Digitali sì, ma invasioni

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L’ultimo mio articolo si occupava di un evento al quale poco spazio si è dato, presi come sono i Tg con Berlusconi e i “suoi” servizi sociali. Devo dire che l’evento in sè non ha nulla di strepitoso, ma mi piace dargli spazio perchè tifa per i Beni cultuali.
Erano tra noi e non ce ne siamo accorti. Parlo di “Invasioni digitali” (#invasionidigitali), un’iniziativa che sta muovendo i primi passi grazie all’intuizione di Fabrizio Todisco. Un’idea semplice e vincente, in fin dei conti: riunire il popolo della rete per caldeggiare il patrimonio artistico e culturale del Bel Paese attraverso i social media.

La promozione non è calata dall’alto, ma si muove generosa dal basso. Una piccola rivoluzione resa possibile dagli smartphone, tablet, macchine fotografiche e telecamere. Tutti hanno la possibilità di diventare “invasori” e condividere sui social l’esperienza che il 1 maggio si vivrà all’interno dei musei, monumenti, siti archeologici, chiese e palazzi che aderiranno all’iniziativa. Molte le città e i paesi che han partecipato quest’anno.
Il resto lo si può leggere qua.

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Ahi, serva Italia di dolore ostello

La pioggia di questi giorni riporta di drammatica attualità i crolli e le frane che tutta l’Italia ha subito dolorosamente.

Il Cilento non può fare eccezione. Ho fotografato ieri questa villetta alle porte di Piaggine in preda dello smottamento della collina sovrastante.

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A lato della collina passava in modo arzigogolato la provinciale, lassù dove si nota la frana.

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Il mio paesaggio

Per vincere l’apatia che un meteo tanto avverso porta con sè, stamattina mi sono data alla fotografia.
Ecco un paio di foto, tanto per gradire. La capretta s’era messa in posa..deve essere in tipo esibizionista!!

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Questo invece è Sacco dove vivo da quasi 3 anni. Da questa foto non si possono vedere i ruderi di Sacco vecchia che insistono su uno sperone roccioso.

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Non sono invasioni se non sono digitali

Con questa iniziativa dall’anno scorso una piccola rivoluzione è in atto.
Qui per visualizzare le foto.

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Anche la Campania aderisce. Tra i comuni quello di Auletta (Sa) che il 1 maggio vedrà radunati partecipanti per le ore 10 presso il Palazzo Monumentale dello Jesus. Da là si dipanerà una visita guidata nel centro antico penetrando come pacifici invasori da Porta Rivellino, uno dei 3 punti di accesso all’antico abitato. Il tracciato si inoltra tra vicoli, piazze, chiese, palazzi signorili e monumenti.
Un’idea semplice e vincente, in fin dei conti: riunire il popolo della rete per caldeggiare il patrimonio artistico e culturale del Bel Paese attraverso i social media.
La promozione non è calata dall’alto, ma si muove generosa dal basso. Una piccola rivoluzione resa possibile dagli smartphone, tablet, macchine fotografiche e telecamere. Tutti hanno la possibilità di diventare “invasori” e condividere sui social l’esperienza che il 1 maggio si vivrà all’interno dei musei, monumenti, siti archeologici, chiese e palazzi che aderiranno all’iniziativa. Molte le città e i paesi che han partecipato quest’anno.

Irna, crogiuolo di genti

Diversi anni fa dedicai ad Irna alle porte di Salerno un breve post.

Ora lascio un altro spicchio della sua storia fascinosa. La testa di cinghiale, simbolo di Benevento, è stata ritrovata nel sito che esisteva assai prima di Salerno.Immagine1
Ci sono storie che si dividono abbastanza equamente tra guerre e colonizzazioni. L’antica Irna, a due passi da Salerno, può vantare sia le une sia le altre. Nulla di strano, perciò, se quanto ci è rimasto di questo antichissimo insediamento sono soprattutto tombe. Questo che sembra un manto erboso è una necropoli allocata a Fratte di Salerno, in pratica nel lembo di salernitano che si protende fino all’avellinese.
Prima dell’antica Salerno qui nasceva un consistente insediamento e vi sorse , presso il fiume, un porto. Oggi a stento si vede il fiume, ma un tempo l’area era affollato luogo di scambi e un crogiuolo di genti.
La città vantava un pedigree etrusco-campano, si chiamava con buona probabilità Irna come l’omonimo fiume. La sua storia cambia con la seconda metà del VI sec. a.C. Era l’epoca di uno scontro che cambiò la storia anche di un altro antico sito, posto ai margini della Campania verso Palinuro, Elea. Dopo la battaglia navale di Alalia,a largo della Corsica, Irna acquistò singolare importanza: accolse i profughi Focei, fondatori appunto di Elea. Ma, come vedremo presto, i greci non furono i soli ad apprezzare le qualità dell’ area che dovette la sua grande fortuna commerciale alla particolare posizione geografica.

