Padula non solo Certosa…

Il breve soggiorno a Padula mi ha permesso di conoscere meglio la vicenda di Joe Petrosino che , tra le varie peripezie, salvò la vita ad Enrico Caruso.

Sugli schermi della mia gioventù  fu Adolfo Celi ad interpretarlo e, in tempi a noi più vicini, un giovane Beppe Fiorello.
La mia generazione ricorda ancora il motivo che accompagnava la produzione cinematografica, melodia cantata da Fred Bongusto.

Il Direttore del Museo che fu casa natale del superpoliziotto  ucciso a Palermo dalla Mano Nera, è anche il proprietario dell’Hotel in questo video. Naturalmente, ci ha offerto il pranzo..

Lui è appartenente alla famiglia di questa Azienda che lavora mirabilmente la bianca e calcarea pietra di Padula, la stessa della mitica e monumentale Certosa di San Lorenzo.

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Coro finemente intarsiato dei Padri

L’Azienda ha ripreso sapientemente la tradizione millenaria interrotta, estraendo dalla cava e lavorando la materia, trasformandola in monumenti, recuperando centri storici, creando caminetti, portali, fontane, bassorilievi, oggetti ogni volta destinati ad allietare, con le loro linee classiche ed eleganti, momenti di vita privata e pubblica.
La resistenza della pietra di Padula alle intemperie e la sua particolare tonalità di bianco la rendono adatta a qualsiasi tipo di ambiente.


Joe P. primo eroe antimafia

Rimango in tema di antimafia con una notizia che non vuole essere autoreferenziale, ma ricordare il primo poliziotto ucciso a Palermo dalla mafia. Tre colpi di pistola al capolinea di piazza Marina della linea tramviaria spensero drammaticamente la sua vita . 

Era “appena” il 1909.

Domani con la telecamera andremo nel paese natale di un uomo che la mafia uccise perchè venne contrastata.
La RAI gli dedicò una intera puntata di questo programma.

Più di un libro ha diffuso il suo prezioso operato, la vita del grande detective italoamericano Joe Petrosino e la sua determinata lotta alla criminalità organizzata, ripercorse attraverso un’indagine volta a chiarire gli oscuri rapporti tra mafia e politica, dalla Sicilia degli emigranti fino agli Stati Uniti, nel quartiere di Little Italy a New York.

Questo , tra gli altri, merita una attenzione in particolare.

Il saggio si prende la briga di affrontare un fenomeno, quello dell´esportazione di un tipico “prodotto italiano” negli Stati Uniti, complesso e difficile da raccontare.

Sia nella sua genesi, sia nei suoi percorsi di sviluppo. Petacco, in questo senso, sceglie di raccontarla dal punto di vista della città di New York e dall´attività del super poliziotto, di origine italiana, Joe Petrosino.

Figlio di un povero sardo di Padula, cittadina del Vallo di Diano celebre per la Certosa monumentale, Giuseppe ( che divenne Joe con la cittadinanza americana) era figlio di emigrante.

Il piccolo Giuseppe per vivere si era messo a vendere giornali, a lucidar scarpe e a studiare la lingua inglese.

Divenuto americano e poliziotto, sacrificò gran parte della propria vita nel tentativo di porre freno a quello che diventò velocemente una vera e propria invasione malavitosa che danneggiava, paradossalmente, prima di tutto gli stessi immigrati italiani e solo successivamente il resto della popolazione povera e debole della città.


I “nostri” etruschi

Vasi, anfore, lucerne, monili, resti di armi, urne, modellini di carri, il campionario di questo Museo porta a viaggiare nella realtà degli Etruschi di Frontiera.

Capua nel napoletano e Pontecagnano nel salernitano furono i centri più importanti per gli Etruschi in Campania, un popolo insediato che oggi si vuol chiamare “di frontiera“.

Da qualche giorno mi vado occupando di queste realtà ad alto tasso di fascino in vista di un corposo servizio giornalistico da mandare in onda su “LiraTV”.

Scavando e studiando, scopro che la seconda città, che si incontra poco prima di Salerno, deve il primato alla geografia del territorio: venne edificata  in posizione strategica su di una collinetta e con il porto su una laguna.

Fu fondata nella prima Età del Ferro (fine X secolo a.C.) da genti di cultura villanoviana provenienti dall’ Etruria meridionale. Molteplici e straordinarie sono le evidenze portate alla luce nel corso degli anni: vaste necropoli, settori dell’ abitato e del quartiere artigianale, il santuario meridionale dedicato alle divinità ctonie, il santuario meridionale dedicato ad Apollo.

Alla fase iniziale, connotata dalla prevalente attività agricola, seguì la trasformazione, compiutasi già nell’ VIII secolo a.C., in grande emporio commerciale, aperto agli scambi ed ai contatti con il mondo greco-orientale, ed il mondo indigeno dell’ entroterra.

Uno dei ritrovamenti più eclatanti avvenne nel 1966 e nei pressi di piazza Risorgimento a Pontecagnano.

Si tratta di due sepolcri maschili costruiti con l’ausilio di lastre di travertino poste verticalmente a formare una sorta di recinto rettangolare, all’interno del quale era stato ricavato, delimitando lo spazio, un loculo, ove furono collocati i beni di prestigio più intimamente connessi allo status sociale del defunto che vi era deposto.  Il ricchissimo corredo – nel quale figura anche il calderone metallico per le ceneri del defunto – comprendeva prezioso vasellame metallico da mensa, oggetti di ornamento personale (fibule in argento), utensili per la manipolazione del fuoco e la cottura delle carni (spiedi, alaci e pinze), asce in ferro, armi, ceramica.


Radio 3: Macarà macarà me n’a fatto nnamora’

Un ascolto in modalità podcasting colto ( etnomusicologia) , ma leggero e godibilissimo perchè si danza nell’animo anche standosene seduti: è un ritmo travolgente quello delle tarantelle di questo paese in provincia di Avellino dove è stata istituita una scuola.

Originariamente eseguita con una ciaramella, un tamburello, le castagnette e una voce maschile, oggi può essere realizzata con:

  • clarinetto, canto e controcanto
  • fisarmonica, armonia/ritmo, canto e controcanto
  • tamburello, ritmo