Benevento tra egizi e longobardi

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“All’imperatore Cesare Nerva Traiano, figlio del divino Nerva, ottimo Augusto, Germanico, Dacico, Pontefice Massimo il Senato ed il popolo romano nell’anno diciottesimo della tribunicia potestas e nel settimo dell’ Impero. “
Il biglietto da visita di Benevento campeggia su tutto.
La storia di una città di antica datazione è contorta e non si presta a riduzioni né semplificazioni.
Eventi e protagonisti vi si avvicendano senza soluzione di continuità.

Spesso la storia si insinua con l’andamento di un fiume carsico che gli stessi storici faticano a seguire nel suo inabissarsi e riaffiorare, più o meno inaspettatamente.
Questa premessa non vale per l’antica “Maleventum”, la città che la leggenda vuole fondata da Diomede come tanti altri siti. Lo stemma municipale sembra avvalorare questa origine: alla città l’eroe greco regalò le zanne dello sconfitto cinghiale Caledonio, animale sacro e, senza remore, rappresentazione della forza divina allo stato selvaggio.
Per il colore scuro e le abitudini notturne,nelle culture mediterranee, il cinghiale veniva identificato con la Morte.

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Va da sé che ucciderlo equivaleva a sconfiggere l’Oltretomba.
Ha un carattere ambivalente il capoluogo sannita.

Esso cammina di pari passo a questo retroterra mitologico che suonerebbe riduttivo definire leggenda, collocandosi, esso, in un ambito squisitamente mitopoietico, ascrivibile all’ ineludibile modello archetipico con tutto il cromatismo che ne deriva.

Museo-Arcos-Benevento

E se gli esiti architettonici ed urbanistici sono una netta dichiarazione di appartenenza nella esibizione di un preciso “milieu”, al contempo, Benevento rivela un tratto sfingeo, eredità non velata né negata degli egizi, colta dai longobardi e portata alle estreme conseguenze da un popolo che seppe concimare un sincretismo encomiabile nonostante il culto dell’Oltretomba e la predilezione verso il mondo ctonìo.
Calata nel silenzio, intimorisce, affascina, apre al viandante sentieri inimmaginabili. Anseatica, avignonese, romantica, dai risvegli d’acquario, tra il Sabato e il Calore – lo stregato e il razionale – sospesa nella sua valle come un’ ala immensa, cara alla prima Roma e ancora più alla seconda che v’intratteneva rapporti e trasporti settimanali in pieno Cinquecento”. (Domenico Rea)

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