Io resiliente

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Qualche anno fa mi son imbattuta in una impostazione diversa di concepire il turismo e l’agricoltura, laddove le due attività si sposano. Non è un piccolo miracolo?

Rifletteteci: in genere il turista consuma ( spesso prodotti locali e verdure a km 0) e basta, portando solo denaro, ma lasciando tutto come era prima. Al massimo fidelizzandosi.
Non son d’accordo con questo modo di interfacciarsi. Per me si deve essere costruttivi e non ridurre anche il settore turismo al mordi e fuggi, consumato due mesi all’anno soprattutto.

Non sopporto sentir raccontare e divulgare questa o quella località non per una bellezza architettonica o un’opera d’arte, ma solo perchè ci si riempie la pancia e la gola.

Siamo un popolo di crapuloni.

Lo trovo svilente per le nostre tradizioni gastronomiche ( esse hanno la loro ragione d’essere e son state tramandate come un tesoro da generazioni, ndr ) e per lo stesso turista che legherà, banalmente, il ricordo di quella escursione unicamente al piatto tipico come se un paese o una zona del meridione possa essere rappresentata solo dalle polpette di ricotta o dai fusilli fatti a mano uno per uno.

Esiste e desidero testimoniarlo un diverso modo di far incontrare il forestiero e la terra che lo ospita. 
Chi lo sta portando avanti è una minoranza e l’ha battezzato “Terra di Resilienza” laddove il termine riporta in ambito psicologico alla capacità di un individuo di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà.

Resilienza
Il meridione sta vivendo da oltre venti anni momenti drammatici, vuoi per la pessima gestione delle risorse ( anche di quelle umane), vuoi per la cronica incapacità di tradurre le idee in fatti concreti, creando occupazione.

Il Sud vive di assistenzialismo.

Potrei continuare all’infinito, ma mi fermo qua perchè l’argomento mi esaspera l’ipertensione…
Ho riscontrato una inversione di tendenza.

Tenue, ma c’è. Una inversione che non vede il consumismo come la sua bibbia, ma imposta diversamente il proprio agire.

Perciò quando qualche anno or sono conobbi i fautori del progetto “Terra di Resilienza“, coadiuvati dal sindaco del paese cilentano ( Morigerati in provincia di Salerno), mi ci fiondai con la telecamera.

Lo faccio sempre quando posso cogliere e trasmettere piccole novità che diano speranza.
Perchè qui al Sud difettiamo di speranza, di capacità manageriale molto più che di denaro che viene sperperato e finisce in mano sempre dei soliti.

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5 pensieri riguardo “Io resiliente

  1. ma prima di tutto, mi permetto di scriverlo, la resilienza è un concetto ecologico: la capacità che ha un determinato ecosistema di ritornare al suo stato climax dopo essere stato degradato (generalmente dall’uomo)…questo è un bel post…

    1. Sì ecologico che io sposo in toto, Francesco.
      Da questo marasma possiamo uscirne, io son ottimista.
      La resilienza è tra gli strumenti che devono essere prima diffusi poi applicati su vasta scala.

  2. Ah come è vero. Anche se la nostra cucina e’ davvero irresistibile. Pero è giusto che non sia ricordata solo per quello. Anche a me fa arrabbiare il turismo inconsapevole che non porta accrescimento per nessuno. Speriamo che la terra sia davvero resiliente. Io ci credo poco perché l’abbiamo “mangiata” all’osso. . Ma spero sia cosi. Un abbraccio. Bello averti vista nel video.

  3. Giusto! Aggiungerei anche una certa propensione da parte delle istituzioni ad andare troppo incontro alla cultura dei turisti che dell’Italia hanno un’idea monotematica: il buon cibo. Non ho utilizzato a caso il termine “cultura”, poiché sembra che siano i turisti con il loro carico di conoscenze (spesso distorte) a delineare il tracciato lungo il quale si snoda il futuro stesso delle nostre terre. È giusto promuovere l’enogastronomia perché fa parte del nostro patrimonio, ma non si possono proporre sempre e solo sagre che alimentano il turismo mordi e fuggi!

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