Il giocattolo e il suo Museo

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Domani è il turno dei giocattoli e di un Museo nel Cilento, a Massicelle per la precisione, dove ogni oggetto infantile ha patria da “la carruzzella” pugliese al “furrianughe” sardo, fino alla ‘naca e allo “sciuttapanni ” cilentani ed al “ratsche” austriaco.
Son nomi diversi, lingue diverse per un comune denominatore, ossia il giocattolo, raccolto da un Ente che, nato piccolo, sta crescendo da diversi anni.

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La nuova frontiera del Rijksmuseum

Dall’archeologo Alessandro Valenzano ho scoperto quanto di stupefacente ha creato il Rijksmuseum in Olanda, ente prestigioso.

La volontà di pubblicizzarla non s’è fatta attendere.

Per inciso, ci andrei anche solo per godere ( mai verbo è stato più appropriato!) delle opere di Rembrandt e di Vermeer come The Milkmaid.download

Ora il più famoso museo di Amsterdam offre a chiunque la possibilità di registrarsi gratuitamente e crearsi un account interno nella sezione Rijks Studio.

Dopo aver effettuato il login si può avere accesso al vastissimo database di immagini in alta definizione del museo olandese.

A tutti gli effetti un nuovo mondo, tutto da esplorare.

Ma c’è di più: se ci si iscrive alla newsletter, sarà inviata periodicamente una email con le ultime collezioni create dagli utenti, dalle quali in molti casi si scopre l’esistenza di opere che prima non si conoscevano. Un’esplorazione continua.

La mia Luce d’artista

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Salerno è ormai meta turistica per via anche di “Luci d’artista”, manifestazione che colora, soprattutto “by night”, la mia città natale di suggestive visioni illuminate, sgargianti per cromatismi e forme.
In questi giorni, spesso assolati, una passeggiata sul mare era d’obbligo.
Vi lascio la foto della mia Luce d’artista, contando di aggiornare quanto prima.

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In stand by

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Non c’è meriggio o nuvola che tenga quando hai un pupetto di 5 mesi che non vedi da oltre due settimane…

Mi mancano tanto il suo sorriso senza denti, quelle manine dalle dita lunghe, lo sguardo imbambolato, i suoi tentativi di parola.

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Come ogni bambino lui racchiude l’innocenza che abbiamo perduta insieme al candore.
Ogni giorno ho chiesto ai genitori una sua nuova foto.
Ogni sera mi rivedo i 3 o 4 video che gli ho creato.
Vado via.

Vado a godermi l’unica gioia autentica della mia vita. Buon fine settimana a tutti!

Ben arrivate in tavola Marche

Siamo un grande paese quando ci ricordiamo la solidarietà in quanto valore inscritto nel nostro Dna.
Evidenzio la richiesta dei produttori che lavorano nelle zone terremotate.
Non vogliono beneficenza, ma avere la possibilità di riprendere il lavoro!!
Nel post che leggerete è inserito il link per acquistare prodotti marchigiani.
Io l’ho fatto 10 minuti fa nel mio piccolo.
Vogliamo aiutare le aziende, soprattutto le più penalizzate dal sisma?

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Per me, devo dire la verità, è oramai una consuetudine averle in tavola, da marchigiana DOC mi è impossibile rinunciare ai prodotti della mia terra, e da che vivo a Milano, ogni viaggio di ritorno da Petritoli prevede, e di fatto vede, la borsa con la quale mi riporto su qualche prelibatezza. L’ultima sporta carica è stata lo scorso fine settimana, tornando al Nord domenica 13 novembre avevo con me anche delle olive all’ascolana , maccheroncini di Campofilone , farina per polenta macinata a pietra a grana grossa, mistrà…giusto quelle due cosucce che rimettono anima e fisico a posto! Ma questa volta la solita scorta da viaggio che durasse il tempo di un altra discesa verso casa e magari consumata in compagnia degli amici non bastava.

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La strage di Pentidattilo

Colonia calcidese nel 640 a.C., il borgo fantasma ai piedi dell’Aspromonte che sorge arroccato sulla rupe del Monte Calvario, prende il nome dalla forma che richiama quella di una ciclopica mano con cinque dita, e da cui deriva il nome: penta + daktylos = cinque dita.

Fu centro economico anche se non si crede, ma è celebre per il fattaccio che vi si consumò la notte del 16 Aprile 1686.

In quella notte nei fastosi saloni del suo Castello si consumò una tragedia, affidando tristemente alla leggenda quei luoghi un tempo testimoni e protagonisti di magnificenza e splendore.

La passione di due innamorati ne fu responsabile, c’est sans dire ?

Lui, il nobile Bernardino Abenavoli di Montebello era, ahimè, furiosamente innamorato di lei, ovvero della Marchesina Antonietta Alberti, sorella di Lorenzo, signore di Pentidattilo.

