Un mio racconto

burattino-vivente

La scrittura è un balsamo per molti. Io non faccio eccezione.

Le tensioni e la sofferenza delle settimane scorse han prodotto un breve racconto che pubblico solo ora.

Cos’era diventata la sua vita. Un mazzo di fiori avvizzito come capita davanti alle tombe? Un burattinaio che ti condiziona come fossi di pezza e  non di carne?

Ma nessuno l’aveva avvisata che correva questo rischio. Le sue carte le aveva giocate regolarmente e con una attenzione agli affetti che viene solo a chi ha bevuto il calice della disperazione.

L’ululato dei cani ammantava la notte di orrori come se una minaccia stesse incombendo e le bestie stessero mettendo tutti in guardia. Un vento ora freddo ora impetuoso colpiva le serrande  come una sferza  nelle mani di un aguzzino. Cosa era diventata la sua vita. I sogni le erano stati calpestati da mandrie di bufali impazziti.

Desideri non avevano terra in lei dove attecchire e giacevano inerti come lo stuoino davanti alla porta. Il ventilatore della stufa a pellets chiedeva spazio, ma lei spazio non era disposta a darne. Gli ultimi vantaggi di quella vita tranquilla e campestre si erano dissolti come la sabbia  del deserto. E dune su dune si trovava ad incontrare. La sabbia l’aveva invasa.

casa-sommersa-dalla-sabbia-Kolmanskop-4

Una delle invasioni, quella più pervasiva era sua suocera  Rosa, una donna prepotente, egocentrica ma anche generosa che le aveva insegnato a cucinare, ma che lei aveva subito come un macigno. Mai avrebbe voluto “perderla”.

Perchè perdere non significa necessariamente morire. Significa anche rinunciare al dialogo che , ormai, era diventato una tortura, una richiesta continua, un aggrapparsi, un nuocere in mille modi.

Dune su dune calpestava lei: faceva finta che non ci fosse un baratro dopo, che il deserto se lo era solo immaginato come capita negli incubi.

Che era successo? Fuori splendeva il sole. Era solo colpa degli occhiali sbagliati o aveva ragione a sentirsi come un mazzo di fiori avvizzito ?

Ebbe un moto di orgoglio, si alzò e si diresse verso la vasca da bagno. La riempì versando aromi. Una nuvola di lavanda si levò raggiungendo le pareti e le sue narici.

Era arrivato il momento di coccolarsi e lasciare tutto fuori, come un cane che abbaia ma su una frequenza che non puoi sentire.

Si spogliò, entrando placidamente nell’acqua calda. Sussurri, gli ultimi dei pensieri molesti, si asciugarono e lei rimase sola con un senso di benessere mai provato prima.

bagno-rilassante

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7 thoughts on “Un mio racconto

        • Sì l’ho capito..non me la sento di raccontar altro…lo intuisci.
          Ho persino cancellato i post che la riguardavano…
          Francesca una certa durezza mi appartiene…ma uso lo stesso metro per me e per gli altri.
          La vita fin ad ora con me è stata abbastanza crudele. La luce mi viene dall’uomo che ho sposato.
          Fortuna che mi perdo davanti ai colori del tramonto e al sorriso di un bambino.
          La mia anima pascola nell’arte soprattutto per questo: è una impostazione che mi appaga.
          Grazie Francesco della pazienza.

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