S.Maria de Insula

Isola-45
Dedico a Chiara Lorenzetti, come promesso, questo post relativo ad una bella località calabra che mi ha ospitato una estate di qualche anno fa.
Nell’immagine, in tutto il suo splendore, eccovi Sancta Maria de insula de Tropea, di matrice basiliana per parte di madre e di padre.

La posizione dominante e il mare di un azzurro accecante regalano a questo luogo sacro un appeal da diva hollywoddiana.

Mi piacque già alla prima occhiata, come può credere chi tra voi ha il culto della bellezza.
Qualche parola, tuttavia, la devo spendere per presentare la chiesa.
Pensate che fu pertinenza della Badia di Montecassino come risulta da una iscrizione sulla sua porta di bronzo fusa ( annata 1066) : Sancta Maria de Tropea cum omnibus pertinentiis suis“.
Un’antica quanto verosimile tradizione detta la sua origine.
Parliamo del tempo dell’iconoclastia scatenata dai timori di Leone l’Isaurico, Imperatore d’Oriente che non era un brutto soggetto, ma doveva pur  trovare il “colpevole” delle calamità che affliggevano i suoi domini e scelse i monaci basiliani e l’adorazione delle immagini religiose, ma il discorso si fa lungo..
Ebbene, a Tropea giunse una nave in prossimità dell’isola. Su di essa una statua della Madonna..madonnaisola

Fatti i rifornimenti, la nave se ne ripartì, ma la icona rimase sulla riva.

E ora cosa si fa? Dove si colloca l’ illustre ospite? Questo dovettero chiedersi le autorità religiose e civili.

Pensa che ti ripensa, trovarono un luogo, forse l’unico adatto, una grotta dello scoglio.

La scelta fu infelice: la statua era alta rispetto alla grotta e così, senza pensarci troppo comandarono di segare i piedi della Madonna. 

E qui sta il bello.

Tradunt che al primo colpo di sega le braccia del falegname si paralizzarono e le autorità caddero morte.

Beccate questa!

stampa tropea.jpg

Tropea dipinta dal Pacichelli (1703)

Ma la Madonna ci tenne a dare anche il suo volto di mamma, dopo tali manifestazioni tragiche e sconcertanti. La tradizione cristiana, del resto, la vuole dispensatrice di grazie e di miracoli, tanto è vero che ancora oggi una piccola edicola segnala la pietra dei miracoli: i calabresi umili e fedeli, fino a pochi anni fà salivano in ginocchio la scalinata. Da allora, sullo scoglio venne costruito prima un tempietto e, poi, la chiesa come la vediamo ora.

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