Il Cilento di palazzi, torri e filosofi

Concludo l’argomento relativo al Cilento perchè mi son già dilungata troppo: amo i contributi corti.

Nel breve video la conduzione non è professionale semplicemente in quanto una afonia mi fu di impedimento. Colei che conduce è Gaia, solo una ragazza volenterosa senza esperienza che “precettammo”.

Questo lavoro, per il quale approntai il plot , è l’ennesima riprova della valenza del Cilento.

L’area vanta un passato plurimillenario ben rappresentato dai castelli dei Filomarino e dei Carafa, da quanto rimane dell’arcigno palazzo ducale degli Spinelli, dalle case palazziate, dai portali istoriati, figli di una stagione lapicida più che fertile, dalla biblioteca privata dei Ventimiglia di Vatolla, l’antica “Vicus Vatolanus” ,allocata nella dimora cinquecentesca che ospitò  il filosofo Giambattista Vico, precettore là tra il 1686 e il 1695.

La biblioteca del palazzo, istituita nel gennaio 1999 con un finanziamento dell’Ente Parco, esibisce oltre diecimila volumi ripartiti in due sezioni, la prima votata alle tematiche filosofiche e storiche, la seconda incentrata sulle problematiche scientifico-ambientali e dei beni culturali.

Spendo qualche rigo per un’ altra dimora storica misconosciuta.

Il palazzo  si erge a Serramezzana nella dorsale della Carpinina, alle falde del Monte della Stella, per capirci, ossia il baricentro antico dell’area divenuta Parco.

Nato nel 1072 attorno al monastero di S.Nicola de Myra, il borgo si racconta in “voice over” fino al 1694, anno nel quale il Barone Giuseppe Matarazzo acquista il feudo e inizia a costruirsi là una dimora degna del suo casato.

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Torre Palazzo Materazzi

Alla casa fortificata conferiscono una certa albagia le lettere dell’alfabeto greco esibite da alcuni blocchi litici della torretta nata con le pietre di una costruzione velina. 

Paradigmatica, naturellement, la dimora di Serramezzana.

Tale è per la sua architettura ma non solo.

Essa vanta due simmetrici portali di ingresso con le cappelline laterali, inoltre uno stemma ligneo con l’aquila bicipite, la corte interna con cisterna d’ordinanza in pietra arenaria e l’abbeveratoio, e, poi, l’oratorio di famiglia al piano nobile ( non vi manca l’altare racchiuso in un magnifico armadio barocco,ndr); inoltre ci si imbatte in una processione di bellezze come il delizioso studiolo dai vivaci colori di racemi stile liberty e le “riggiole” di Vietri che esibisce con “nonchalance” il salone delle feste.

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Le “riggiole” di Vietri del salone delle feste

Nel Palazzo lavorò nel 1897 Giuseppe Avallone, reputato uno dei maggiori interpreti dell’arte figurativa salernitana della prima metà del XX secolo.

Nella dimora dipinse la Danza delle muse sollecitata da un Apollo citaredo.

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Un esempio solo di quanto un Palazzo cilentano, anche il più dimesso, è capace di nascondere più o meno gelosamente.

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