I Borbone e la bellezza è servita

 

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L’argomento bellezza è per me un evergreen.
Se poi è associato ad una visita che compii a Palazzo Reale di Napoli, le cose si fan intriganti.

Ripropongo un mio post che getterà una luce nuova sulla capitale partenopea.

Alchimie

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Palazzo Realenon ha bisogno di parole mie, ma stamattina mi ci sono tuffata e qualcosa la voglio lasciare.
Il presepe del Banco di Napoli e i vasi di Sevrès, ecco i due “dettagli” del complesso che hanno lasciato un segno dentro di me.
Ho scoperto che il presepe con i pastori ha avuto un suo processo di trasformazione, divenendo giocattolo per ricchi.

Quello che ho ammirato è allocato nella Cappella Palatina ed è ricco di 201 pezzi.

Per la cronaca, il luogo di culto reale è stato utilizzato anche da Scarlatti e Pergolesi in funzione di Scuola di Musica.

Seguite questo link per maggiori approfondimenti,.

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Mi sono informata relativamente  agli enormi vasi di Sevrès, smaltati e in oro, visti nei saloni del Re e della Regina .

Scopro che la manifattura fu fondata a Vincennes vicino a Parigi nel 1738, e trasferita a Sèvres nel 1756.
E se in…

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Grazie Maestro

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Avevo in mente un altro aggiornamento, ma l’ assegnazione dell’ OSCAR a questo Genio tutto italiano mi obbliga a dedicargli qualche rigo…

Mi urge timidamente ringraziarlo per una meritatissima e nuova vittoria.

Per la dedica che ha fatto ( a sua moglie).

Maestro, lei  ha illuminato l’Italia di una nuova luce.

Dio solo sa quanto ne ha bisogno l’Italia degli scandali e delle mazzette…ect ect

Grazie Maestro  per la lezione di semplicità che solo chi è davvero grande possiede.

Lei mi ha fatto piangere.

 

Lo Ziro e Giovanna

 

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Lo avevo anticipato qui e ora ne accenno. 

Dimitilla ha intuito che il mio apporto promesso avrebbe rivelato qualcosa di ignoto e relativo alla Campania; una narrazione in odore di leggenda riguardante la Costa di Amalfi.

Parlo di una storia che riguarda una delle fortificazioni erte a difesa della Repubblica marinara, lo Ziro che, insieme alle fortificazioni di Pogerola ed Agerola, costituì il nerbo della strategia difensiva costiera.

In questa innocua e diruta torre venne commesso un atroce delitto che ha ispirato l’inglese J.Webster, il nostro Matteo Bandello in una delle sue novelle e Lope de Vega ( “El majordomo de la duchessa di Amalfi”).

Vi venne assassinata Giovanna D’Aragona, nipote del re di Napoli Ferrante e rinomata per la sua bellezza.

Il movente fu l’amore. Rimasta vedova nel 1497 andò in sposa al secondo Duca d’Amalfi don Alfonso Todeschini Piccolomini e rimase di nuovo vedova.

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La sua colpa? Aver stretto una relazione all’epoca scandalosa col maggiordomo di corte, il patrizio napoletano Antonio Beccadelli. I due si sposarono clandestinamente ed ebbero due figli.. 

Ma questa era un’onta che doveva essere lavata con il sangue.

Il mandante fu un cardinale ( fratello di Giovanna, Luigi d’Aragona,ndr) che non approvava il legame per motivi di rango sociale. Due sicari provvidero ad assassinare la rea Giovanna e i suoi figli.

Antonio Beccadelli, sposo morganatico, riuscì a scappare. Fu inutile.

Venne raggiunto dalla mano dei sicari nel Ducato di Milano dove era riuscito a espatriare.

Quando la realtà supera la fantasia!

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Acqua per Kitowo

Prima di accennare alla leggenda relativa ( e promessa nel post precedente) ad una costa a me quasi prossima, mi urge evidenziare questo contributo.
Ringrazio tutti coloro che han reso e rendono possibile questi piccoli miracoli dell’acqua…
Nel mondo 780 milioni di persone mancano di acqua potabile ( dati relativi al 2014)..
Non sprechiamola!!

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E’ una storia lunga. Voglio per adesso limitarmi a condividere una grande gioia. E’ questo quello che voglio.

Due anni fa la mia associazione (www.tulime.org) ha chiesto un finanziamento alla Chiesa Valdese per scavare un pozzo profondo in uno degli undici villaggi con i quali collaboriamo in Tanzania. Il villaggio si chiama Kitowo.

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Già io ti vedo…

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Ti vedo quale tamerisco
e rimango assorta…
i tuoi fiori mi struggono…
dalla steppa
non vedrai venire il bene.

Già ora dimori in luoghi aridi
in affogati deserti

La tua è terra di salsedine,
non vi cresce nemmeno il ricino
le tue parole sono pula,
il vento ne disperde il sussurro..

salvezza avrai dal grande abisso:
già lo vedo.
Già ti vedo il guado oltrepassare…
in vestiti di porpora e di lino finissimo
ti attendo…

 

Grumentum, la città ignota

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Mantengo fede alla promessa scritta qui ed accenno ad una città lucana dal passato turbolento, dalle bellezze ignote, ma che è rimasta spesso nel dimenticatoio ( per “strani motivi di politica aziendale” i Mass Media accendono i riflettori sempre sugli e negli stessi luoghi a reiterare informazioni già note, ndr)

Grumentum rappresenta uno dei rari esempi italiani ( in buona compagnia:  Pompei, Ercolano, Ostia) nei quali è possibile godere dei resti di un patrimonio storico archeologico straordinario. Anche un non addetto ai lavori percepisce in Grumentum la forma di una tipica città romana abbandonata e mai più reinsediata.

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Il suo parco archeologico accoglie resti monumentali il che, da solo, vale una visita.

III sec. a.C., anno più anno meno, è datata questa città lucana  che presto conosce una generale fase di ristrutturazione urbana dopo una “ripassata” degli Italici nel corso della guerra sociale.

Grumentum si trova posizionata su un pianoro naturale: tre terrazzamenti non mi pare cosa da poco. Ben trenta son gli ettari che vanta l’area oltre ad una difesa muraria con un perimetro di circa 3 chilometri. 

Rimando a questo link per ulteriori e più dettagliate informazioni.