Buon viaggio Tony

Sto traslocando.
Solo ora mi accorgo di una scomparsa: stanotte lui è morto.

Indimenticabile e indimenticato per quella sua aria scanzonata in un film strepitoso del 1956 che riesce sempre a strapparmi risate.

Inoltre desidero ricordarlo in questa serie dove lavorò in coppia con un aristocatico quanto affascinante Roger Moore (per il quale presi una cotta adolescenziale, ndr).

Lo rammento ora con commozione quando , grazie alla mano magica di Billy Wilder, si è meritato un posto nella nostra memoria solo travestendosi da donna e innamorandosi di una suonatrice di ukulele svampita in questa produzione.

ADDIO TONY…

La Milano “Di dono in dono”

Ho appena finito di redigere un nuovo articolo per il settimanale.

Ne lascio un lacerto, ringraziando pubblicamente l’amico e conterraneo Nunzio ( politologo e sociologo) per le preziose dritte.

“Il nesso tra dono e gratuità è, anche secondo l’attitudine comune (ancorché non rozza), indissolubile. Se c’è dono, esso è gratuito; se il dono non è gratuito, non c’è dono. Non è un caso che nella letteratura filosofica sul dono i due termini siano usati quasi come sinonimi” ( Sergio Labate, “La verità buona. Senso e figure del dono nel pensiero contemporaneo”, Cittadella Editrice, Assisi 2004, p. 99).

Sul nostro pianeta alcune popolazioni basano  la loro economia sul dono. Studiate dall’antropologo sociologo francese Marcell Mauss, massimo esponente della scuola di Durkheim, produssero in lui l’idea della teoria del dono, convinto che esso implica una forte dose di libertà. E se è vero che c’è l’obbligo di restituire, è anche vero che i modi ed i tempi non sono rigidi e che, in ogni caso, si tratta di un obbligo morale, non perseguibile per legge né sanzionabile. Qual è il valore del dono? L’assenza di garanzie per il donatore, assenza che presuppone una grande fiducia negli altri.

E se i parametri di queste civiltà fondano il dono su tre principi (dare, ricevere e ricambiare), nell’atollo di Kula in Papua Nuova Guinea l’economia si basa sul dono, su un sistema di scambio dono sostenibile e ecologico.

Senza attardarsi ulteriormente in scorribande tra l’antropologico e il sociologico, va da sè  che la cultura del dono racchiude la cifra stilistica di un uomo o di una collettività, il che è meglio.

Divenuta prodotto di nicchia, per usare un neologismo, essa va assolutamente riscoperta, pena il definitivo imbarbarimento sociale ed un deprecabile processo che conduce all’ aridità relazionale.

Il tracciato che compie un dono arricchisce. Non c’è bisogno di scomodare Madre Teresa di Calcutta per sincerarsene.

Come popolo, noi italiani, non gli siamo estranei; non siamo stati alieni al dono neppure nei momenti bui della nostra storia recente come attestano scelte coraggiose personali ( leggesi Giuseppe Moscati, un medico beneventano apostolo di carità, divenuto santo).

Fatto questo inciso, va da sé che una mostra itinerante che ruoti sulla cultura del dono incontri favori e successo pure in un “hic et nunc” caotico come quello odierno ( o forse proprio per questo?), ossia quando sembrano avere la meglio un neoliberismo spietato e l’applicazione di una deregolamentazione figlia degli anni settanta, prodotta dalle ricerche dell’Università di Chicago,dalle teorie di Ludwig von Mises, Friedrich von Hayek e  Alfred E. Kahn.

Questi asserti suonerebbero peregrini se non godessero di vari appoggi, “primus inter pares” della Fondazione Pubblicità Progresso e del suo Presidente Alberto Contri.

Testimoniata dalla mostra “Di Dono in Dono” in programma martedì 25 novembre a Palazzo Giureconsulti di Milano, l’ attenzione all’atto oblativo è fuori discussione.

Memorie sull’Italia a due ruote

Sogni e spavalderie di chi si inerpica nella vita pedalando col vento in faccia, paura e senso del dovere della staffetta partigiana che pedala per la libertà d’Italia, emozioni di gente comune che inforca la bici per svago o per dovere. I brani raccolti in questo volume – tratti da diari conservati presso l’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano – parlano di un mezzo di locomozione che ha rivoluzionato i costumi del nostro paese.

Pericolosa incarnazione della modernità, “macchina infernale” proibita alle donne e ai sacerdoti, la bicicletta è dapprima mezzo aristocratico, al di là delle disponibilità economiche dei più.

