Un ponte sull’abisso

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Il ponte costruito negli anni ’60 del 1900 raccorda Sacco a Roscigno; il paesaggio muta quasi repentinamente.

Quando mio marito veniva dai nonni qui si divertiva ad immaginare su queste rocce gli indiani in agguato.

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Alto intorno ai 300 metri, supera uno strapiombo notevole. Purtroppo qualche disperato lo ha scelto per suicidarsi. Alla sua base insiste la sorgente del fiume Sammaro.

Tra le gole che anticipano Sacco (Sa) si son evidenziate tracce di insediamenti preistorici.

Parte del territorio sottostante può essere visitato grazie a questo nostro documentario. 

‘A sciorta, ce vole ‘a sciorta

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Pubblico solo ora un articolo di denuncia che verrà pubblicato a breve su un periodico cilentano.

Stiamo diventando un paese di immigrati e di anziani. È un dogma di fede. La natalità è ridotta ai minimi storici; lo scenario che si prospetta è di un popolo italiano multirazziale. La qual cosa a me non spiace.
La scienza ha allungato la vita umana fino all’inverosimile.

Di questo possiamo compiacerci.
Purtroppo non ha creato, di contro, una qualità di vita degna di essere vissuta.

Arrivare a 95 anni e doversi nutrire con un sondino non è auspicabile per nessuno, ma c’è di peggio. C’è che Rosa M., una anziana originaria di Sacco viva abbandonata a Salerno dal suo medico di base ( pare sia la norma).

Avuta, per grazia ricevuta, l’ADI (assistenza domiciliare infermieristica) dopo un lungo iter burocratico (il nostro paese è una repubblica fondata sulle carte, lo sanno pure i marziani), al momento Rosa M. giace a Torrione nel letto di casa con un materasso per evitare le piaghe da decubito, accompagnata dai familiari e da una, per fortuna, appropriata badante.
Il brutto viene quando lei o altri anziani devono ricorrere al 118.
Per molti è l’anticamera della sala mortuaria, vista la conclamata inefficienza del sistema sanitario nazionale che, salvando la faccia di pochi medici, si allinea su parametri da Terzo mondo.
Venerdì scorso, a due passi dalla Pasqua, per Rosa è stato un vero e proprio venerdì di passione. Alle 2 e 30 di notte si è presentata una crisi respiratoria. Cosa fare? I familiari, come è prassi, han chiamato il 118, ma il panorama umano che si son trovati dinnanzi è stato desolante.

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Non solo l’autoambulanza non era munita di bombola di ossigeno, ma il medico si è rifiutato da portarla al San Leonardo, nosocomio tristemente famoso.
A salvare Rosa, 94 anni festeggiati da poco, è stato il nipote Angelo R. che medico non è, ma che non si è arreso all’ineluttabile come il medico prospettava: morte per soffocamento. Poteva un familiare arrendersi?
Ha richiesto al medico di turno una ricetta per una bombola ed ha ingaggiato una ricerca selvaggia per trovare la farmacia di turno. Dalla “Costabile” a Torrione ha potuto procurarsi la bombola necessaria.
Tutto è bene quello che finisce bene? No, perché per perdere una vita umana basta davvero poco. Interpellato Angelo S., medico noto nell’ Alto Cilento, ha laconicamente commentato sconsolato:” Dipende da quale medico è di turno nell’autoambulanza.”
A sciorta, ce vole ‘a sciorta, si usa dire quando si tocca questo tema caldo della salute.
Dobbiamo dedurre che il giuramento di Ippocrate è una grande presa per i fondelli?

Del resto cosa importa all’Assistenza Sanitaria Nazionale della sorte di una anziana, nata a Sacco, rimasta vedova da 39 anni? Che ne sanno i burocrati della recente morte per adenocarcinoma di uno dei due figli di Rosa. E delle sue tante traversie che la accomunano a tanti anziani che han superato le ottanta primavere.
L’importante è che le carte siano a posto. In Italia è questo il punto. L’importante non è la vita di Rosa né di quelle dei tantissimi anziani. Che importa che muoia o viva e che tu debba trovarti davanti il cinismo di un medico di guardia.
Rosa è fortunata: ha familiari che le fanno corona, con grandi sacrifici. Ma per gli altri? Cosa accade a Gigino, Filomena, Pasquale, Carmela e ai tantissimi anziani che vivono nei piccoli e grandi centri di questo nostro Sud?

 

Vecchiaia
Iphone, Skype, What’s app ormai appartengono a tutti. Nel III millennio siamo tecnologicamente avanzati, ma è solo questo che sa esibire un paese occidentale che pretende di essere civile? O è la cura per la vita umana, tutta la vita umana anche quella che si va spegnendo?

L’ Italia delle trivellazioni e dei balletti dialettici in Parlamento è incapace di assicurare a Rosa e a molti anziani l’assistenza che meritano. Perché di una cosa siamo vergognosamente irriconoscenti: questi nostri anziani hanno costruito il nostro paese con sacrificio, pagano le tasse, le bollette. Ma cosa fa l’Italia per loro?

La vittoria di Sambuca

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La gara è stata dura.

In lizza c’era pure Portofino e  Vernazza, ma ha vinto questo borgo siciliano.

E’ la terza volta che il palmarès se lo aggiudica la bella Trinacria.

Gange e Montalbano Elicona lo han preceduto.

Ma Sambuca nell’agrigentino aveva tutte le carte in regola per vincere.

Innanzitutto è di origini arabe. Poi è bello.

Indiscutibilmente ha un suo appeal.

Sambuca è “Il Borgo dei Borghi 2016”, iniziativa promossa dalla trasmissione di Rai3 “Alle falde del Kilimangiaro”.

