Il background de “Il Gattopardo”

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Un post dedicato alla letteratura, mio primo amore.

Per semplificare, rimando prima  a questo ascolto .

Esso gioverà a chi fosse appassionato o semplicemente vuole approfondire la storia ancora poco nota di Giuseppe Tomasi ( principe di Lampedusa e della pubblicazione sofferta del suo “Il Gattopardo”, ndr).

Nella prefazione dell’edizione Feltrinelli curata da Giorgio Bassani è illustrato il caso, del tutto fortuito, che porto’ alla scoperta del ( per me ) meraviglioso romanzo, poi tradotto in tutto il mondo.Ancora oggi è tra i più letti.

Rassegnatevi: sono una romanticona!

Accadde che Giuseppe Tomasi si recasse a San Pellegrino Terme per accompagnare il proprio cugino il poeta Lucio Piccolo scoperto da Eugenio Montale.

In questa occasione il Nostro fu presentato all’indimenticato e indimenticabile Giorgio Bassani che ne ignorava l’esistenza.

Per inciso, erano tempi quelli che vedevano i massimi intellettuali made in Italy frequentare gli editori e non come oggi cantanti che hanno la fregola di pubblicare o, peggio, conduttori che ci ammorbano con le loro storie.

Dopo circa un anno venne fatto pervenire presso la Feltrinelli, ove Bassani curava le nuove proposte editoriali, un dattiloscritto contenente il capolavoro.

Stupirà che la Mondadori rifiutò la pubblicazione del romanzo? Esso venne pubblicato postumo.

Solo grazie a Bassani e alla Feltrinelli, venne alla luce uno scrittore destinato ad una fama mondiale, grazie anche al noto film, curato da Luchino Visconti che apprezzò il romanzo. 

thb

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6 thoughts on “Il background de “Il Gattopardo”

  1. Quando, a suo tempo, vidi il film, mi parve riduttivo (malgrado fotografia, scenografia, arredamento, costumi) in rapporto al valore del romanzo. Peccato che l’autore, come spesso avviene, non abbia potuto vederne il successo. Siamo presbiti: non distinguiamo mai il bene vicino per poi lamentarci ottusamente delle occasioni perdute. Lasciare perdere uno scrittore che vale significa non approfittare delle ricchezze interiori che egli possiede e può comunicare. Intelligente la Mondadori a scartare il romanzo, e pensare che a me bastano le prime dieci righe di scrittura per capire se il tutto vale o non vale, figuriamoci a chi fa quel mestiere.

  2. L’ha ribloggato su Alchimiee ha commentato:

    La letteratura porta in mondi nuovi.
    Chi si abbandona alle pagine di un buon libro, ne rimarrà segnato.
    Oggi è rarissimo leggere un buon libro, scritto in italiano.
    Le librerie son piene di robaccia scadente di chi si improvvisa scrittore.

  3. 15 anni fa e più, mi capitò per caso di vedere il film “Il manoscritto del principe” di Roberto Andò. Vorrei chiedere quanto fosse aderente alla realtà degli anni in cui Tomasi decise di pubblicare il suo romanzo.

  4. Intendi quanto fosse aderente “Il Gattopardo” o “Il manoscritto del principe”?
    Sul primo ho risposto già.
    Ignoro il secondo e non so rispondere.
    Io preferisco “I Vicerè” come stesura e trama che apre le porte di una Sicilia che sta trapassando da un Re ad un altro.
    Buona serata!

  5. Ciao Marzia, mi sono espresso male. Chiedo venia. Volevo chiedere, quanto il film “Il manoscritto del principe” fosse aderente alle tribolate vicende che videro coinvolto in prima persona Tomasi, nella pubblicazione de “Il Gattopardo”, e quanto fosse aderente alla realtà la storia personale dello scrittore narrata nel film. Però mi hai risposto che non l’hai visto.

    I Vicerè purtroppo non l’ho letto… lo farò appena possibile.

    Il Gattopardo, come tutti i capolavori, ha diversi piani di lettura. Quando lo lessi 20 anni fa, prevalse per me, la rilettura storica del Risorgimento tradito. La versione cinematografica, la vidi invece molto più imperniata sulla descrizione intima/personale del Principe di Salina. Però credo che tutto ciò sia molto relativo, e soprattutto soggettivo. Per me sono due opere immense. Peccato Tomasi non potè vedere il film.

    • E nemmeno pubblicato il suo romanzo.
      Il che è peggio.
      Mi ritengo uno storico prestato al giornalismo e mi son abbastanza interessata alle vicende risorgimentali.
      Ci sarebbe molto da aggiungere, ma dopotutto quella frase ” Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi” non è lontana dal cinismo espresso dal personaggio di Consalvo.
      In comune i romanzi esibiscono tutto il fallimento degli ideali risorgimentali.
      Ma nel nobile Tomasi questo acquisisce un sapore diverso.
      Ma come si può dimenticare che l’autore si ispirò alla biografia del bisnonno, il principe Giulio Fabrizio Tomasi (nell’opera il principe Fabrizio Salina)??
      Alla prossima

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