Frutti antichi (2)

Collana Officinale con cinorrodi di Rosa canina selvatica

Collana Officinale con cinòrrodi di Rosa canina selvatica

Il nostro Patrimonio culturale è costellato di Beni dal valore incommensurabile dai quali non si possono escludere i paesaggistici ( uno su tutti il sentiero Rilke a Duino) nè i botanici che celebrano la loro apologia negli ulivi secolari lascito dei greci e dei monaci basiliani.
Quanto viene fatto con semi ( anche antichi) in Sicilia da parte di Giulia Cancilla e Gaetana Milazzo è meritorio sotto vari punti di vista.
Giulia studia il territorio e i prodotti colturali ( è iscritta alla Facoltà di Agraria), e con l’amica creano. E di questi tempi personalmente grido al miracolo dinnanzi alla creatività, cioè al dare forma e sostanza a qualcosa di nuovo utilizzando l’antico.

7) Giulia, quali sono i programmi futuri?
Continueremo a lavorare nel perfezionamento delle tecniche artigianali e nella ricerca del mondo vegetale, spingendoci ad un approfondimento delle specie della tradizione, considerate obsolete o meno conosciute.
Promuovendo i prodotti, partecipando ad iniziative, fiere, eventi legati sia all’ambiente che all’artigianato, nonchè attraverso la rete, strutturando soluzioni tecnologiche innovative per coinvolgere il maggior numero di persone e contagiarle positivamente.

8) Qual è il tuo ruolo e quale quello di Gaetana Milazzo?

Gaetana Milazzo è per me un’ amica e principalmente un’artista di grande sensibilità.

Lei con la sua immaginazione e professionalità ha avuto un ruolo importante sin dall’inizio sia nella fase di ispirazione sia nella fase di creazione grafica e poetica del progetto.
Io sono l’anima verde, le mani ed il cuore dei Frutti Antichi. Questo progetto che oggi abbraccia tutta la mia vita e che nasce con me, mi sta dando la possibilità di crescere molto ed ogni giorno continuo ad imparare cose meravigliose. Sono molto grata per questo.

Un particolare ringraziamento va ad un uomo dalle eccezionali doti manuali ed di grande ingegno, Andrea Namio , che mi ricorda ogni giorno come non perdersi d’animo di fronte agli ostacoli della vita con umorismo e positività, ad Alessia Tavolante per la sua pazienza, tenacia e per la sua profonda passione e professionalità in tema di sostenibilità ambientale, ed infine a Giulia Marino agronoma e ricercatrice instancabile, cultrice della materia in tema di conservazione e variabilità genetica di specie autoctone siciliane.

Linea Speziale, collana naturale alla Cannella (Cinnamonum verum).jpg

Linea Speziale, collana naturale alla Cannella (Cinnamonum verum)

9) Sono stati studiati saggi in materia?
Si esistono saggi in materia di botanica ed approfondimenti bibliografici sono in corso riguardo le diverse proprietà degli elementi utilizzati e le rispettive tecniche di lavorazione.
10) La Sicilia quale ruolo ha avuto nelle vostre scelte?
Certamente la macchia mediterranea possiede un alto grado di biodiversità e le isole maggiori italiane sono ricche di specie endemiche. Questa condizione di insularità gioca quindi un ruolo importante nella nascita di questo progetto, come anche il desiderio di autonomia ed il desiderio di dare un segnale positivo alle giovani generazioni, considerando il difficile contesto in cui si trova una terra come la Sicilia ed il sud in generale, dimostrando che è possibile , attraverso la propria iniziativa e le proprie capacità inventive, creare opportunità di lavoro.

11) Tutto ciò sarebbe stato possibile altrove?
In ogni luogo della terra dove ancora persiste un contatto con la natura e la storia di un territorio, con le proprie particolari specificità sarebbe possibile certamente.

Collana Officinale Rosa canina selvatica e mandorle

Collana Officinale Rosa canina selvatica e mandorle

Frutti antichi (1)

Un pò di giorni fa accennai all’attività creativa di due siciliane che trovavo geniale..

Una ricerca, la loro, una passione che trasuda dai gesti e dalla stessa loro scelta..

Ho rivolto loro qualche domanda, ecco cosa mi ha riposto Giulia Cancilla..
1) Come nasce l’idea di utilizzare semi e quanto altro per creare monili?
L’idea di utilizzare semi e/o frutti per creare gioielli nasce dall’interesse personale e dalla passione che ho sempre nutrito sin da piccola per la natura, la terra e i suoi prodotti. Questo interesse mi ha spinto all’osservazione diretta del mondo naturale, al voler trasmettere ad altri il ruolo che esso assume nella vita dell’ uomo. Inoltre l’idea nasce da una volontà personale di mettere alla prova le proprie capacità creative attraverso la realizzazione di piccoli oggetti, dove la precisione, la concentrazione e la manualità sono elementi fondamentali.
2) Quali semi vengono ritenuti più adatti?
Qualunque seme e/o frutto, se opportunamente trattato, è adatto ad essere lavorato per la realizzazione di gioielli e manufatti artigianali. Essi sono testimonianze tangibili delle innumerevoli ed incredibili strategie adattative di cui le piante, come tutti gli organismi viventi, sono capaci.
3) Cosa spinge a scegliere una varietà botanica invece di un’altra?
Nella scelta dei frutti e dei semi normalmente prediligiamo specie dotate di forte identità mediterranea e locale. Le specie autoctone della tradizione, testimoniano usi ed utilizzi, un tempo di importanza fondamentale per la sussistenza e la vita quotidiana di popolazioni che ancora non conoscevano l’agricoltura moderna e la produzione di tipo industriale.

