Ricordo Pier Paolo

Il 2 novembre del 1975 moriva drammaticamente Pier Paolo Pasolini..

Lascio, per commemorarlo, parte di una sua lunga riflessione che è ancora attuale.

Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole. E ciò che il potere vuole è completamente arbitrario o dettato da sua necessità di carattere economica, che sfugge alle logiche razionali. Io detesto soprattutto il potere di oggi.p_p_pasolini
Ognuno oggi ha il potere che subisce, è un potere che manipola i corpi in una maniera orribile e che non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o Hitler. Manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore istituendo dei nuovi valori che sono valori alienanti e falsi.
I valori del consumo, che compiono quello che Marx chiama: “un genocidio delle culture viventi”.
Sono caduti dei valori e sono stati sostituiti con altri valori sono caduti dei modelli di comportamento e sono stati sostituiti con altri modelli di comportamento. Questa sostituzione, non è stata voluta dalla gente, dal basso, ma sono stati imposti dagli illustri del sistema nazionale.

Volevano che gli italiani consumassero in un certo modo e un certo tipo di merce e per consumarlo dovevano realizzare un altro modello umano.
Il regime, è un regime democratico, però quella acculturazione, quella omologazione che il fascismo non è riuscito assolutamente a ottenere, il potere di oggi, il potere della società di consumi è riuscito a ottenere perfettamente, distruggendo le varie realtà particolari.
E questa cosa è avvenuta talmente rapidamente che noi non ce ne siamo resi conto. È stata una specie di incubo in cui abbiam visto l’italia intorno a noi distruggersi, sparire e adesso risvegliandoci forse da quest’incubo e guardandoci intorno, ci accorgiamo che non c’è più niente da fare.
L’uomo è sempre stato conformista. La caratteristica principale dell’uomo è quella di conformarsi a qualsiasi tipo di potere o di qualità di vita trovi nascendo. Forse più principalmente l’uomo è narciso, ribelle e ama molto la propria identità ma è la società che lo rende conformista e lui ha chinato la testa una volta per tutte agli obblighi della società.
Io mi rendo ben conto che se le cose continuano così l’uomo si meccanizzerà talmente tanto, diventerà così antipatico e odioso, che, queste libertà qui, se ne andranno completamente perdute.

10 thoughts on “Ricordo Pier Paolo

      • Rispondo di “pancia”. Un effetto simile a quello della lettura di “Lettere luterane” me lo diede Gomorra di Saviano. Con questo non voglio equiparare assolutamente Saviano a Pasolini… ci mancherebbe altro. Se dovessimo premiare il coraggio di qualcuno ai nostri giorni, per quel libro, in Italia, direi lui.

        Ovviamente in Pasolini c’era anche un’ampia veduta politica, sociale, culturale, che affondava anche nella psicanalisi, e nell’economia. In questo credo che purtroppo non si abbia un pari. C’era in PPP anche un talento indubbio, coltivato anche attraverso la filologia e da essa anche plasmato. Pertanto difficile trovare personaggi alla sua altezza (nonostante i suoi lati d’ombra che comunque non vanno trascurati), sia perchè ne nascono di rado, sia perchè “il brodo” in cui sono (siamo) cresciute le generazioni successive, non era lo stesso di quello in cui crebbe lui (ed in questo c’è il realizzarsi di una sua previsione). Scusa per il “papiro” e per il finale un pò pessimista.

        • Il tuo intervento mi è piaciuto: amo il confronto.
          Mi conosci da poco e forse non lo hai ancora capito.
          Son molto astiosa verso chi lascia fugaci “mi piace” che leccano un apporto e non vi immergono nemmeno il dito del piede.
          La parola “brodo” mi è piaciuta particolarmente: ci hanno ( o tentano di immergerci) immersi in un brodo di mediocritas
          Chi ha propria testa deve usarla sennò facciamo la fine davvero degli States…
          Ma noi non abbiamo “alibi”: il poderoso passato multiculturale e multietnico dovrebbe garantirci per il presente e il futuro…

  1. Purtroppo nonostante il nostro passato abbiamo preso più di una volta delle scorciatoie che nella storia dei nostri ultimi 150 anni, non ci hanno fatto onore, anzi. Siamo purtroppo un paese senza memoria, ed in questo, il Risorgimento “tradito” e mai (ri)analizzato e digerito appieno (cosa che da un lato fa comodo a chi il Risorgimento lo “vinse” e da un lato a chi nel Risorgimento “tradito” ne cerca un’ autossoluzione per la sua inerzia rispetto alle dinamiche della Storia) agisce come un punto di black out (scusa l’anglicismo).

    Un sussulto per la revisione storico/sociale d’Italia si è avuto con pochissime menti/personaggi. In questi commenti che ci stiamo scambiando emergono ineluttabilmente Tomasi (e Visconti per riflesso) e per ultimo o penultimo, forse Pasolini.

    Un anno fa, lessi però da parte di un intellettuale “non propriamente organico a varie cricche”, che la visione di Pasolini nei primi anni ’70, fu sicuramente una delle poche foto lucide su quegli anni, ma che rimanere ancorati a quegli scritti, nel mondo di oggi, vuol dire fare un esercizio di maniera, pur se importante dal punto di vista storiografico.

    Per concludere circolarmente il tutto, credo che i fenomeni Brexit e Trump, così come quelli della deindustrializzazione dell’Italia ( e del suo simbolo, nella città vincitrice del Risorgimento), vadano lette in un tutt’uno, ma che stavolta, non è più sufficiente la denuncia. La storia chiede a tutti di trovare una risposta e una soluzione, che non potrà sicuramente essere ancora una volta per noi e per tutti, la scorciatoia.

    Scusa ancora una volta il papiro.

    • Non solo il Risorgimento fa comodo tenerlo in penombra e rimandarne la “digestione” quasi di soppiatto ( ma si può considerare una rimozione dovuta al fatto che fu guerra civile?)…
      La questione della morte di Nievo dove la mettiamo?
      Sai quali ipotesi si son formulate, vero?
      Proprio due gg fa ho letto un bel pezzo su “Focus” a firma di Furio Cappelli che cita ( il suo articolo si intitola “Le due Italie”, ndr) lo storico inglese David Abulafia.
      Credo si rifacesse al saggio dello stesso: “Le due Italie. Relazioni economiche fra il Regno normanno di Sicilia e i comuni settentrionali” con l’introduzione di Galasso.
      Tanto di cappello.
      In dettaglio, secondo lo studioso inglese la “questione meridionale” ( si è innescata) risale all’età dei Comuni, quando il meridione aveva un punto di forza nella sovrabbondanza di prodotti che venivano venduti al Nord.
      Non te la faccio lunga.
      Abulafia vede in questi elementi dei fattori di sfruttamento coloniale che saltarono ,poi, quando si inserirono le rotte atlantiche e il baricentro dei commerci si spostò Oltreoceano.
      In quanto alla lucidità analitica di PPP credo sia dogma di fede.

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