“Bummuli” e “quartare”

Mantengo fede alla promessa e dedico ben volentieri questo post a due care persone: entrambe han indovinato.

Si tratta proprio di “bummuli” e “quartare“. 

Dedico a Pietro e a Silvia questo apporto.

I mestieri artigianali che han resistito al trascorrere del tempo, in Sicilia , nascono da un connubio fra tradizioni, saperi e culture diverse tramandatesi nel tempo.
Molto diffusa nel Valdemone, in provincia di Messina, è stata ed è ancora la produzione di utensili di terracotta.
Patti, S. Stefano di Camastra, Naso, Polizzi, Riposto e Collesano son tra i centri dove è rimasta viva questa tradizione.

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Protagonista, qua come altrove, è l’argilla.
La vanta il territorio di Patti ( per posizione geografica, storia, popolazione e indotto economico-turistico è uno dei maggiori centri della fascia tirrenica messinese, ndr); l’argilla viene estratta dalle cave locali.
Sin da epoche preistoriche  il materiale viene lavorato.

Lo attestano numerosi reperti in cotto ritrovati nei quartieri romani dell’antica Tindari e nella villa romana di Patti Marina.
Quest’ultima, in passato, assurse a centro di maggiore produzione ceramica della zona nord-orientale della Sicilia, vantando una quantità stupefacente di manufatti prodotti negli “stazzi” ( insediamento rurale tipico anche della Sardegna, ndr) della Marina.

Là esistevano ampie aree per stendere “le crete” in attesa della cottura.
I lavoratori del settore eran chiamati “pignatari” ed operavano nelle fornaci pattesi.

Erano soprattutto oggetti di uso comune ad essere creati. Lo testimonia una preziosa collezione di circa 650 pezzi di vasellame pattese del ‘700, ‘800 e primi del novecento, custodita presso la villa Pisani di Patti Marina, sede della biblioteca comunale.
Erano le originali e panciute “burnìe”, utilizzate per le conserve ad uso domestico delle quali Patti aveva l’esclusiva. Mi son cercata la parola ed ho scoperto che viene conosciuta in 
arabo come burníya, in catalano come albúrnia o búrnia ed in persiano come barni.

BURNIA antico contenitore

Burnìe

Dalle fornaci e dal lavoro delle mani uscivano anche i “cugni” a forma cilindrica per la conservazione del pesce salato, e poi le “cannate” o brocche per il vino e per l’acqua e i “bummuli” che la penna di Camilleri ha fatto diventare universali.
Una menzione a parte la merita la “pignata” che anche qui in Campania è chiamata allo stesso modo.

Tale fama assunse questa produzione che venne coniato un proverbio:”avi a essiri di Patti la pignata pi fari la minestra sapurita” , ossia “deve essere creata Patti la pentola per avere una minestra saporita”.

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Antica pignata 

7 thoughts on ““Bummuli” e “quartare”

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