Il borgo siciliano dista pochi chilometri dal mare di Menfi, da Sciacca e persino dal Parco archeologico di Selinunte, scusatemi se è poco!

E,poi, la storia di Sambuca affonda le radici negli anni della dominazione araba. A  dare ascolto alle fonti storiche a fondarla fu l’emiro saraceno Zabut.

Proprio su quella collina l’emiro volle edificare il suo castello.

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La Luce del passato

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In commento e in risposta a questa bloggher ho inserito un link per tutti gli amanti dell’archeologia.
Credo sia opportuno evidenziare gli apporti per dare modo a tutti di giovarsene.

Sarà un affaccio sui luoghi più turbolenti oggi, assurti alla cronaca per eccidi, distruzioni, ma che possono vantare tesori inestimabili.

Un passo indietro è doveroso.

Diversi mesi fa fortuitamente ho incontrato “La Luce del passato” che si ascolta in onda qui. Anche i neofiti potranno apprezzare queste 18 puntate e capire quando sia mutata l’archeologia nel tempo.

Fino all’inizio del Novecento, questa scienza si basava sul lavoro di geniali dilettanti, (come ad esempio Schliemann, lo scopritore di Troia; essi scavavano con mezzi e tecniche primitive, talvolta sulla base di dati storici, ma spesso in balia del caso.

Negli ultimi trenta-quarant’anni invece, i metodi di ricerca sono cambiati, naturalmente con la tecnologia.

Si potrà ascoltare via web ( o scaricandole tramite podcast) la storia eccezionale di Champollion e della sua favolosa scoperta, della mitica Ebla e delle città carovaniere, del ritrovamento dei rotoli del Mar Morto, di Ugarit  e dei tesori della Regina di Saba.

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I tesori in tour

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A chi non piacerebbe indossare queste meraviglie in oro?

Essi sono parte dei tesori di Oplonti.
Dov’è Oplonti? In un futuro prossimo la racconterò.
Vi sembrerà strano ma non hanno casa questi gioielli insieme a centinaia di casse con ori, anfore, intere pareti dipinte e gli intonaci delle ville di Poppea ( rinvenuta  nel 1964) e di Lucio Crassio Terzio.

E cosa si fa in questi casi?
Li si manda in tour, che domande!
Nel 2015 han goduto dei nostri ori gli americani.

Il tour lo han battezzato”Leisure and luxury in age of Nero. The Villas of Oplontis near Pompei”.
E son stati esposti in quattro musei universitari e in altrettanti Stati: Michigan , Montana, Texas e Massachusetts.
E l’Italia rimase a secco.
Ma che bel paese il nostro!!

Silenzio, parla il Medioevo

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Ritorno al mio primo amore, la valorizzazione e la divulgazione dei Beni Culturali, intesi in senso materiale ed immateriale.

Per inciso, forse non tutti sanno ( ed è bene che si sappia) che il dialetto napoletano è stato inserito dall’UNESCO nella lista dei patrimoni da tutelare. Secondo solo alla lingua italiana, il napoletano per l’UNESCO non è un dialetto ma una lingua.

“Sciovinismo” a parte, evidenzio quanto rimane ( a due passi dalla A3)  del Battistero di San Giovanni in Fonte nel Vallo di Diano (Sa) e del suo ruolo religioso e commerciale nell’antichità.SAN_GIOVANNI_IN_FONTE_14_sgf

Quando ne capii la valenza rimasi di stucco.

Ora il Battistero parla solo attraverso pochi resti.

Noi italiani siamo miopi, soprattutto al Sud. Ma perchè siamo tanto incapaci di capire quanto il passato ci appartenga, quanto esso sia dentro il nostro DNA.

E non impariamo manco dalla storia che pure ci potrebbe essere maestra.

Ignoriamo la massima di Arthur Schopenhauer sulla importanza del passato per progettare il futuro e vivere il presente.

Il Battistero in oggetto sembra una architettura fatiscente,  solo pietre: chi sospetterebbe che là vi si svolgeva una delle Fiere più importanti del Meridione medioevale?

Questo link rimanda alla sua decorazione pittorica.

In breve, è una realtà talmente suggestiva da venire utilizzata ( alla stregua dei poderosi Templi di Paestum) per le foto nuziali.

Quello che il mio servizio ha inteso portare alla luce è quanto resta di un antico edificio paleocristiano la cui importanza era talmente eclatante da venire menzionato da Cassiodoro nel “Viarum libri”.


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La comunicazione, questa sconosciuta

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Viviamo un momento turbolento e delicatissimo.

Personale e sociale.

Cerchiamo nei blog un balsamo per le paure, gli smarrimenti, le difficoltà, le solitudini, ma ci ricordiamo che questi spazi sono monopolio di un parola ridotta al minimo, impoverita? 

E, poi, desideriamo davvero comunicare, ossia costruire ponti?

Nei blog riversiamo di tutto e di più.

Ci pensiamo a quanto queste nostre parole siano scarnificate, non abbiano la corporeità, siano spesso effimere?? 

Le logorree che leggo, ahimè, in giro sono al servizio della paura, della insoddisfazione personale, della ricerca forsennata di un feed back…???
Io son un tecnico della comunicazione e della informazione e sto studiando le parole usate in alcuni blog.

 

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Confesso una cosa: leggere i ” lecca lecca in giro” mi avvilisce.

Evidenzio quanto Francesco ha vergato perchè mi interessa provocare un dibattito.

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Dico e scrivo in continuazione che viviamo in un universo relazionale dove la comunicazione è un imperativo strutturale e strutturante. Senza comunicazione non siamo niente. E questo vale sia quando ci offriamo come riceventi che quando rivendichiamo per noi il ruolo di emittente. Questo blog è una delle innumerevoli dimostrazioni del teorema appena accennato.

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