Ischia tra tiranni ed eruzioni

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Eccomi ad aggiornare con quanto ho promesso qua.

Dedico questo mio apporto a tutti coloro che amano il mare, la storia, i castelli e la mia regione.

Se geologicamente l’ isolotto che si staglia su Tirreno deriva da un’eruzione avvenuta oltre 300.000 anni fa, il suo fascino non finisce qua.

Il sito ischitano nasce da una bolla di magma, consolidatasi nel corso di fenomeni eruttivi e conosciuta come “cupola di ristagno“.

Quanto amo il magma …

Fortificazione che sorge sul versante orientale dell’isola d’Ischia, il suggestivo castello aragonese è collegato all’antico Borgo di Celsa tramite un ponte in muratura.

Per chi avesse desiderio di visitarlo aggiungo che al suggestivo maniero  vi si accede attraverso un traforo lungo quattrocento metri, scavato nella roccia.

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A volerlo fu, alla metà del Quattrocento, il signore che vedete in foto: Alfonso V d’Aragona.

Per inciso, la dominazione spagnola principiò il 2 giugno del 1442 e terminò quasi sessanta anni dopo. Un braccio di ferro tra angioini e aragonesi, per farla breve.

Il traforo creato bypassò il problema, offrendo una soluzione alternativa: l’accesso era per via mare e tramite una scala situata sul lato nord dell’isolotto.

Il fascino di questo castello ischitano inizia con il percorso illuminato da alti lucernari che, a tempo debito, servivano anche da “piombatoi”.

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In pratica attraverso di essi venivano  “deliziati” gli assalitori con olio bollente, pietre ed amenità simili. La mulattiera viene subito dopo e si snoda alla luce del sole.  Sentieri vi si diramano e portano a vari edifici e giardini.

Per permettere ai visitatori di accedere senza sudare come i cavalli venne inserito un ascensore. Inutile dire che è ricavato nella roccia e che raggiunge i 60 metri sul livello del mare.
Of course, il sito non l’hanno inventato gli aragonesi; infatti l’erezione del primo castello risale al 474 a.C. Si tratta del Castrum Gironis, ovvero “castello di Girone”, in onore del suo fondatore.

Chi era Gerone ?

Vi basti sapere che era un greco ed un tiranno. Così Pindaro lo ammonisce:” Non permettere che la tua gioia sbiadisca mentre che hai vita, poiché una vita gioiosa, siine certo è di molto la migliore per l’uomo”.

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