Monte Pruno, quando le pietre parlano

vecchia_strada_lucana

Un tema che mi è particolarmente caro è legato a “La Trazzera degli stranieri” che passava nell’antichità a qualche chilometro da Sacco (Sa).
Fino agli inizi del 1900 era caduta nell’oblìo. Poi grazie al lavoro delle zappe e dei contadini, lentamente, la terra ha restituito un lacerto di storia perduto.
Questa vicenda intrigante può cominciare con il classico “C’era una volta”..
C’era una volta, appunto, un sito eretto dai lucani e posto a 890 metri s.l.m su di un pianoro; il luogo, Monte Pruno, rimase un’area misteriosa, relegata per secoli nell’oblio a causa della inaccessibilità di una regione come il Cilento che può riservare a tutt’oggi diverse sorprese.

Estremo sperone sud-occidentale della catena degli Alburni, fino agli anni ’20 del secolo scorso, Monte Pruno era appena una località abbastanza brulla, un balcone affacciato sulla vallata sottostante, articolata tra colline e perdita d’occhio, macchiate dal vistoso giallo delle ginestre durante le estati.

Il sito , che domina l’Alta Valle del Calore salernitano, era frequentato solo da contadini e pastori con le greggi.
Ma dal febbraio del 1926 il volto dell’area inizia a cambiare: in località Collina-Pruno, Piano del Bove vengono rinvenuti elmi greci.

Chapeau, si saran detti gli studiosi. E l’attenzione degli archeologici venne debitamente attizzata.
Bene.

Se ne dedusse che, data la posizione geografica, il luogo era stato stazione di traffico alla quale si accedeva mediante il “Passo del Ritorno” o “Tuorno”.
Per inciso, ancora oggi la località è nota in dialetto come “Valetuorno”.
L’ipotesi prendeva solidità dall’ esistenza di una strada che lambiva il pianoro, una via, per un lungo tratto selciata, che conduceva al Vallo di Diano.

Paestum era così collegata alla Basilicata ed oltre.

Ad attestarne la realtà sono gli stessi contadini che, ancora nel secolo scorso, rinvenivano pietre di selce e se ne servivano per la costruzione di casette e muri a secco.

Scaglie di storia sono divenute altra storia in una sorta di passaparola dell’antico materiale per una staffetta tra passato, presente e futuro.

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