In “Mezzo alle terre”

Una delle letture che prediligo è, per certo, “Luoghi dell’Infinito”, che detta così su due piedi è “appena appena”   l’allegato mensile di un quotidiano cattolico (“Avvenire”).

Non vorrei deludere i più, ma “Luoghi dell’Infinito” non è una lettura partigiana e non solo per le firme che vi collaborano;  l’allegato è una proficua  fonte di bellezza mista ad informazioni che saziano chi non vive di luoghi comuni e stereotipi, chi ama aprire lo sguardo e non fermarsi a pubblicazioni che decantano, in modo cialtrone, eventi e luoghi. Diffidate, gente, diffidate!
Dal numero di febbraio dei “Luoghi dell’Infinito” ho fatto la scansione dell’incipit dell’articolo a cura di Giorgio Agnisola.

Non è solo un mare: il Mediterraneo è anche una civiltà, una natura, un mito, un insieme di popoli, con un passato e un presente. E’ una ricchezza inesauribile. Nel suo bacino si trova la più elevata concentrazione di monumenti e di opere d’arte del mondo. “Il Mediterraneo è una perla — asserisce lo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun —. E come tutte le materie preziose è sorto dalle viscere della storia”. Ma è anche un luogo di profonde contraddizioni, di  antiche e nuove complessità.


E’ incredibile, ad esempio, come i popoli delle due sponde, quella europea e quella nordafricana, siano così vicini e distanti a un tempo.

Al punto che il loro ricongiungimento viene chiamato migrazione. E se una volta gli spostamenti avvenivano da nord a sud oggi accade il contrario. Sono gli africani e i mediorientali a cercare riparo da noi.

“Il Mediterraneo è destino” scrivono Pierfranco Bruni e Gerardo Picaro nella prefazione all’antologia “Voci del Mediterraneo”.

Qui la scrittura è “letteratura del ritorno di Odisseo… è voce di attese, di pietra bianca e infiniti ritorni del cuore. Focolare d’inverno e vento che spinge al largo, cercando di raccontare sempre il proprio tempo, misurandosi con la morte”.

 Ma soprattutto siamo davanti a un  mare.

Per quanto calme, le sua acque racchiudono sempre un mistero che intriga e affascina. E fatto di onde e di mare, porti e isole, di spazi senza orizzonte e tuttavia chiusi, separati.

Il Mediterraneo è il mitico universo di Odisseo e di Enea, del viaggio di san Paolo verso Roma, della battaglia di Lepanto; è stato la meta finale di intellettuali, artisti e giovani nobili viaggiatori che, tra Sette e Ottocento, dal Nord Europa scendevano le coste italiane e oltre, per conoscere l’antico, raccontato in memorabili libri, ad esempio da Lessing, Dickens, Goethe.

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4 thoughts on “In “Mezzo alle terre”

  1. È vero, chiamiamo “migrazione” un semplice spostamento da qua sotto a qua sopra: siamo vicinissimi. Potremmo vivere tutti lautamente e in pace con le ricchezze di paesaggio e di arte che possediamo, e invece no, ne siamo incapaci, inetti all’amore e al rispetto vicendevole.
    Che Dio ci aiuti, non il dio di questa o quella fede formale, quello dell’amore, l’unico che meriti la lettera maiuscola.

  2. Posso dire che sono totalmente d’accordo con la tua amica Domenica????
    Sottoscrivo in pieno, in tutto e per tutto, quello che ha appena detto lei…
    Un caro abbraccio, Marzia, e a presto…

  3. Molto in ritardo mi inserisco per segnalare una bella collana della casa editrice Mesogea che ha per titolo “Il Mediterraneo. Losguardo…” sono una serie di piccoli libriccini che sono affidati volta per volta ad autori di nazionalità diverse. Abbiamo così il volumetto sullo “Sguardo greco” quello sullo “Sguardo italiano” ecc.
    Sono molto interessanti perché di solito i 2 autori di ogni singola monografia sono uno scrittore e uno storico (ad es. gli autori del volumetto sullo “Sguardo taliano” sono Vincenzo Consolo e Franco Cassano).

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