Roma, Chiostro del Bramante fino al 30 gennaio

“Art News” di Rai Educational ha surclassato nella mia vita tutti gli altri programmi di divulgazione culturale. Spiegarne i motivi sarebbe lungo e complicato oltre che noioso.
In seno all’ ultima puntata un posto di rilievo è stato dedicato ad un evento che vorrei non perdere. Ad introdurcelo una voce brillante del panorama culturale italiano, ossia  Claudio Strinati. Oh yes!

Una ricca selezione che comprende circa 80 opere provenienti dall’Accademia Carrara di Bergamo, che sta attraversando un periodo di ristrutturazione della sua sede. Un percorso espositivo che parte da Pisanello, Giovanni Bellini e Carpaccio e, passando da Tiziano, Palma il vecchio,Vivarini, Bartolomeo, Alvise, Cariani, Previtali, Basaiti, Cavazzola, Lorenzo Lotto, Tintoretto, il Veronese, i Bassano, Paris Bordon, Padovanino, Carpioni, Ridolfi e Pietro Vecchia, arriva fino a Tiepolo.

Il Grande fratello a Baronissi

Mio figlio deve operarsi. Lui vive in Emilia Romagna.

Ma prima di partire per Reggio Emilia ho steso un nuovo articolo. Ne lascio un breve lacerto.

Qui ne scrissi qualche notizia ricavata dopo la visita.

E’ faccenda assai nota che Baronissi si trovi lungo la SS 88 , la strada dei “Due Principati” per capirci. E’ noto che disti circa sei chilometri da Salerno, quattro da Mercato San Severino, che si collochi al centro di una valle insediata dagli Etruschi, dai Romani e dai bellicosi Normanni, come testimonia, fuori d’ogni ragionevole dubbio, l’Area archeologica etrusco-sannitica di Fratte.

Assai meno noto rimane ai viandanti moderni, a coloro che compiono rituali e pellegrinaggi all’Ikea o verso l’ateneo salernitano, il tesoro che esibisce la cittadina e che, più o meno spicciativamente, si nota raggrumato su di una collinetta dove si erge da circa sei secoli. E dico sei.

Posizione da grande fratello, il convento francescano della SS.Trinità presenta un corpo di fabbrica maestoso nella sua parte bassa con la tipica architettura conventuale-fortezza, destinata a difendere la fede, il silenzio, la preghiera.

Il simbolo stesso di Baronissi ne rappresenta la cifra stilistica con icastica efficacia.

Ubicato su di una collina che domina il fondo valle di Baronissi, il monastero si erge forte di storia e persino di una leggenda fiorita nel 1700: la sua fondazione è ascrivibile al 1212 ed all’opera di Fra’ Simone di Assisi, Fra’ Giacomo e Frate Agostino, primi seguaci di San Francesco. Addirittura? Le leggende, si sa, ammaliano e noi fingeremo di credere a questa fola sebbene studi e ricerche facciano risalire il cenobio al 1400.

Grazie mamma

E’ mio dovere dedicare anche qui un post a mia madre, spentasi sabato scorso ad 81 anni. Negli ultimi dieci  anni la sua vita è stata crudelmente segnata dalla sofferenza prima per la leucemia,poi per la patologia mentale e scompensi vari, infine dal riacutizzarsi del cancro.

Desidero ricordare Pina, mia mamma, una donna minuta, ma infaticabile con questo post di Giulia.

Parole , quelle, che suonano come un toccasana e non solo per me, colpita dalla perdita grave.
Lasciatemi il tempo di un racconto breve.

Volli partorire in casa i miei due figli. Mia mamma mi era accanto con la cognata, ostetrica condotta.  Anche per mia madre fu così sebbene fossero ben altri i tempi. Mia mamma ha tenuto i miei figli in modo speciale, serrato; gli altri nipoti non hanno avuto lo stesso tempo: noi abitavamo ad un chilometro di distanza.

Quando fecero battesimo e Prima Comunione fu mia mamma a preparare tutto, comprese le lezioni di catechismo nella seconda occasione.

Mia mamma Pina è morta in casa, con quasi tutti noi sette figli attorno. Stringersi a cerchio è già un sostenere, un confortarsi che non necessita di parole, piccole o grandi che siano.
Non si sbiadiranno mai nella mia memoria i dieci anni di dolore e quei due giorni passati a vederla soffrire, spegnersi con la maschera ad ossigeno, tra i suoi rantoli.Poi circondata dal nostro cordoglio, dall’abbraccio di mio padre, crollato sotto le lacrime sue e nostre. Circondata da chi l’aveva conosciuta, stimata ed amata.
Ecco, noi non ci siamo sentiti soli. Le signore che la frequentavano ci avvicinavano a raccontare episodi a noi spesso ignoti, già a ricordarla , a dividere con noi l’affetto, a testimoniarci il suo verso di loro.