Inoltre sono senz’altro le forme, i colori, i profumi ed ogni altra proprietà organolettica degli elementi stessi, che stimolando i miei sensi, mi guidano nella scelta di una varietà piuttosto che un altra, come ad esempio accade con le piante speziali e molte altre.
4) Qual è il seme più antico che è stato utilizzato?
Da un punto di vista evolutivo il frutto/seme più antico che abbiamo utilizzato è quello appartenente al genere Cedrus; una gimnosperma che, letteralmente significa “a seme nudo”. Le gimnosperme risalgono almeno a 300 milioni di anni fa, al carbonifero superiore, anteriori filogeneticamente alle più recenti piante a fiore.
5) Cosa significa utilizzare così creativamente prodotti della propria terra d’origine?
Indubbiamente il rapporto affettivo con la propria terra di origine rappresenta un elemento fondamentale di stimolo alla propria creatività, nonchè il desiderio di raccontare e valorizzare le caratteristiche etnobotaniche di piante indissolubilmente legate da tempi remoti al nostro territorio.

6) Le isole come Pantelleria hanno avuto o hanno un ruolo in questa attività?
Sicuramente avere avuto sin da piccola la possibilità di vivere a Pantelleria ha avuto un ruolo fondamentale per la mia crescita e soprattutto l’amore per l’ isola trasmessomi da mia madre. Il rapporto con la natura quasi incontaminata e per alcuni aspetti anche selvaggia ha negli anni accresciuto in me la consapevolezza della bellezza che la natura stessa ci regala.

Prendendo proprio spunto da alcuni giocattoli che inventavo utilizzando foglie, resine e semi dalla strana forma che stuzzicavano la mia fantasia , trovati nel bosco della montagna grande, è nata l’ idea successivamente di assemblare semi e frutti di antica tradizione creando monili da indossare esaltando in questo modo il concetto di arte insito nella natura stessa.

I cinòrrodi di rosa canina diventano orecchini che ci ricorda le mille proprietà nutrizionali di questa rosa selvatica, una nespola d’inverno al polso ci ricorda come un orologio il passaggio dalla stagione estiva a quella autunnale, così come una siliqua di carrubo diventa una collana dalla forma cangiante e sinuosa. 

Fine 1 parte

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Cinòrrodi di rosa canina

Le ossa di Matteo

San Matteo duomodisalerno

Grazie alla sua inaspettata attenzione ho rispolverato un vecchio post, sempre attuale però..

Su Salerno veglia uno che, da pubblicano, secondo i Vangeli venne scelto per la sequela di Gesù.
Patrono della Guardia di Finanza, San Matteo viene onorato da noi salernitani ogni anno: a lui è dedicata una processione solenne il 21 di settembre che attira gente da tutta la Provincia.
La statua che lo raffigura è imponente ed è sita nella cripta del Duomo.
Un santo a due facce, Matteo: si è voluto così per consentire una preghiera a 360 gradi.
Nella versione dei detrattori, invece, è un Santo ” ipocrita “.

Alchimie

800px-Caravaggio_-_La_vocazione_di_San_Matteo.jpg

Mano a mano che cerco scopro, divertita, personaggi e vicende, gesta della mia città. natale.

Vi hanno un ruolo Arechi II e il Guiscardo, i Normanni  e gli uomini dalle lunghe barbe, Alfano I, Costantino l’Africano, Ildebrando Aldobrandeschi, monaco a Cluny.

In questo scenario storico si inserisce la vicenda delle spoglie di S.Matteo, patrono della città.

Anno 954. Il principe longobardo Gisulfo I (953-977) ordina la translazione del corpo dell’Evangelista a Salerno.
Ritrovati “ad duo flumina” a Casalvelino, i resti dovevano essere per forza oggetto di cura e di precauzioni. Nasconderli è la prima preoccupazione del Principe : troppo appetibile quel ritrovamento in un’epoca che assisteva ad una “caccia” di reliquie senza precedenti.

20150710-083026-borgo-CASALVELINO-006Luogo sacro che ricorda il rinvenimento

Non di rado, pur di accaparrarsene il possesso, duchi e principi intervenivano manu militari. Una difesa sicura, i resti mortali di santi e apostoli.. una sorta di assicurazione contro le…

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L’amore in fortezza

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L’immagine in alto ritrae un maniero fascinoso che si erge nel parmense del quale avevo preannunciato di occuparmi.

Il Castello di Torrechiara è sito nel Comune di Langhirano a 18 km da Parma.

Costruito tra il 1448 e il 1460 dal Magnifico Pier Maria Rossi ebbe, come tante altre fortificazioni, una funzione difensiva, attestata da tre cerchia di mura e da quattro torri angolari.

La destinazione residenziale è provata dalla ricchezza degli affreschi a ‘grottesche’ di Cesare Baglione, pittore che operò nel Rinascimento, imparando l’arte nella bottega paterna; là venne indirizzato come stile verso la quadratura operando, per lo più a Parma e Roma.  

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Straordinaria la “Camera d’Oro”, attribuita a Benedetto Bembo, per celebrare, ad un tempo, la delicata storia d’amore tra Pier Maria e Bianca Pellegrini e la potenza del casato attraverso la raffigurazione di tutti i castelli del feudo. 

La definizione “d’Oro” risiede nelle formelle di terracotta che decorano le quattro pareti fino all’altezza delle lunette: in passato erano ricoperte da una lamina d’oro.
Per approfondimenti rimando qui.

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