Quando le mani cantavano

fale

Un mio precedente post tradiva il mio sfegatato interesse per gli antichi mestieri, ai quali son legati remoti ricordi infantili e film e documentari come questo che ho rinvenuto.

Sono mestieri che han fatto l’Italia, ma che nessuno ha provveduto a salvare.

Stavolta mi fermerò su un lavoro antico che parte dalla lana e diventa materasso.
Confesso che da bambina osservavo assorta questa trasformazione.

Vicino casa di mia nonna c’era una bottega ( veramente più di una bottega: il fabbro, il sediario, il falegname, il calzolaio, detto “solachianielllo” in napoletano).

Ogni bottega aveva un suo odore, una sua prassi…una sua clientela che era una famiglia quasi.
Ora non ci si pensa: i materassi di lana son in via di estinzione e hanno lasciato il posto a quelli ( più igienici) di lattice o a molle.
Rammento ancora la procedura utilizzata da mia nonna Antonietta.
Prima di tutto la lana veniva lavata con acqua tiepida e sapone di Marsiglia, poi sciacquata e messa al sole.

Soffici nuvole bianche sorvegliate a turno facevano mostra di sè sui terrazzi.
In un secondo momento la lana veniva “strappata” con le mani al fine di disfare i bioccoli più compatti per farla tornare bella soffice e reinserirla nella fodera del materasso.
Era una gesticolare, un parlare con la materia che affabulava.

Un pò come può affabulare sentir raccontare una favola.

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2 pensieri riguardo “Quando le mani cantavano

  1. L’ha ribloggato su Alchimiee ha commentato:

    Ieri sera mi è capitato di leggere una disamina intelligente in tema di botteghe e di lavoro da Pietro.

    Continui sul solco che lui ha tracciato, rilanciando questo mio post datato.

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