Confesso che nelle prime ore abbiamo voluto tenerci per noi quel momento, tenere mamma tutta nostra, prima che la casa fosse invasa affettuosamente da parenti, vicini ed amici.
Abbiamo ascoltato tante presenze in quel momento, tanta cura di ritorno, la stessa che mia mamma aveva dato nel quartiere…
Condivisione, sì, ma a volte anche non compresa.
Per dieci anni si era librata in un mondo del quale solo lei conosceva il colore, il sapore e l’odore.

Cominciai a perderla allora. E a piangerla..

I gesuiti a Scampia

Durante i momenti di crisi sapere che esistono certe realtà è un grande conforto. Questa immagine appartiene ad un Centro affidato alla Compagnia di Gesù.

Non si tratta di un quartiere bene di Roma o Milano. E’ a Scampia…e ho detto tutto.


Alla realtà in crescita ho dedicato il mio ultimo articolo…

Questo ne è un lacerto.

Il Centro Hurtado a Scampia, alias un luogo di formazione per i giovani del quartiere, per la loro crescita culturale e l’avviamento al lavoro. Il quartiere napoletano è popoloso, contando ben 80.000 abitanti. Di recente costruzione e situato nell’estrema periferia nord della città, Scampia è tristemente noto per “Le Vele” , emblema di uno dei quartieri più degradati e problematici di Napoli. Al degrado si aggiunge una evidente e marcata povertà materiale e sociale che, insieme alla notevole densità abitativa, ha fatto balzare questo quartiere napoletano “agli onori” della cronaca nera e molte volte.

I suoi abitanti vivono in precarie condizioni socio-economiche ed in un complesso di dimensioni sproporzionate; gli ingredienti di un pericoloso cocktail c’erano tutti. Era consequenziale perciò l’esplosione di una criminalità organizzata che trovava terreno fertile per tutti i suoi traffici, complice l’assenza dello Stato e della legalità. Questa precisazione rende ancora più meritoria l’attività del Centro Alberto Hurtado a Scampia. Le iniziative si dividono tra l’aula didattica “S. Ignazio di Loyola”, il magazzino, la segreteria, l’aula didattica “Bachelet”, il Laboratorio Informatico “Matteo Ricci” e il Laboratorio di Sartoria “Xavier”. I nomi degli ambienti recano la chiara traccia di un Ordine religioso dalla lunga storia, una Compagnia che è sempre stata ed è ancora oggi al servizio delle missioni, che è missionaria.

I love you, agrifoglio!

Oltre i mille metri si trovano le gocce rosse dell’agrifoglio.

Stamattina ( lasciata alle spalle persino la colazione,ndr) mio marito ed io ci siamo dati alla raccolta, muniti di guanti idonei all’uopo e pure di cesoie.

Chi tra amici e passanti volesse curiosare in questo lembo di salernitano che frange il Parco Nazionale (dividendo Cilento da Vallo di Diano ) con la Sella di Corticato dia una occhiata a queste foto trovate nel web.

Ab imo pectore

Un aggiornamento veloce.
Il 4 novembre scorso si è svolto un evento al quale avrei voluto partecipare.
Lo ha evidenziato qui Anna Maria che ringrazio ab imo pectore.
Mi prendo la libertà di evidenziarlo da me per la stima e l’affetto che nutro verso la mia amica e non solo: Padre Diana è stato un faro per tutti. Non si può avere che ammirazione e profonda gratitudine nei suoi confronti.


Da web copio e incollo

Il suo impegno civile e religioso contro la camorra ha lasciato un profondo segno nella società campana.

Il suo scritto più noto è la lettera Per amore del mio popolo non tacerò, un documento diffuso a Natale del 1991 in tutte le chiese di Casal di Principe e della zona aversana insieme ai parroci della foranìa di Casal di Principe, un manifesto dell’impegno contro il sistema criminale. Ecco il testo: “PER AMORE DEL MIO POPOLO”

Siamo preoccupati. Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra.

Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere “segno di contraddizione”. Coscienti che come chiesa “dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che è la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà”.

La Camorra

La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana.

I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato.

Precise responsabilità politiche

E’ oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche è caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi. La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio.
Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili.

Impegno dei cristiani

Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno. Dio ci chiama ad essere profeti.
– Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18);
– Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43);
– Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23);
– Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 -Isaia 5).
Coscienti che “il nostro aiuto è nel nome del Signore” come credenti in Gesù Cristo il quale “al finir della notte si ritirava sul monte a pregare” riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che è la fonte della nostra Speranza.

NON UNA CONCLUSIONE: MA UN INIZIO
Appello

Le nostre “Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe”.
Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa.

Alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli strumenti della denuncia e dell’annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili (Lam. 3,17-26).

Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,… dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e veleno”.

Forania di Casal di Principe (Parrocchie: San Nicola di Bari, S.S. Salvatore, Spirito Santo – Casal di Principe; Santa Croce e M.S.S. Annunziata – San Cipriano d’Aversa; Santa Croce – Casapesenna; M. S.S. Assunta – Villa Literno; M.S.S. Assunta – Villa di Briano; SANTUARIO DI M.SS. DI BRIANO )