Poi, col Novecento, diviene democratica: è il mezzo di trasporto preferito di impiegati e di operai, persone qualsiasi che facilmente si identificano negli eroi di quel Giro d’Italia che inizia a entusiasmare gli animi.

Parlare della bicicletta, dice Marc Augé – e lo ribadisce Stefano Pivato nel saggio introduttivo – non significa soltanto rievocare ricordi personali, ma ripercorrere una storia condivisa da milioni di altre persone. Così la dimensione autobiografica di queste pagine si apre, prende respiro e ci regala un quadro inedito della nostra storia recente. Tracciato da un punto di vista particolare e privilegiato: il sellino della bicicletta.

Anche uno spicchio del diario di guerra di mio padre è stato pubblicato ( “Il Mulino”) in questa antologia voluta da “La città del Diario”.

Per la cronaca, il Premio Pieve Santo Stefano (Arezzo) 2006 ha avuto come ospite d’onore Ascanio Celestini al quale è stato conferito il premio “Città del diario”.

San Matteo in dècalage

Il panino con la “meveza” ( vediamo chi si industria  a capire cos’è..) è il rito gastronomico per eccellenza legato a San Matteo, festa patronale che mi son volentieri risparmiata anche quest’anno.

A leggere quanto si scrive a proposito dell’evento cardine  di Salerno ho fatto benissimo a rimanere a Sacco e dedicarmi al mio giardino qui in paese..

“Noi credevamo”

Per il 21 settembre, giorno del santo patrono di Salerno, ho ricevuto notizia di un evento cui tengo: la proiezione ad Acciaroli della prima relativa al film “Noi credevamo“, opera di Martone per la quale il pubblico di Venezia ha osservato un minuto di silenzio in memoria di Angelo Vassallo, unendosi quindi al cordoglio dei familiari del sindaco che si è battuto con tanta forza contro le infiltrazioni criminali nel Cilento.

Per il film Mario Martone ha scelto anche il Cilento, in dettaglio Ortodonico con il Museo della civiltà contadina.

La notizia mi ha consentito di approfondire un dato: fino al 1930 il comune si chiamò Ortodonico. Ora è Montecorice.

Tra gli interpreti: Luigi Lo Cascio nel ruolo di Domenico Lopresti (che nella realtà era il nonno di Anna Banti, l’autrice del libro da cui avete preso il titolo del film), Toni Servillo che sarà Giuseppe Mazzini, Francesca Inaudi nei panni di Cristina di Belgiojoso Giovane, Luca Barbareschi alias Antonio Gallenga, Luca Zingaretti nel ruolo di Francesco Crispi, Renato Carpentieri che vestirà i panni di Carlo Poerio.

Vassallo e Terra Madre

Torno sul dramma che ci ha colpiti perchè Michèle Mesmain del ” Communication Office Slow Food International” mi ha aggiornato con questa informazione e questa notizia che copio incollo.

Durante la quarta edizione del meeting internazionale di Terra Madre, a Torino dal 21 al 25 ottobre, l’opera e la figura di Angelo Vassallo sarà ricordata con diverse iniziative e con la presenza dei familiari.

Il sindaco di Pollica (Sa), ucciso brutalmente lo scorso 6 settembre, collaborava attivamente con l’associazione Slow Food e ricopriva la carica di vicepresidente dell’associazione Cittaslow.

In occasione delle esequie, i familiari hanno chiesto di non inviare fiori, ma di devolvere un contributo a favore di Terra Madre.

«Questo gesto della famiglia Vassallo ha rappresentato per noi di Slow Food un alto valore morale» ha affermato Silvio Barbero, vicepresidente di Slow Food Italia «Nel ringraziarla, la nostra associazione si impegnerà ancora più a fondo nel portare avanti concretamente tutte quelle attività di difesa del territorio e delle comunità agricole a cui Angelo ha dedicato la sua vita. Pollica dovrà diventare un Presidio della legalità per progetti e riflessioni contro ogni tentativo di speculazione edilizia e il fenomeno della cementificazione.”

«Con il suo operato di sindaco – ha dichiarato il presidente di Slow Food Internazionale, e fondatore di Terra Madre, Carlo Petrini – Angelo Vassallo è stato un esempio per il Cilento nella tutela del territorio e nella valorizzazione dell’agricoltura locale. Ricordo Angelo come una persona che conosceva il territorio, il suo passato da pescatore, la sua passione nell’animare progetti di educazione alimentare nelle scuole, nella promozione di mercati contadini e iniziative a favore degli agricoltori del suo comune. Una sensibilità unica di un uomo che amava la sua terra e nutriva un grande rispetto per le persone e le istituzioni».