Il Principe e l’ambra

fetonte

Annunciato un promesso aggiornamento, lo mantengo.

Potrei mandarvi a curiosare nel sito della Federico II di Napoli, facoltà di archeologia, ma vi annoiereste così ve lo racconto in parole semplici.

Annata 1926. Località Collina-Pruno, Piano del Bove ( in linea d’aria 4 chilometri da dove vivo). Stiamo parlando di un’area isolata e iscritta nel Parco Nazionale.

Ritrovamento? Elmetti greci prima, collane di ambra poi…emersi dal passato grazie ad un contadino ed alla sua zappa. Una storia sepolta e ignota.

Era l’inizio di una storia leggendaria. Oggi lo scavo archeologico è ripreso.

Zolla dopo zolla dal sottosuolo vennero alla luce oggetti di ornamentazione personale, ceramiche a vernice nera,frammenti di fibule, lucernette in terracotta, monete in argento. E, successivamente, fibule, aryballos (portaprofumi), frammenti di selce, collane in terracotta e in vetro policromo.

Le vere attrici, però, furono le ambre.

Rivelatori del ruolo avuto da quella fetta di Cilento nell’antichità i numerosi pezzi d’ambra figurati! In dettaglio, elementi di pendagli intarsiati per un totale di quarantotto pezzi,databili in epoca antecedente l’invasione sannitico-lucana.

La domanda per gli archeologici fu netta: cosa ci faceva l’ambra in un territorio tanto isolato?

Immagine1

Conservati nel Museo Provinciale di Salerno, questi reperti, queste testine scolpite, i pendagli con le loro raffigurazioni di sileni, costituirono subito un giallo da svelare.

Smerciata nell’antichità, in prevalenza nel Salentino, la resina era considerata pregiata, dal riconosciuto potere apotropaico, che riposa nella connotazione  ‘elettrica’, nota fin dai tempi remoti.

Ma presto su quella balconata di roccia sarebbe affiorata una tomba di tale ricchezza da essere considerata principesca. Resti di un carro,  una lancia. Il principe ivi deposto era avvezzo alle costumanze greche. Segno inequivocabile furono i tre strigili in bronzo, strumenti adoperati dall’atleta per detergere il sudore dopo la gara.

Ma per non allungarmi, vi rimando alla visione del servizio giornalistico che vi ho realizzato e che ha partecipato in USA alla Rassegna Mondiale del cinema archeologico.

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