La violenza sulle donne

In questo spazio amo dare rilievo a notizie positive e, comunque, poco note ai più.

Qua, per esempio, è stato pubblicato il mio pezzo sulla bella iniziativa che ho pubblicizzato qui due giorni fa e relativa alla Campania.

Stamattina devo fare una eccezione. Sono indignata.

Molti forse avranno letto della “piccola” tragedia consumata in Afghanistan ( l’ho appresa dal sito ANSA); altri l’ avranno sorvolata, presi giustamente dai tanti accadimenti della Penisola schiaffeggiata pure dall’alto, come se non bastasse il Governo.

Ma siccome sono indignata voglio dedicare attenzione a questa ragazzina di 14 anni sgozzata per motivazioni che suonano assurde  a noi occidentali.

Una adolescente afghana che aveva rifiutato di sposare un pretendente nella provincia settentrionale di Kunduz, è stata sgozzata ieri mentre tornava a casa. Lo riferiscono oggi i media a Kabul.

Pur volendo fare la tara e il peso lordo alla notizia, voglio attirare l’attenzione sulla violenza. E sulla violenza che le donne ancora subiscono oggi e non solo in quel lacerto di mondo.

Sempre nell’articolo leggo..

Il mese scorso, nella provincia occidentale di Herat, una ragazza di 20 anni è stata decapitata perché si era rifiutata di prostituirsi, come aveva ordinato la suocera, con il conseguente arresto di quattro persone, fra cui il marito, la madre di questo, un parente e l’autore materiale della decapitazione.

Non commento le notizie perchè sforerei nella filippica, arrabbiata come sono da questi ennesimi atti crudeli, eventi che denotano lo stato di “salute  sociale ” di un mondo che è in preda a vari deliri.

In nome di Don Peppe Diana

Pacco “Impegno”, pacco “Responsabilità” e pacco “Memoria” , tre scelte per un cesto natalizio memorabile, da ricordare e da far ricordare insomma.
Una Festa made in Campania che coinvolge quest’anno ben diciotto imprese, l’ Associazione Resistenza Anticamorra e non solo loro.
Nasce all’ insegna dei valori forti l’ iniziativa che sembra a dir poco miracolosa: “Pacco alla Camorra”, generata dalla morte di una sacerdote coraggioso, freddato il giorno del suo onomastico il 1994.
Don Peppe Diana, amato forse perché figlio di quella stessa terra dove fu assassinato, nasceva a Casal di Principe, nei pressi di una Aversa celebre per la deliziosa mozzarella e protagonista di tragiche pagine di cronaca nera e di sangue.
Oggi il suo impegno civile e religioso contro la camorra è diventato, con un gioco di parole illuminato “Pacco alla Camorra” , una sfida vinta che raccoglie il meglio dei prodotti campani tra olio extravergine, pasta, zucchine essiccate e persino un grembiule.
Nel 2011 ha venduto molto il progetto. C’è da rallegrarsene.
Don Diana da lassù ne sarà contento, lui che ha lasciato un profondo segno nella società campana: dal 21 aprile 2010 il Liceo Scientifico di Morcone (BN) prende il suo nome.

A.A.A.cercasi arcangelo

Qui, da stamattina, si può leggere un mio articolo su quanto accaduto in paese nei giorni scorsi.

Si tratta di un accadimento minimo, ma paradigmatico dello “stato di salute sociale” dei paesini isolati.

Mio marito è stato aggredito: si è quasi sentito dare dell’ebreo da una sacchese frequentante assidua di sacrestia ( uso una metafora, ma il soggetto richiederebbe altro!). La cosa desterebbe solo la mia incredulità e assai poco la mia attenzione, se non fosse per i risvolti successivi. Incresciosi.

In settimana verrà pubblicato un mio pezzo in tema di Presepi ed arcangeli ( su carta), ma con sfumature diverse.

