Chi patisce capisce

Da “Il Corriere” copio solo il titolo:”Terremoto. Scossa più violenta dal 1980. Quanta energia deve ancora uscire? Impossibile saperlo”.

Un piccolo sunto per chi non sapesse.

Il “nostro” terremoto tra poco compie 36 anni il 23 del mese prossimo. Causò circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti.

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Teora (Av)

Io lo ricordo benissimo.

Come ben rammento, la paura, l’angoscia dei mesi che seguirono, quando dormivamo vestiti…e con i figli piccoli; il mio calzolaio che raccontava della distesa di bare che aveva visto nel suo paese nell’avellinese.

La forte scossa pareva interminabile: durò circa 90 secondi.

L’ ipocentro di circa 30 chilometri di profondità, quindi maggiore di questo sisma, e colpì un’area di 17.000 km², ossia un territorio che si estendeva dall’Irpinia al Vulture, posta a cavallo delle province di Avellino, Salerno e Potenza.

Da noi si dice “chi patisce capisce” e io so che vuol dire una simile angoscia, sebbene la nostra casa non si lesionò..

 

La potenza del sangue

La mestizia di queste ore imporrebbe il silenzio..

Solo la poesia può levare la voce, solo lei.

La lirica di Dora sulla quale ho montato immagini scelte da me rimanda al sangue…alla potenza che sa innescare anche la solidarietà, la vicinanza accorata, il pensiero commosso.

Dedico questo lavoro agli sfollati, a chi vive ore nell’angoscia e nel terrore, a chi ha perso casa e speranza. A chi non vede nè presente, nè passato, nè futuro…

La mia commossa vicinanza

Esprimo tutta la mia solidarietà verso tutte le persone colpite da questo sisma disastroso.
La mia commossa vicinanza nei confronti delle popolazioni spaventate, che han perso tutto, che dormiranno alla meglio, che han visto crollare casa e la chiesa dove i bambini andavano a catechismo. Molti non s’erano ancora ripresi dal sisma precedente.
Solidarietà per chi non vede più nè presente nè passato nè futuro.

Lo han paragonato al nostro del 1980: le bare nell’avellinese non si contavano..era una massa sterminata.

Il “Codex Rotundus”

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L’oggetto del post precedente, qui fotografato chiuso, è un libro di Ore, uno di quei “ninnoli” religiosi imprescindibili nelle comunità religiose e nelle famiglie abbienti che potevano sostenere l’onere di acquistarne un esemplare.
In dettaglio questo si chiama, come si può intuire, “Codex Rotundus” ed è stato redatto nel 1480 in latino e in francese..
Non se ne conosce l’autore, ma riporta ben 266 pagine con 30 dipinti.
Si conosce il luogo di redazione, Bruges.
Al momento è conservato nella Biblioteca della Cattedrale di Hildesheim in Germania. In barba ai suoi nove centimetri di diametro è riccamente illustrato per scandire le ore liturgiche ricorrenti nei diversi momenti dell’anno.

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