Del Sele ,Paestum ed altri ammenicoli

I giorni della merla stan portando disastri. Se diamo retta al proverbio la primavera è prossima. A Paestum è stata chiesta la calamità naturale per via della esondazione del Sele. Faccio un passo indietro e racconto un dettaglio di questo lembo di salernitano.

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Per accedere alla piana pestana c’erano due modi: o per mare o passando il Sele con una scafa che devon avere provato anche gli intellettuali del Grand Tour come dimostra quest’opera di Jakob Philipp Hackert.

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Alla fine di agosto del 1768 il pittore lasciò la Francia alla volta di Livorno, poi Pisa e Firenze, giunse a Roma il 18 dicembre. Nella primavera del 1770 l’H. partì alla volta di Napoli, raccomandato all’ambasciatore britannico sir William Hamilton; eseguì numerosi disegni a Pozzuoli, Sorrento, Vietri sul Mare, Cava dei Tirreni.

Grazie al suo pennello abbiamo fotografie d’epoca del Sud.

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Anatomia (non autopsia) di Dante

Il Palazzo di Sichelgaita

Qualche anno fa, in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, nell’ambito di una serie di pubblicità che erano altrettante parodie della storia d’Italia, comparve sugli schermi televisivi anche questa, dedicata all’Inferno di Dante, protagonisti Neri Marcoré, Marco Mazzocca e Francesco Panofino; e molte facce si dipinsero di scuro. Come per un’altra pubblicità, che stampava l’ultimo verso del XXXIII canto del Paradiso, la chiave di lettura di tutto il poema, «L’amor che muove il sole e l’altre stelle»… su un rotolo di carta igienica!
Alcuni gridarono allo scandalo: come si osava trascinare nel fango il Sommo Poeta in questo modo? Non solo, strumentalizzarlo per qualcosa che più consumistico non si può, una pubblicità, e rischiando così di farlo rivoltare nel sepolcro?
La Commedia, per alcuni, dovrebbe essere materia per filologi, storici e linguisti, accuratamente chiusi in una biblioteca o in una sala conferenze per evitare “infezioni” dal mondo di fuori…

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“La monaca”, recensione

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Settimanalmente mando contributi a questo magazine on line.

Stavolta è toccato ad un romanzo che sto terminando di leggere e che mi ha coinvolto parecchio. Della stessa autrice avevo letto “La zia marchesa”, tavolozza su un Sicilia che non c’è più e che mi ha entusiasmato.

Una scrittura che penetra le maglie della società siciliana, questa è la vis di Simonetta Agnello Hornby.
Lascio il link della mia recensione…

La mia opinione su…

Ho scritto un articolo per la Rivista che dirigo. Esce domani, ma in anteprima ne posto l’incipit qua.

Un nuovo 11 settembre ha colpito il cuore pulsante dell’Occidente, facendo vacillare più di una certezza.download

E il paese che su tutti ha esportato l’idea di libertà si vede punito per qualche vignetta. Un commando di tre uomini incappucciati ha assaltato la sede del giornale satirico francese, noto per le sue vignette sull’Islam, e ha aperto il fuoco al grido di “Allah akbar”. 

Papa Francesco in materia si è pronunziato: era in aereo da Colombo a Manila nel suo intenso viaggio in Estremo Oriente.  “Credo che la libertà religiosa e la libertà di espressione siano entrambe diritti umani fondamentali. Ognuno ha diritto di praticare la propria religione senza offendere. Non si può fare la guerra, uccidere in nome della propria religione, cioè in nome di Dio. Questa è un’aberrazione. D’altra parte ognuno non solo ha la libertà e il diritto, ma anche l’obbligo di dire quello che pensa per aiutare il bene comune. Ma senza offendere.” La presa di posizione del Pontefice non lascia spazio al dubbio. Come non lascia spazio l’idea aristotelica sul riso e la commedia che non piaceva in un possibile Medioevo raccontato da Umberto Eco. Tra mura sacre lo scrittore fa vivere un integralista, l’orbo monaco che, ne Il nome della rosa, avvelena quanti si avvicinano alle pagine di Aristotele. Anche la Chiesa Cattolica ha avuto la sua jihad, come negarlo. Un certo modo di vivere la fede fatto di oscurantismo, spirito penitente ad oltranza e seriosità formale. Per questo, più di altri, i cattolici possono dire la loro a proposito di una domanda: si può ridere di Dio?

Il mio saggio

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Questa è la cover del mio saggio che uscirà in versione digitale spero presto. Vi tengo aggiornati…

Il Cilento è la mia terra di adozione; è una subregione che si stende verso la Lucania a sud di Salerno. Si confonde spesso con il Salento ma è tutta un’altra cosa. La foto della copertina l’ho scattata io a Roscigno, un borgo abbandonato agli inizia del 1900 per cause naturali. Il terreno è argilloso. Presto là farò riprese nella chiesa di San Nicola: è impressionante vedere la natura all’opera. Sembra una chiesa terremotata con il pavimento che si è alzato e va a zig zag.

