Lo Ziro e Giovanna

 

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Lo avevo anticipato qui e ora ne accenno. 

Dimitilla ha intuito che il mio apporto promesso avrebbe rivelato qualcosa di ignoto e relativo alla Campania; una narrazione in odore di leggenda riguardante la Costa di Amalfi.

Parlo di una storia che riguarda una delle fortificazioni erte a difesa della Repubblica marinara, lo Ziro che, insieme alle fortificazioni di Pogerola ed Agerola, costituì il nerbo della strategia difensiva costiera.

In questa innocua e diruta torre venne commesso un atroce delitto che ha ispirato l’inglese J.Webster, il nostro Matteo Bandello in una delle sue novelle e Lope de Vega ( “El majordomo de la duchessa di Amalfi”).

Vi venne assassinata Giovanna D’Aragona, nipote del re di Napoli Ferrante e rinomata per la sua bellezza.

Il movente fu l’amore. Rimasta vedova nel 1497 andò in sposa al secondo Duca d’Amalfi don Alfonso Todeschini Piccolomini e rimase di nuovo vedova.

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La sua colpa? Aver stretto una relazione all’epoca scandalosa col maggiordomo di corte, il patrizio napoletano Antonio Beccadelli. I due si sposarono clandestinamente ed ebbero due figli.. 

Ma questa era un’onta che doveva essere lavata con il sangue.

Il mandante fu un cardinale ( fratello di Giovanna, Luigi d’Aragona,ndr) che non approvava il legame per motivi di rango sociale. Due sicari provvidero ad assassinare la rea Giovanna e i suoi figli.

Antonio Beccadelli, sposo morganatico, riuscì a scappare. Fu inutile.

Venne raggiunto dalla mano dei sicari nel Ducato di Milano dove era riuscito a espatriare.

Quando la realtà supera la fantasia!

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2 pensieri riguardo “Lo Ziro e Giovanna

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