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La cucina infernale di Alessia

Alessia Martalò, una giovane corsara che aderisce come me a questa bella iniziativa, mi ha invitato a pubblicare quanto lei stessa scrive. Lo faccio con piacere.

Giovedì 24 aprile andrà in onda la seconda puntata di Hell’s Kitchen Italia, l’edizione made in Italy del talent show dello Chef Gordon Ramsay, già giudice di Masterchef USA.
Il diavolo in cucina nostrano è Carlo Cracco, il quale, almeno a giudicare dalla prima puntata, ha appreso alla perfezione la lezione del collega che, ci auguriamo, probabilmente sarà ospite in una delle prossime puntate.
Alla parte del talent, spiega Carlo Cracco, si unisce la componente del reality show: i partecipanti, infatti, sono rinchiusi per cinque settimane in un loft e, dunque, allo stress della cucina dovranno aggiungere quello della convivenza forzata. Come abbiamo appurato, già dalla prima puntata, sono emerse le prime antipatie reciproche.
Se a questo aggiungiamo il fatto che i peggiori della settimana sono nominati direttamente dalla squadra – e la votazione non è segreta – allora capiamo bene in che condizioni saranno costretti a lavorare i cuochi di Hell’s Kitchen.
“Tra 16 partecipanti, capisco chi è il più bravo. Sarà un’occasione unica per loro, se riusciranno a reggere lo stress e la lontananza da casa” racconta Cracco. In effetti, lo stress è una componente molto presente all’interno del talent: la prima notte all’interno del loft, per i 14 concorrenti di Hell’s Kitchen Italia, è stata un inferno. Una notte insonne alle prese con i ricettari da studiare per il servizio del giorno dopo e le videolezioni (registrate) dello Chef trasmesse in notturna.
Con tutti questi “aiutini”, avrà pensato Cracco, i concorrenti avrebbero fatto un ottimo lavoro. E invece no. Il primo servizio infernale fa acqua da tutte le parti e, dopo svariati disastri ai fornelli, lo Chef decide di chiudere entrambe le cucine.
“Hell’s Kitchen è un inferno”, dice qualcuno. E noi abbiamo il sospetto che sia proprio così.

Avicenna, il filosofo arabo che scrisse la «bibbia dei medici»

Il Palazzo di Sichelgaita

di Armando Torno

Un nuovo ritratto del pensatore che spaziò dalla logica all’antropologia, fino alle definizioni della natura

Al-Wâsitî - Abû Zayd pratica la medicina, miniatura dal "Maqâmât" di Al-Harîrî. Iraq, 1236-1237 - Parigi, BnF. Al-Wâsitî – Abû Zayd pratica la medicina, miniatura dal “Maqâmât” di Al-Harîrî. Iraq, 1236-1237 – Parigi, BnF.

La vicenda inizia a Bukhara, oggi Uzbekistan, in un anno poco prima del Mille. Un giovane abita qui, si chiama Ibn Sîna. Studia il Corano, anzi a dieci anni lo conosce a memoria, eccelle in letteratura, geometria, calcolo indiano e ben presto avrà anche una formazione filosofico-scientifica. A sedici anni divora opere di medicina, metafisica, diritto. A diciassette è chiamato come medico alla corte del sovrano Nûh ibn Mansur e lo guarisce da un male che lo tormentava. Per tale motivo gli vengono aperte le porte della ricca biblioteca reale, dove potrà studiare ulteriormente e approfondire quanto desidera, tanto che a diciotto anni – si mormora – conosceva ogni scienza. Ma il giovane non è…

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In attesa di Pasqua

Grazie a Luca Borsa, fondatore del gruppo “Gens Langobardoum” ho conosciuto questo contenuto in tema con questo tempo liturgico.
Il canto Beneventano fa parte del patrimonio Gregoriano, In Quaresima, alla seconda Domenica si canta l’introito DIRIGE ME DOMINE, studio di Giovanni Vianini, Cantore e direttore del coro milanese Schola Gregoriana Mediolanensis, Milano, Italia, il canto è datato XI secolo. 

Qui per informazioni.