Nunzio e la sua storia nascosta

San Severino di Centola non è lontano dal paese d’origine del mio amico cilentano Nunzio, creatore dei versi evidenziati da me qui.

Piaciuti molto al mio regista preferito, quei brevi versi hanno ricevuto una cornice tutta loro con questa descrizione: Nunzio Splendore racconta, coi suoi versi, la vita felice, di tanti bimbi, in un mondo dove anche le formiche rosse cercano una loro via.
E’ ormai sceso il silenzo sull’esperienza aspra e dura di chi ha vissuto, fino a non molto tempo fa, fra le mura del borgo.

p.s. la colonna sonora è prestata dal suono dell’organo del 1733 già menzionato qui.

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In Radio il Museo MAN di Nuoro e Scampia

Dal museo Man di Nuoro al difficile quartiere napoletano di Scampia per un percorso tra cultura e rivalutazione dei luoghi simbolo del nostro Paese che cambia. Ospiti della puntata Crisitana Collu direttrice del Man e Vittorio Emiliani; Daniele Sanzone del gruppo napoletano A67 e Luigi Pingitore documentarista, autori con lo scrittore Giancarlo De Cataldo di “Scampia trip” progetto multimediale che testimonia la realtà estrema ma anche vitale della periferia partenopea.

Questa puntata della trasmissione di Radio Uno “Il Trucco e l’Anima” mi spinge a divulgare una realtà  radiofonica assai poco nota, o almeno, non nota come merita.

Vi si ascolta un tessuto di esistenza  e resistenza, quello di Scampia, perchè farlo conoscere aiuta chi opera in prima linea a non sentirsi abbandonato.

Il Trucco (la maschera, la metafora) che rivela l’Anima (il senso, l’ispirazione). Come in un domino, un percorso di parole e suoni semplice ma imprevedibile, per raccontare da un evento all’altro arte, cinema, teatro, musica, libri…

Nella puntata uno spazio è stato dedicato alla Mostra di Ed Tapleton a Nuoro, allestita dalla fine di luglio fino al 3 ottobre.

“È uno tsunami di immagini quello destinato ad invadere il MAN di Nuoro a partire dal 29 luglio: una folla di centinaia e centinaia di immagini e figure di Ed Templeton, l’Andy Warhol o forse meglio il Basquiat dell’America di oggi. In Il Cimitero della Ragione, questo il titolo della mostra, foto, disegni, acrilici, sculture, video, clips, interventi sonori raccontano le storie, le emozioni e le frequentazioni degli ultimi quindici anni del vitale e dinamico Templeton”.


Omaggio a Clelia

E’ per lei che mio marito ed io abbiamo voluto questo dono, elaborato insieme al suo testo su di un filmato nostro in Lucania , tra i Sassi di una Matera divenuta Patrimonio dell’ Umanità.

p.s. la colonna sonora è prestata dal suono di un organo del 1733. Di  questo magnifico gingillo (che io ho veduto di nuovo 15 gg fa) si è potuta ricostruire la storia.  Il manufatto uscì dalle abili mani di Zaccaria Pinto, rinomato organaro nel 1733, presso la sua bottega dove appresero i riti dell’arte i suoi nipoti Francesco e Silverio Carelli.

L’antico strumento, secondo in ordine di tempo solo a quello della chiesa della Madonnna della Vittoria di Massa di Vallo (1731), ormai inservibile, è collocato, in cassa lignea ricca di dorature e intagli, su apposita cantoria ad andamento curvilineo, ornata di 24 formelle dipinte, di autore sconosciuto, ma certamente della Scuola napoletana del ‘700, di cui esiste anche un affresco sulla parete nord della chiesa, a firma Anselmus Palmieri, datato 1723.



Nadia e “Il libro degli haiku bianchi “

Fino a una settimana fa ignoravo la “vis” di Nadia Augustoni. Cerco di recuperare il tempo perduto con questa dedica.
Il merito della mia scoperta, manco a dirlo, va alla mia amica Anna Maria che ha curato presentazione e traduzione delle poesie.

