci è una vergogna anche questa.

Sono molto amareggiata.

Piccolo riassunto delle “puntate precedenti”.

Oltre una madre in Alzheimer ho a carico “psicologico” ( e non solo) una suocera vedova da oltre trenta anni. Le cose son peggiorate soprattutto dopo la tragica morte di mio cognato ( per la cronaca, mia suocera aveva due figli solamente).  La vedova e le figlie si lavano le mani di tutto e noi, con una donna di 90 anni, stiamo vivendo una penosa odissea.

Potrei scrivere una sceneggiatura che avrebbe per titolo provocatorio: “Il ghetto dell’anziano”.

Anziani anche tiranni, capaci di sfasciare famiglie con le loro pretese.

Ecco io vivo da tempo così e mi barcameno per non vomitare odio su chi ci ha messo in questa drammatica situazione, dandoci in pasto a straniere mercenarie pronte  a tutto.

Et voilà, la Tofa!

Svelo il segreto o l’arcano se preferite..

Ho sbobinato la breve intervista realizzata ieri con la complicità (gradita e inaspettata,ndr) della signora Cosimina Passaro, abitante di Castel San Lorenzo (Sa).

E’ stata una faccenda spontanea, a dirla tutta: la signora rammentava un dettaglio relativo all’attività molitoria.

Questo Mulino fino  qualche decennio fa era ancora in funzione. La nipote del mugnaio ( Maria oggi è la fioraia del paese cilentano,ndr) mi ha raccontato che, quando suo nonno aveva finito di macinare il grano, si serviva di un espediente per avvertire la popolazione di Castel S.Lorenzo, un pò lontana dal mulino: utilizzava una grossa conchiglia, anche in dialetto si chiama”Tofa”. La suonava per segnale e la gente scendeva a ritirare la farina. Il suono veniva sentito forte. Era un mezzo di comunicazione efficace!


La tofa del mulino



Ieri mattina da una bella signora (Cosimina) ho ascoltato la narrazione di un dettaglio riguardante l’attività del mugnaio a Castel San Lorenzo (Sa).

Mantengo il segreto fino a domani pomeriggio. Intanto per stuzzicare la curiosità  copio e incollo dal web questa paginetta in relazione stretta con il dettaglio.

Chi indovina qual è?

La “TOFA” (altrimenti detta “Tromba marina”, “Bùccino”, “Bùcina”, “Bùccina” e “Corno sonoro”) è la conchiglia marina in cui vive il Tritone, un mollusco carnivoro di notevoli dimensioni, fornito di proboscide retrattile e sifone, divoratore di oloturie, stelle marine e bivalvi.[..].

Nell’antichità la Tofa veniva usata come corno da caccia. In tempi più recenti i pescatori incominciarono ad adoperarla come segnale di richiamo o di avvertimento per colleghi e/o famiglie.

Con il trascorrere degli anni, la Tofa è entrata a far parte degli strumenti a carattere popolare e, di conseguenza, della musica folkloristica. La Tofa può essere ad imboccatura dritta o laterale, secondo il punto in cui viene praticato il foro d’entrata per l’aria. Il suo suono è molto forte e varia sia secondo la tecnica d’insufflazione, sia dalla conformazione interna della conchiglia stessa.

L’uso di questo strumento, così particolare e suggestivo, va purtroppo scomparendo.Un ultimo cenno di riferimento all’ambiguità sempre presente nel folklore popolare: “buccinare”, significa divulgare dicerie, insinuare, raccontare fatti altrui con intenzione pettegola o maldicente.

Obiettivo sul Mulino

Uno degli ingranaggi del Mulino del Principe (Carafa) è stato così ritratto. Qui ho fatto cenno a questa costruzione che parla di un tempo antico.

Davanti al Mulino, ristrutturato a regola d’arte, alcune macine di pietra fanno bella mostra di sè. Una in dettaglio riporta la scanalatura dove si incastrava il perno.

La cassa contenente le due macine,con palmento fisso e mobile; su quest’ultimo, si nota un foro centrale (bocca) attraverso cui cade il grano da macinare proveniente dalla tramoggia. Quando il palmento mobile si appoggia a quello fisso e si mette in moto, si ottiene lo sgretolamento del chicco; la farina scende attraverso le scanalature fuoriuscendo all’interno della cassa. ( stralcio dalla relazione tecnica che si può fruire qua )

Uno scatto odoroso

Un pò stanca per le riprese, mi limito ad un invito: leggere questa “istantanea” scattata e tenuta  a riposare , serbata con il gelsomino e la lavanda. Ne vien fuori una limpidezza di tratto come di foto appena fatta…

Più tardi desidero soffermarmi sulle emozioni che mi ha suscitato la sua lettura.

Io mi affacciavo da pensieri piccoli
e spaziavo dall’orto giù alla stalla
il maiale grugniva nella melma
l’oca non starnazzava
era un suono di verso che coglievo
di terra nel morire
di passato già reso nella storia
mia personale e del paese assorto.

Lo confesso spudoratamente: il passaggio che riporto mi garba in quanto appartiene alla fetta di mondo nella quale mi sono autoisolata. Ma, al tempo stesso, lo percepisco come un coro capace di intonare all’unisono,  così su due piedi, una canzone, forte di una compatezza che la città non può possedere.

Con questo non intendo decantare più o meno bucolicamente la vita agreste: sarebbe miopia, la mia, suonerebbe demagogico  e,poi, poco riguardoso verso Cristina, questa sua reminiscenza poetica, ed in generale le sue ” creature” con le quali ancora lei è capace di rapire anche me in arabeschi di vita, trame di fili che giocano a rimpiattino con i significanti e i rimandi, che abilmente sanno essere paradigmatici.

Una esistenza, quella agreste dell’ istantanea di Cristina,che oggi guardiamo con evidente nostalgia.