Ora che ho scritto mi sento..più leggera! Volare…oooo….oooo

Dedicato a mio marito

– Il filo sottile che tiene insieme due persone.
– Quale filo?
– Il filo di tutto quello che le tiene legate, anche quando sono lontane. Anche quando non si vedono e non si parlano.
– Perché dici il filo?
– Perché è una cosa molto sottile e molto resistente, no? Che puoi anche non vedere, ed è estensibile quasi senza limiti attraverso la distanza e il tempo e l’affollamento delle altre persone che occupano lo spazio e lo attraversano in ogni direzione. Però non è affatto scontato che ci sia, il filo.
– No?
– No. Magari due pensano di essere molto legati, poi appena provano ad allontanarsi scoprono che in realtà stanno benissimo ognuno per conto suo.
– E allora perchè pensavano di essere legati?
– Perchè erano tenuti insieme da una colla di pura abitudine e oggetti e luoghi condivisi e gesti stratificati. E’ una colla così forte da sembrare una saldatura permanente, ma appena uno dei due prova a staccarsi non c’è nessun filo che lo segua.
– Che triste.
– Sì. La maggior parte dei legami sono di questo genere, credo.
– Come fai a sapere che invece il filo c’è?
– Quando provi a romperlo, e ti trovi in caduta libera attraverso il senso delle cose. – E di cosa è fatto, questo filo?
– Di uno scambio continuo di domande e risposte. Sguardi, anche solo immaginati. Assonanze e intuizioni e sorprese, curiosità reciproca che non si esaurisce. E similitudini, e differenze.

Andrea De Carlo

Un blog da Nord a Sud

Due anni fa, oggi, si spegneva sotto i miei occhi mia madre. Domani avrebbe compiuto 83 anni.

Negli ultimi dieci anni ha combattuto con un cancro e con il morbo di Alzheimer.  Oggi, due anni fa, ha scritto il capitolo fine alla sua tragedia personale.

Le dedico questo post perchè mia madre Giuseppina, classe 1929, era una donna d’amore..

Dopo aver ascoltato Alessia Bottone su Radio 3 ho deciso di date attenzione al blog che ha creato e al gravissimo problema della disoccupazione.
Per la prima volta in Italia chi viene dopo la mia generazione sta peggio della mia.

Non credo sia mai capitato.


Alessia così racconta la sua storia in una Lettera al quotidiano L’Arena..

Caro direttore, mi chiamo Alessia e vi scrivo perché vorrei raccontarvi quello che succede a me a Verona. Ho 26 anni, neolaureata.

Ho abitato 5 anni all’estero, lavorando come cameriera, facendo stage, lavando piatti, e ancora facendo corsi pagati con i soldi che ho risparmiato negli anni. In 10 anni esattamente. A 16 anni infatti avevo già il sogno di andare a lavorare all’Onu a Ginevra e allora dopo la scuola, correvo in un negozio a lavorare e il sabato e la domenica facevo servizi extra come cameriera. Così mi sono guadagnata i soldi che mi hanno permesso di pagarmi l’Università, l’Erasmus, i corsi di lingua all’estero (ho abitato in 7 Paesi diversi). Fino a che si realizza il sogno: uno stage gratuito a Bruxelles e uno a Ginevra presso l’Onu. Prendo i miei ultimi soldi risparmiati e vado a vivere a Ginevra. Finito lo stage torno a casa e mi laureo. Da quel momento il nulla. Nessun lavoro, nessun contratto. Mi chiedono di lavorare in un bar due ore al giorno. E io vado. Fino a che mi inviano un sms per dirmi che non servo più perché sono arrivati i controlli ed io , beh non ero in regola. Mi ritrovo senza lavoro e senza copertura sanitaria di cui pure avrei bisogno. Da allora ogni giorno telefonate anche umilianti per sperare di lavorare come cameriera per 6 euro l’ora.

Qui si può leggere la lettera indirizzata al Ministro Elsa Fornero.