Racconto (2)

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1700, ovvero il secolo dei Lumi, del Barocco, ma non solo.
Tra i rampolli dell’aristocrazia europea si diffuse una moda, quella del “Grand Tour” esperienza di arricchimento personale e professionale per: artisti, intellettuali, giovani monsieur e dame socialmente emancipate.
Compierlo era una iniziazione. Era un viaggio di formazione: costoro erano alla ricerca di sé e del mondo. Lo spirito di avventura non mancava loro: si lanciavano a spada tratta in viaggi avventurosi per la rete viaria e le lacune della cartografia.
Destinazione predilette? La principali città italiane ( Firenze e Venezia in testa) poi Roma, of course, Napoli. Si spingevano fin dentro la Sicilia.

Viaggiatori-del-Grand-Tour

Goethe era uno dei tanti che a cavallo, a piedi o a dorso di mulo “calavano” lungo il nostro stivale.

Goethe a Paestum parte II

Il viaggio , per chi si imbarcava da Salerno, durava dalle 5 alle 6 ore : trenta miglia separavano Paestum dal capoluogo.
Visitare la città non era impresa eroica, Wolfang lo sapeva, ma neanche da prendere alla leggera.
Gli insetti erano diventati compagni di quell’avventura.
Fastidiosi ronzavano come gli era capitato di rado. Wolfang prese ad annotare appena lasciato il guado alle spalle. Annotava lo sguardo dei contadini, il paesaggio nuovo per sapore e odore..

Quanta fatica per accedere alla suggestione della bellezza dei Templi !  I blocchi di roccia visibili dal mare nei tempi non remoti, era stati in uno splendido isolamento: merito della malaria, degli acquitrini che scoraggiavano tutti…
Una purificazione , questo significava quel viaggio. Un ritorno.

Y_gianni_Tempel_Paestum_1898

Wolfang prese un sorso d’acqua: gli parve di bere alle sorgenti di un santuario tanto l ‘aria era misteriosamente silenziosa.
La flora semi selvaggia stendeva la sua cortina in maniera sfacciata.
Arbusti, ginestre ad ondate, dove il canto degli uccelli si librava in alto come gareggiasse col cielo.
La fatica si faceva sudore. Un contadino gli offrì una pezzo di cacio e una fetta di pane nero raffermo. Wolfang prese a morderlo con voracità.
Ma ecco il premio, la visione estatica dei Templi, le colonne ,il  bouleuterion , i frontoni dorati dal sole. Wolfang scese dal carro.

Voleva raggiungere a piedi gli ultime metri che lo separavano dalla cinta muraria, toccarla come si fa come una bella donna.
Il calore stese la sua mano feconda su quell’incontro. 

E il sole, complice, occhieggiava affrontando il meriggio…

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