Ma l’amore non poteva durare: la bella amata infatti era stata destinata al figlio del Viceré di Spagna. Questo scatenò una folle reazione nello spasimante. Accecato dalla passione, organizza una squadra di Bravacci, comprando la complicità del servitore del Palazzo, Giuseppe Scrufari.

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Nella notte del 16 Aprile 1686 la masnada irrompe e fa strage. Il signore di Pentidattili ne fa per primo le spese: Don Lorenzo pugnalato nel letto, il fratellino di 9 anni sbattuto contro le rocce. Altre 16 persone vennero uccise brutalmente. Il passionale Bernardino rapisce Antonietta e, qualche giorno dopo la sposa.

La reazione non si fede attendere. Una squadra armata inviata da Reggio raggiunge il paese e i arresta e decapitati i componenti della sanguinosa spedizione.

Il matrimonio venne reso nullo. Le teste degli assassini resteranno a lungo esposte sui merli del castello.

Bernardino non tornerà mai più e morirà in combattimento.

Il paese in punta di tacco

Esorcizzo le nauseanti e inutili chiacchiere delle arene sul referendum con il mistero..

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Chiesa dei SS. Pietro e Paolo

Vi è mai capitato di sentir parlare di Pentedattilo sulla punta dello stivale in provincia di Reggio Calabria? E’ uno dei tanti paesi fantasmi della nostra Penisola.

Me lo ha fatto conoscere uno dei tanti scatti  si un calabrese “doc”, Saverio Corigliano

Il borgo fantasma si anima ogni estate con il festival itinerante Paleariza, importante evento della cultura grecanica nel panorama internazionale. Inoltre ospita tra agosto e settembre il Pentedattilo Film Festival, festival internazionale di cortometraggi.

Presto vi parlerò un pochino del paese.

Storia e gioielli di Farfa

In epoche come la nostra rivolgersi all’arte e alla bellezza può avere ricadute sull’umore, provato da scandali, referendum ( sigh!)e affini.

Eccovi un video sull’Abbazia della Sabina.

Voluta da un santo siriano, Farfa venne distrutta dai longobardi, riedificata da un savoiardo in seguito ad una visione ed, in ultimo, resa ricca, prima dalle donazioni longobarde, infine da Carlo Magno in persona che la dotò finanche di una nave commerciale esente da dazio nei porti dell’Impero carolingio.
Un crocevia di potere la benedettina Farfa.

Sorta in una località non molto distante da Roma e da Montecassino, crebbe secondo le stesse modalità della S.S. Trinità di Cava dè Tirreni (Sa).
Risalente al 705, fu riedificata in seguito alla visione della Vergine laddove si ergevano le rovine di un antico insediamento eremitico. Molto presto principi e duchi longobardi la potenziarono attraverso larghe donazioni. Alcuni di essi vi entrarono come monaci.
Quando nel IX secolo Carlo Magno eleva il monastero alla dignità di abbazia imperiale, privilegio conservato anche nei secoli successivi, Farfa erige i pilastri della sua identità futura che la trasformerà in un piccolo Stato autonomo tra il dominio papale e lo stato longobardo. E se l’impero avrebbe assicurato ai religiosi sostegno economico, non sarebbe mancata loro l’immunità dal controllo pontificio.
Il suo interno celebra l’arte dal Medioevo al Barocco con una basilica a tre navate, divise da due filari di eleganti colonne joniche, un soffitto ligneo ad effetto,un pavimento cosmatesco, le decorazioni a grottesche , un Giudizio Universale, ossia una grande olio fiammingo su muro al quale non manca nulla, una veneratissima Madonna bizantina dell’XI secolo, un sarcofago romano del II/ III secolo, rinvenuto appena nel 1961, e serbato nella cripta carolingia.

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Ma al di là di tutta questa sua ostentata ricchezza storica e politica, Farfa serba un oggetto minimalista che condensa magnificamente la sua anima articolata tra decadenza e rinascita, un cofanetto in avorio, opera di un’ officina amalfitana.

Si tratta di un prisma rettangolare, in pratica, sormontato da un coperchio a piramide tronca, che è stato ospitato nel Museo Diocesano cittadino.

Del cofanetto eburneo conosciamo data di nascita, luogo e committenza. Voluto da Maurone, ricco mercante amalfitano appartenente alla stirpe dei “Comites” Maurone, fu finanziato come gran parte delle porte di bronzo bizantine esistenti in Italia :Amalfi (1057), Montecassino (1066), San Paolo Fuori le Mura a Roma (1070), Monte Sant’Angelo (1076).
Un mecenatismo oggi sconosciuto, che ci interroga in un’ epoca di individualismo esasperato com’è la odierna. Talmente istoriata da rappresentare, da sola, l’intero ciclo della Salvezza, la magnifica cassetta eburnea di Farfa narra l’abilità dell’artigianato di Amalfi e una munificenza oggi ignota ed alla quale miriamo.