“Dire la semplicità”: questa è l’impresa che i trentaquattro haiku di Nadia Agustoni affrontano, come dichiara l’autrice stessa nella nota iniziale, con la consueta frugalità piena, cifra del suo scrivere, dunque del suo esistere.

“Dire la semplicità” è “aria sui rami… puntura di vuoto”, eppure non è mai segno vuoto, in nessun caso un lancio a vuoto.

E, inoltre:

La resa in lingua tedesca degli haiku bianchi mette a nudo l’omonimia di due voci ricorrenti: il colore “bianco” – che compare nella raccolta come aggettivo e come sostantivo – e il verbo “sa”, entrambi, semplicemente, “weiß” nella lingua d’arrivo.

Il resto di Anna Maria qui.

Così ho potuto apprezzare di Nadia la poesia, con apporti di consueta frugalità piena, come leggo nella presentazione di chi l’apprezza da tempo.

Gli haiku son raccolti in un volume e  in minima parte pubblicati nel blog “Poetarum Silva” , ossia un blog collettivo la cui redazione è libera e svincolata da ordini di pubblicazione per generi, temi, tempi e scelte.

Invito tutti a soffermarsi, soprattutto, su questo post , a mio avviso godibilissimo.

Il Pericle di Paolo Rossi

E’ datato lo so, ma è sconcertante nella sua attualità questo monologo di Paolo Rossi.

Qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così. Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.


Il giocattolaio magico

Per i suoi concittadini lui è solo Nunzio S. il giocattolaio prediletto di tanti bambini( detto tra noi,  il suo operato si presta al testo di un Guccini, Vecchioni..), ma nessuno sa che lui tiene un bel blog.

Io lo vedo abbastanza spesso; Nunzio è sempre accogliente come nemmeno le mie sorelle sanno essere.

Lo vedo spesso se teniamo conto che , mediamente, i blogger che si frequentano non si incontrano manco una volta nella vita.

Per me lui è El Nunziante + tanti altri piccoli segreti che, con complicità sopraffina, mi legano a questo amico cilentano “doc”.

Non avrei fatto questa premessa solo per questo post a favore di una sacrosanta iniziativa che dà spazio ai bambini cerebrolesi. Rimandiamo, Nunzio ed io, a questo sito chi volesse conoscere meglio questa realtà.

Evidenzio Nunzio per questa sua vena creativa.

Consiglio ai naviganti: se ne tenga lontano chi non ama scarole, ulivi e la campagna in generale!

Grazie a Selva e ad Anna Maria ( unite dal mondo teutonico, ndr) ho aggiornato il link: l’ amico Nunzio ha ottimizzato l’audio.

Internet – iPhone= 1 a 0

In questi giorni c’è un gran parlare della morte di Internet.

Per semplificare le cose e far chiarezza copio e incollo l’incipit dell’ articolo di una bella mente e di una gran bella penna: Riccardo Orioles, giornalista italiano, punto di riferimento nel panorama delle firme giornalistiche in Sicilia, impegnato a contrastare la mafia e la corruzione. Alcune delle sue inchieste più notevoli riguardano i rapporti tra mafia e massoneria.

“Internet è morto”, dicono in questi giorni in America e l’idea, coi suoi tempi, comincia a venire fuori anche in Italia. Chi è Internet? È quel tizio strano – libero, senza padroni e, come le vecchie fontanelle pubbliche, aperto a tutti – che ha tolto il monopolio dei geroglifici ai vecchi scribi e faraoni e ha inventato di nuovo il vecchio democratico alfabeto
E perché è morto? Perché ora, con tutti gli apparecchietti nuovi dell’ultimo anno (iPhone, Android e compagnia bella) la gente le cose che prima trovava solo sull’internet le trova, ma più svelte e tascabili, su questi supertelefonini.