Una voce dallo sterminio

Un breve post per la Giornata della memoria.

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Shlomo Venezia è uno scrittore italiano di origini greche. Nasce nel 1923 e come tanti viene deportato e rimane fra i pochi sopravvissuti addetti a lavorare nei Sonderkommando («unità speciali»), squadre composte da internati e destinate alle operazioni di smaltimento e cremazione dei corpi dei deportati uccisi mediante gas. Tali squadre venivano periodicamente soppresse per mantenere il segreto circa lo svolgimento della «soluzione finale della questione ebraica», il sistematico sterminio del popolo ebraico.

Del suo libro “L’abisso e il silenzio” traggo questi righi lasciandoli alla riflessione di chi passa.

Era l’inizio del 1945. Soffiava un vento freddo, secco, sferzante.
La terra era gelida. La guerra stava quasi per finire, era soltanto questione di tempo, e mentre i tedeschi cominciavano a perdere e a ritirarsi verso ovest, l’Armata Rossa, impetuosamente, avanzava sempre più verso il campo e la nostra liberazione sembrava ormai prossima, si sentiva nell’aria. Finalmente l’Umanità non restava più a guardare, si stava ricordando di noi, non ci aveva abbandonato, non ci lasciava lì a morire.
Dappertutto si vedevano tedeschi preoccupati, inaspriti: e più loro diventavano nervosi più noi speravamo nella libertà. Anche la disciplina diminuiva di giorno in giorno.
Il “grande” Terzo Reich era ormai sul punto di crollare e pertanto era necessario nascondere le tracce dello sterminio, del genocidio commesso. Nessuno doveva sapere.

Puntualmente, però, continuavano ad arrivare carri stipati di cadaveri dai sottocampi vicini, già evacuati; dovevamo noi del Sonderkommando di Birkenau liberarci di loro.
Sotterrarli nelle fosse comuni, in tedesco Birkenwald, non era più possibile, li avrebbero senz’altro scoperti. I tedeschi ci obbligarono, quindi, a fare funzionare i forni fino alla fine, fin quando non fosse stato cremato l’ultimo corpo. Una sera, al tramonto, eravamo quasi al termine del nostro penoso travaglio, con velocità misteriosa e fulminea si propagò fra noi la notizia che avremmo dovuto smantellare i crematori.
La notizia provocò un certo subbuglio, ma non avevamo più tempo da perdere, dovevamo fare in fretta, l’Armata Rossa era quasi alle porte. I turni di lavoro per la distruzione d’ogni “pezzo” che potesse testimoniare i crimini nazisti diventarono massacranti, però alla fine siamo riusciti a svolgere anche questo doloroso e snervante incarico ordinato dai nostri capi. Finalmente ci portarono in una baracca, potevamo riposare. Prima di andar via le SS ci minacciarono, ci ordinarono di non muoverci per nessuna ragione, di non uscire e di non parlare; in caso contrario avrebbero sparato su di noi senza pietà.
Presto sarebbero tornati a prenderci per portarci via. Ma dove ci avrebbero condotto? Noi non lo sapevamo, certo non potevamo aspettarci di essere liberati. […] Fummo subito presi dal panico, temevamo che volessero fucilarci e così, appena le guardie si furono allontanate, invece di rimanere nelle baracche, come ci era stato ordinato, uscimmo di corsa mischiandoci agli altri.

Di santo in santo

Tra una settimana cade la festa della Candelora che, da sempre, è associata alla Festa di san Biagio ( il 3 febbraio) protettore della gola. Nei paesi del Sud per ogni malanno si invoca un santo. Sant’Emiddio per il terremoto, Santa Barbara per tuoni e fulmini, San Rocco per la peste.

Il 2 si celebra il ricordo della presentazione di Gesù al Tempio, quaranta giorni dopo la nascita.mpj040220600001

Viene così definita perchè in questa data si benedicono le candele, simbolo di Cristo “luce per illuminare le genti”, come il bambino Gesù venne chiamato dal vecchio Simeone al momento appunto della presentazione al Tempo di Gerusalemme, che era prescritta dalla Legge giudaica per i primogeniti maschi.

Cercando nel web ho trovato qualcosa che si dice  a proposito della Candelora. Vediamo se necessita di traduzione..

”A Cannelora Viero è fora! Risponde San Biase: Vierno mo’ trase! dice a vecchia dint’ a tana: …nce vo’ ‘nata quarantana! cant’ o monaco dint’ o refettorio: tann’ è estate quann’ è Sant’Antonio!” che tradotto recita: alla Candelora l’inverno è finito!

Risponde San Biase ” L’inverno ora inizia!” . Dice la vecchia dentro la tana ” Ne mancano ancora 40″. Canta il monaco dal refettorio ” L’estate arriva quando viene Sant’Antonio”.