E lei salvava libri…

Nel 2005 Markus Zusak, scrittore australiano, scrive un romanzo “La bambina che salvava i libri”; nel 2013 il libro diventa un film girato in Germania tra Berlino, Görlitz e gli Studios Babelsberg di Potsdam.

La trama, che racconta una storia ambientata tra l’inizio e la fine della Seconda Guerra Mondiale, narra di Liesel Meminger, abbandonata dalla madre e adottata da Hans e Rosa Hubermann. Trasferita in una nuova città, Liesel viene presa in giro perché non sa leggere e l’unico a stargli vicino e il suo unico amico Rudy che è segretamente innamorato di lei. Ma la ragazza anche se non sa leggere ama follemente i libri, e col tempo impara a leggere grazie ad Hans.
Il resto qui.

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Il mio primo Concorso letterario

Qualche settimana or sono appresi di questo Concorso patrocinato dal Ministero dei Beni Culturali. Andai a rivedere quanto avevo scritto anni addietro e ho pensato di partecipare. Poco dopo mi sono resa conto che il “tomo” era piccino e che dovevo arrivare a 160.00 battute… almeno. Non ci credereste, ma ce l’ho fatta e ho mandato ieri al suddetto Concorso il mio primo romanzo epistolare: “A piedi nudi ..nell’anima”.
Lascio qui l’incipit.

Due suoni sarebbero appartenuti per sempre a questa vacanza: uno, lo scacciapensieri, è figlio d’uomo, l’altro, la risacca, è partorita da Madre Natura, complice la luna.scacciapensieri
Mi sono comprato lo strumento a Maratea paese. La bottegaia ha preso a vantarne i pregi manco fosse un oggetto di lusso.
Me lo rigiro tra le mani, saggiandone l’elasticità. Mi sono accorto che mi capita di suonarlo quando la malinconia vuole prendere il sopravvento. Stanotte, la consapevolezza che tu hai perso l’udito mi ha ghermito come un temporale di notte.
Sei partito da così pochi giorni, ma già mancano alle mie ore le nostre interminabili passeggiate sul Gianicolo o verso villa Borghese. La sorpresa della tua visita a Roma non ha prezzo.
Ed ora sei partito per l’annuale ritiro dei gesuiti nell’abbazia cistercense di Casamari.
Il ritiro è serrato. Ma potevo almeno scriverti? Mi dicesti di sì, allungandomi il tomo che avevi nelle mani: “Elogio della follia” di Erasmo. Eravamo in una libreria piccola ma fornita. La nostra amicizia si è sempre alimentata di libri. Voracemente.

Abbasso Sanremo

Per fortuna è finito Sanremo. Dio sia lodato!

Non so quanti condividono questa mia soddisfazione, ma credo parecchi. Io dovrei tirarmene fuori perchè ha vinto un salernitano per la sezione giovani.
Il nostro Paese si dibatte in una crisi molto drammatica che ha fatto toccare punte record persino nei suicidi. Con che animo, allora, ascoltare certe canzoni melense? Meglio un buon libro! Stamattina per la quarta domenica ho incontrato un gruppetto di bambini in biblioteca.

Ci credereste che non erano interessati al film che avevo programmato, ma a giocare con il Laboratorio? E così ho improvvisato alcuni giochi alla lavagna.

W i bambini!!

Lo spartito sulle chiappe?

In barba al titolo, il “Giardino delle delizie” di H.Bosch è a dir poco inquietante. L’opera, nota anche come Il Millennio) è un trittico a olio su tavola, databile tra il 1480 e il 1490, conservato nel Museo del Prado di Madrid.

Così principia il mio ultimo articolo che si dilunga su una scoperta che pare sensazionale. Il condizionale è d’obbligo.
Ritenuto il capolavoro e l’opera più ambiziosa dell’artista, in realtà è circonfuso di un alone di mistero, alone che avvolge tutti i personaggi raffigurati, ossia fanciulle danzanti, animali fantastici, ma anche vittime torturate, demoni e anime dannate.
Le tre scene del trittico aperto sono probabilmente da analizzare in ordine cronologico da sinistra verso destra, per quanto non esista certezza per quanto riguarda questa lettura. Il pannello di sinistra rappresenta Dio quale perno dell’incontro tra Adamo ed Eva; quello centrale è una vasta veduta fantastica di figure nude, animali immaginari, frutti di grandi dimensioni e formazioni rocciose; quello di destra è invece una visione dell’Inferno e rappresenta i tormenti della dannazione.

Interessato da una scoperta ( che pare clamorosa) è uno dei lati oscuri dei pannelli laterali, il lato destinato ai tormenti della dannazione; qua il pittore olandese ritrae un personaggio dalle caratteristiche piuttosto insolite: sul suo corpo, in particolare suo “lato b”, è raffigurato uno spartito.

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Ardue da individuare ad una prima occhiata, le note pare ( qui il condizionale è d’obbligo) non siano sfuggite ad una blogger americana, Amelia, che studia all’ Oklahoma Christian University. La ragazza ha dedicato nel suo blog un post alla scoperta…

Esodo e controesodo: impariamo dal Medioevo,

Il Palazzo di Sichelgaita

di Arturo Carlo Quintavalle

Autostrade, fax e telefonini hanno ucciso il viaggio.

Sul Guinness dei primati la coda più lunga non figura ancora: che so, 18 chilometri in entrata in Italia al passo del Brennero, 16 chilometri a Roncobilaccio per via di un incidente, 11 soltanto al rientro a Milano Melegnano dalle vacanze. Il bollettino di guerra dei serpentoni corre fra “Onda Verde” e i giornali radio diretti di Claudio Angelini, tutore del traffico, delle notizie e dintorni. Dunque code, soste: se si osserva la gente ferma, si capisce che non sa cosa fare, soprattutto di se stessa; escono dall’auto, si guardano attorno, non parlano mai con quelli davanti o quelli accanto o dietro, si scocciano se vengono superati, impazziscono se qualcuno infila, indegnamente, la corsia di sorpasso.

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In onda la “Langobardia minor”

Marco Hagge di Rai 3 Firenze verrà a raccontare per le telecamere di “Bellitalia” la storia dei “nostri” longobardi,un popolo che non si stanziò solo a Spoleto e Pavia, ma scese fino al Sud.
Questo che copio è parte di una creatura di Valentina Oliva,una dei responsabili del gruppo “Gens langobardorum“.rachis
Con la conquista longobarda dell’Italia meridionale nel 570-571 e la creazione del ducato di Benevento, un nuovo polo si veniva a costituire nel regno Longobardo.
Tra il 639 ed il 640 i Beneventani guidati da Arechi I avviarono l’offensiva contro la parte meridionale della penisola per assicurarsi uno sbocco sul mare e Salerno fu conquistata senza spargimento di sangue e senza particolare opposizione da parte della popolazione. Di quegli avvenimenti non si conserva alcuna testimonianza materiale, soltanto ricordi di narrazioni letterarie; le cronache ci informano che il presule Gaudioso andò incontro agli invasori consegnando loro le chiavi della città.
La conquista di Salerno sarebbe avvenuta attraverso due differenti direttrici: una prima compagine di militari giunse a Salerno, partendo dalla fortezza di Conza, attraverso il fondovalle del fiume Sele e la pianura pestana.
Un secondo gruppo di soldati, partito da Benevento, raggiunse il passo di Forino e la serra di Montoro, percorrendo il fondovalle del fiume Irno e si ricongiunse al primo gruppo di militari a Salerno. Da questo momento e per circa un secolo le fonti tacciono.

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