Però se le deve pagare, poiché questi cosi viaggiano a colpi di proprietà, con dei programmini speciali (le “apps”) senza cui non funziona quasi niente.
Così finalmente è morto il signor Gratis – ragionano i padroni – ed è finita la storia che chi vuole va e naviga di testa sua, su chissà che siti e con chissà che idee.
Purtroppo per i padroni, le cose non stanno proprio così. Intanto non è vero che il “vecchio” web è stato scavalcato da questo nuovo sistema.

La rivista che lo sostiene, Wired, su questo punto “bara”, nel senso che paragona arbitrariamente i contenuti dei due sistemi. Su uno viaggiano prevalentemente notizie e opinioni, sull’altro video e intrattenimenti, che “pesano” (come bytes) molto di più: come dire che siccome i libri viaggiano in furgoncino e i mattoni in grossi camion, la gente legge meno libri e più mattoni.
In secondo luogo – che è quello che ci interessa – il successo di ogni nuova tecnologia di solito è determinato non tanto dalla tecnologia in sé, quanto dall’uso che ne fa la gente. L’alfabeto ha fregato i geroglifici perché con esso potevi scrivere delle bellissime (e utili, se avevi una ragazza da corteggiare) poesie d’amore.

Gutemberg ce l’ha fatta perché poteva diffondere non solo cento bibbie (protestanti) in più in più del papa, ma anche e soprattutto un milione di volantini (che prima di lui non esistevano).

Il resto dell’articolo di Orioles qui.

L’estate di Chora Tv

Nell’estate 2010 il mio Chora Tv ha deciso di dare spazio ad un evento musicale svoltosi a Gioi Cilento (Sa), incardinato nel già vasto programma di “Cilento in Musica”, Rassegna Internazionale di Musica da Camera e Organo Antico giunta alla sua XII edizione.

La manifestazione di Gioi è stata animata dalla maestria del “Kaleido Trio”, compagine composta dallo stesso direttore artistico della Rassegna maestro Raffaele Bertolini ( clarinetto basso), dal maestro Tito Ciccarese ( flauto) e dal maestro Gianni Fassetta (fisarmonica).

Buon ascolto e buona visione a tutti!


Лέτρα, la “Variopinta”

Detesto il caldo e i luoghi caldi, ma per la giordana magnifica Petra farei ( o farò) una eccezione tanta la seduzione che mi vince nei confronti di questo antico sito, dal greco πέτρα, roccia.
Per questo, quando Anna Maria l’ha lambita (con tanto di scatto “doc”) in questo delizioso post , ho sentito di doverla evidenziare.

Scavando nel web, scopro, incuriosita, la sua posizione.

Inoltre che il suo nome  semitico era non roccia bensì Reqem o Raqmu ovvero “la Variopinta”, attestato anche nei manoscritti di Qumran.

Fu nell’antichità una città edomita e poi divenne capitale dei Nabatei. Verso l’VIII secolo fu abbandonata in seguito alla decadenza dei commerci e a catastrofi naturali, e, benché le antiche cavità abbiano ospitato famiglie beduine fino ad anni recenti, fu in un certo senso dimenticata fino all’epoca moderna.

Le numerose facciate intagliate nella roccia, riferibili per la massima parte a sepolcri, ne fanno un monumento unico, che è stato dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Anche la zona circostante (dal 1993) è  parco nazionale archeologico. Nel  2007 Petra è stata dichiarata una delle cosiddette sette meraviglie del mondo moderno.

Copio ancora da Wikipedia.

L’area di Petra è molto vicina al sistema Mar Morto-Valle del Giordano, caratterizzato da un’intensa attività tettonica, con cinematica trasforme-transtensiva sinistra, legata alla separazione (rift) tra placca arabica e africana.

Il 19 maggio 363, e poi ancora nel 419, nel 551 e nel 747 ebbero luogo terremoti che danneggiarono la città e i suoi monumenti.